Crevalcore, il ricordo che non si spegne: 21 anni dalla strage ferroviaria di Bolognina
Ventuno anni dopo, Crevalcore torna a fermarsi per ricordare. Mercoledì mattina la comunità renderà omaggio alle 17 vittime del disastro ferroviario di Bolognina, avvenuto il 7 gennaio 2005 nella pianura bolognese, una tragedia che segnò per sempre il territorio e lasciò un dolore profondo, condiviso.
Il ricordo si aprirà con una messa di suffragio nella chiesa di Sammartini, celebrata dal parroco don Francesco Scimè, e proseguirà con la deposizione di corone di fiori al cippo dedicato alle vittime e al Memoriale sorto sul luogo esatto dell’incidente, inaugurato un anno fa. Un gesto semplice e solenne, per non dimenticare.
Alla commemorazione parteciperanno, tra gli altri, l’assessora regionale alla Mobilità e ai Trasporti Irene Priolo, la consigliera metropolitana Sara Accorsi e il sindaco di Crevalcore Marco Martelli.
La tragedia si consumò alle 12.53, avvolta da una fitta nebbia. Un treno interregionale proveniente da Verona e un convoglio merci carico di putrelle d’acciaio, diretto da Roma, si scontrarono frontalmente nei pressi della stazione di Bolognina, lungo la linea Bologna–Verona allora a binario unico. Diciassette persone persero la vita, tra cui entrambi i macchinisti, e circa ottanta rimasero ferite.
Secondo l’accusa, l’incidente fu causato dall’errore di un macchinista che superò un segnale rosso, in assenza del sistema Scmt, il dispositivo automatico che arresta il treno in caso di mancato rispetto dei segnali. Il processo si concluse nel 2011 con l’assoluzione di dieci dirigenti delle Ferrovie, senza ricorso in appello. Nel frattempo, la vecchia linea è stata trasformata nella Ciclovia del Sole e il tracciato ferroviario Bologna–Verona è stato raddoppiato.
«Crevalcore continua a ricordare e ad onorare le vittime di questo tragico incidente – sottolinea il sindaco Martelli –. Ogni anno è un momento doloroso per tutti noi. Il nostro desiderio è stringerci ai familiari di chi non c’è più, ma anche rinnovare un impegno che nasce da quel giorno di gennaio del 2005: lavorare ogni giorno per una mobilità più sicura, sostenibile e intermodale, fatta di treni e biciclette, perché tragedie così non debbano più ripetersi».
LE VITTIME DEL MODENESE
La strage ferroviaria della Bolognina di Crevalcore, avvenuta il 7 gennaio 2005, non colpì solo un territorio, ma ferì profondamente un’intera area della Bassa modenese. Tra le 17 vittime di quel drammatico scontro frontale tra treni, alcune erano originarie di Mirandola, San Felice sul Panaro e Finale Emilia, comuni che ancora oggi custodiscono un ricordo vivo e doloroso di quella giornata segnata dalla nebbia e dal silenzio improvviso.
Da Finale Emilia persero la vita Claudia Baraldini, 36 anni, e Diana Baraldini, 30 anni, due sorelle legate alla comunità locale; insieme a loro Donatello Zoboli, 32 anni, stimato concittadino.
Dalla Bassa modenese modenese arrivarono anche le tragiche notizie per Daniel Burali, 21 anni, di Mirandola, e per Anna Martini, 30 anni, di San Martino Spino, frazione di Mirandola, mentre Andrea Sancini, 32 anni, professore del Liceo Pico di Mirandola, e Francesco Scaramuzzino, 32 anni, capostazione di San Felice sul Panaro, rappresentavano con la loro presenza e il loro impegno civico il volto giovane e laborioso del territorio. SulPanaro | News
Erano uomini e donne che ogni giorno si spostavano per lavoro, per dovere o per necessità, vite normali spezzate in pochi istanti lungo una linea ferroviaria che attraversava la pianura. Le loro comunità si ritrovarono unite nel lutto, nei funerali affollati, nelle bandiere a mezz’asta e in un dolore condiviso che superava i confini comunali.
A distanza di ventuno anni, Mirandola, San Felice e Finale Emilia continuano a ricordare quei concittadini con rispetto e partecipazione, stringendosi idealmente alle famiglie che non hanno mai smesso di fare i conti con un’assenza impossibile da colmare. Il loro ricordo resta inciso nella memoria collettiva come monito e come impegno: perché la sicurezza non sia mai data per scontata e perché dietro ogni numero restino sempre i volti, le storie e le vite di chi non è tornato a casa.
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