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20 Maggio 2026
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Meloni-Modi, non solo “Melodi”: nasce l’asse indo-mediterraneo

(Adnkronos) - Dalla diretta speciale Adnkronos sulla visita del premier indiano Narendra Modi a Roma, il cui video è disponibile su questa pagina, emerge il salto di qualità nelle relazioni tra Italia e India: il nuovo Partenariato Strategico Speciale, l’obiettivo di portare l’interscambio a 20 miliardi di euro entro il 2029, il ruolo dell’Imec, la cooperazione industriale nella difesa, l’AI umano-centrica, i minerali critici, la sicurezza marittima e l’Anno della Cultura e del Turismo Italia-India nel 2027.  

 

 

La visita di Narendra Modi a Roma segna un passaggio politico nuovo nei rapporti tra Italia e India. Non solo un bilaterale tra capi di governo, ma la formalizzazione di una fase più ambiziosa del rapporto tra Roma e Nuova Delhi, elevato a Partenariato Strategico Speciale. È questo il quadro al centro della diretta speciale organizzata dall’Adnkronos, condotta da Giorgio Rutelli, con ospiti in studio e in collegamento dall’India. 

I temi della giornata sono quelli che definiscono oggi la nuova agenda italo-indiana: la storicità della visita, il settimo incontro in tre anni tra Giorgia Meloni e Narendra Modi, il Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029, l’obiettivo dei 20 miliardi di euro di interscambio entro il 2029, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor, cioè l’Imec, la cooperazione nella difesa e nella cantieristica, la cybersicurezza, i minerali critici, l’innovazione, la space economy, l’AI umano-centrica, il trasporto marittimo, la libertà di navigazione e la cornice geopolitica che lega Mediterraneo, Golfo, Indo-Pacifico e Africa. 

Nelle dichiarazioni da Villa Pamphili, Meloni ha definito quella di oggi una giornata "storica", spiegando che le relazioni tra Italia e India compiono "un ulteriore salto di qualità". La presidente del Consiglio ha indicato l’obiettivo di far crescere l’interscambio commerciale fino a 20 miliardi di euro dagli attuali 14 entro il 2029, anche sfruttando il potenziale dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India. 

Al centro, ha spiegato Meloni, c’è la complementarietà tra "la dimensione, le infrastrutture digitali, il dinamismo innovativo indiano" e "la forza industriale italiana, l’eccellenza manifatturiera, la capacità di integrazione tecnologica". Una complementarietà che apre, secondo la premier, opportunità di business, investimenti, occupazione di qualità e collaborazione industriale. 

Modi ha parlato di un rapporto che non si limita all’agenda diplomatica, ma riflette "la profondità della storia", "la visione del futuro" e "il conforto che dà l’amicizia". Il premier indiano ha ricordato che il Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029 offre un quadro pratico e orientato al futuro, sottolineando la presenza in India di oltre 800 aziende italiane e la possibilità di unire il design e la precisione italiani con la scala produttiva, il talento e l’ecosistema innovativo indiano. 

Uno dei dossier più rilevanti è l’Imec, il corridoio economico tra India, Medio Oriente ed Europa. Per Francesco Maria Talò, Inviato Speciale dell’Italia per il Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa, già consigliere diplomatico della Presidente del Consiglio, ambasciatore alla Nato e in Israele, la visita di Modi rappresenta "il consolidamento di una visione comune", quella dell’Indo-Mediterraneo. 

Talò ha spiegato che l’Imec non va letto soltanto come un insieme di infrastrutture, ma come uno strumento per tradurre in pratica un’esigenza strategica: diversificare rotte, interlocutori e collegamenti. In un contesto segnato dalle tensioni in Medio Oriente, dai rischi nello Stretto di Hormuz e dalla fragilità delle catene di approvvigionamento, l’Imec diventa per l’Italia e per l’India un modo per costruire ridondanza, flessibilità e sicurezza. 

"Imec è più necessario che mai", ha detto Talò, ma deve essere interpretato come "una rete piuttosto che un corridoio". Non una singola rotta vulnerabile, dunque, ma un sistema di connessioni tra Paesi affidabili, capace di garantire continuità anche in caso di crisi. 

La difesa è l’altro grande capitolo della visita. Meloni ha indicato la cooperazione militare e industriale come uno degli ambiti su cui Italia e India stanno lavorando "molto e bene". Modi ha aggiunto che la collaborazione tra le forze armate e tra le industrie della difesa dei due Paesi è il segno della fiducia reciproca, ricordando che la roadmap industriale nel settore prepara la strada a co-sviluppo e co-produzione. 

Swasti Rao, Professoressa di Studi Strategici e di Sicurezza alla O.P. Jindal Global University, dove coordina il programma di M.A. in India Studies, specializzata in sicurezza dell’Indo-Pacifico, politica estera indiana e dinamiche del Golfo Persico, ha sottolineato che la cooperazione nella difesa tra Italia e India è rimasta a lungo sottoutilizzata rispetto ad altri partner europei come Francia e Germania, anche a causa di esperienze negative del passato. 

Secondo Rao, però, quella fase è ormai alle spalle. La revoca delle restrizioni indiane su Leonardo e Augusta Westland ha aperto una stagione nuova, nella quale gruppi come Leonardo e Fincantieri, insieme a imprese specializzate in guerra elettronica, radar e intelligence signals, possono rafforzare la propria presenza nel mercato indiano. Per Rao, il memorandum tra Leonardo e Adani Defence and Aerospace per sviluppare, produrre e sostenere un ecosistema integrato di elicotteri in India è particolarmente significativo perché si inserisce nella logica del Make in India e della localizzazione produttiva. 

Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente della Commissione per le Politiche dell’Unione Europea del Senato, già ministro degli Affari Esteri e ambasciatore a Washington e alle Nazioni Unite, ha definito il vertice "straordinario", soprattutto per la sua trasparenza e per l’idea di amicizia e realismo che emerge dalle relazioni tra Italia e India. 

Per Terzi, il rapporto tra i due Paesi poggia su un principio valoriale: il lavoro comune per far avanzare tecnologia, sicurezza, società, regolazione e diritti. L’immagine della visita serale di Meloni e Modi al Colosseo diventa, nella sua lettura, il simbolo di una relazione che unisce civiltà millenarie, spiritualità, senso dell’umanità e capacità di costruire percorsi condivisi. 

Terzi ha accolto con favore l’annuncio dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-India nel 2027, ricordando la propria esperienza nell’organizzazione di iniziative analoghe per la cultura italiana negli Stati Uniti. Per l’ex ministro, eventi di questo tipo possono diventare strumenti di rilancio, anche attraverso percorsi museali e manifestazioni capaci di far conoscere meglio la cultura indiana in Italia e quella italiana in India. 

Sul piano economico, Terzi ha sottolineato il valore dell’accordo di libero scambio tra Ue e India, arrivato dopo una lunga impasse. A suo giudizio, la svolta è stata resa possibile da una nuova volontà politica europea e dalla stabilità del governo indiano. Il rapporto con l’India, ha aggiunto, si fonda su reciprocità, rispetto degli accordi internazionali e fiducia, elementi essenziali anche per lo sviluppo dell’AI e delle tecnologie strategiche. 

Vas Shenoy, Chief Representative per l’Italia della Indian Chamber of Commerce, esperto di relazioni India-Europa, ha letto la visita anche attraverso la dimensione comunicativa e simbolica del rapporto tra Meloni e Modi. A partire dal riferimento alle caramelle Melody, diventate in India un simbolo popolare della sintonia personale tra i due leader. 

Secondo Shenoy, Melody non è soltanto un gioco di parole social, ma un oggetto della memoria collettiva indiana: una caramella storica, associata all’infanzia e alla fase precedente alla liberalizzazione economica. Il fatto che questo elemento sia entrato nella comunicazione tra i due leader conferma, per Shenoy, la profondità del traino popolare del rapporto. 

Ma il dato politico è ancora più rilevante. L’editoriale firmato da Meloni e Modi sul Corriere della Sera e sul Times of India è, secondo Shenoy, una "dichiarazione di intenti personali" con cui i due premier "mettono la faccia" su un rapporto bilaterale cruciale per la sicurezza e per la fiducia commerciale tra i due Paesi. La visita, ha ricordato, è la prima bilaterale di Modi in Italia dopo 12 anni, mentre le precedenti presenze erano legate a formati multilaterali come G20 e G7. 

Per Shenoy, Italia e India stanno lavorando alla costruzione di un vero "corridoio indo-mediterraneo", in un momento segnato da instabilità in Medio Oriente, problemi a Hormuz, tensioni negli stretti e dinamiche dell’Indo-Pacifico. 

Nella parte conclusiva della diretta, Shenoy ha allargato il ragionamento alla posizione internazionale dell’India. Nuova Delhi, ha spiegato, non vuole che i Brics diventino una piattaforma anti-occidentale, secondo l’impostazione più vicina a Cina e Russia, ma intende mantenerli come uno strumento di riforma del sistema globale e multilaterale. 

Il riferimento è alla capacità indiana di gestire un formato nel quale siedono insieme Paesi come Iran ed Emirati Arabi Uniti, in un momento di forte tensione in Asia occidentale. Per Shenoy, la responsabilità dell’India è oggi ancora più grande perché il Paese si trova al centro dell’Indo-Pacifico, del rapporto con gli Stati Uniti, del formato Quad e della competizione con la Cina. 

L’India, ha detto Shenoy, è una democrazia responsabile di "un sesto dell’umanità" e vive una forma di "strategic autonomy" che non va confusa con il vecchio non allineamento. Nuova Delhi mantiene rapporti con più attori, ma lo fa da potenza democratica, interessata alla stabilità dell’Indo-Pacifico e alla riforma dell’ordine globale. 

In collegamento dall’India, Swasti Rao ha insistito sul fattore politico e personale. La differenza tra la visita italiana di Modi e le altre tappe europee del premier indiano, ha spiegato, sta nella "chimica" tra i due leader. La relazione tra India e Italia, almeno negli ultimi anni, è stata trasformata dalla volontà politica e dal rapporto personale tra Meloni e Modi. 

Secondo Rao, questa chimica è il vero "game changer" del rapporto bilaterale. Da lì discendono gli sviluppi commerciali, la crescita della cooperazione nella difesa, il rafforzamento dell’industria italiana in India e il dossier della connettività. La "strategic Melody", come è stata definita durante la diretta, diventa dunque un fattore politico reale, non solo comunicativo. 

Anil Trigunayat, già Ambasciatore dell’India in Giordania, Libia e Malta, con oltre tre decenni di carriera diplomatica tra Washington, Mosca e il Medio Oriente, Distinguished Fellow e responsabile del West Asia Experts Group presso la Vivekananda International Foundation, ha richiamato l’attenzione sul tassello più delicato dell’Imec: il Medio Oriente, o West Asia. 

Per Trigunayat, l’India ha bisogno di reti multiple di connettività e comunicazione, ma la domanda decisiva è come proteggerle dal rischio di unilateralismo, competizione tra grandi potenze e destabilizzazione regionale. Il Medio Oriente, ha spiegato, ha per l’India un’importanza "esistenziale": circa 10 milioni di cittadini indiani vivono nella regione e la loro sicurezza è una priorità assoluta per Nuova Delhi. 

Il diplomatico ha sottolineato la centralità della libertà di navigazione, che non può valere soltanto in alcune aree geografiche e non in altre. In un mondo segnato da conflitti, disruption delle catene di fornitura e competizione tecnologica, rapporti come quello tra India e Italia acquistano, secondo Trigunayat, un significato strategico crescente. 

La diretta Adnkronos ha restituito l’immagine di una relazione che non è più soltanto bilaterale. Italia e India si muovono dentro un arco geopolitico più ampio, che collega Mediterraneo, Golfo, Mar Rosso, Oceano Indiano e Indo-Pacifico. In questo spazio, commercio, difesa, energia, AI, minerali critici, porti, mare e sicurezza diventano dossier interconnessi. 

La visita di Modi a Roma, il rapporto personale con Meloni, il Partenariato Strategico Speciale, l’Imec e il Piano d’Azione 2025-2029 indicano la volontà di costruire una piattaforma stabile, industriale e politica, capace di unire due grandi democrazie in una fase di ridefinizione degli equilibri globali. 

 

 

 

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