Commosso e partecipato il ricordo nei vent’anni dalla Strage ferroviaria di Crevalcore – LA CRONACA
Di Antonella Cardone
Commosso e partecipato il ricordo nei vent'anni dalla Strage ferroviaria di Crevalcore che si è tenuto martedì 7 gennaio 2025: sui luoghi della strage nel bolognese decine di persone sono arrivate anche da lontano, per rendere omaggio alle vittime della tragedia che ha cambiato per sempre il mondo ferroviario italiano.
E' una data molto sentita anche nella Bassa Modenese. Infatti, tra le 17 vittime ci furono Claudia Baraldini, 36 anni e Diana Baraldini, 30 anni entrambe di Finale Emilia, Daniel Burali, 21 anni di Mirandola, Anna Martini, 30 anni di San Martino Spino, frazione di Mirandola, Andrea Sancini, 32 anni professore del Liceo Pico di Mirandola, Francesco Scaramuzzino, 32 anni capostazione di San Felice, Donatello Zoboli, 32 anni avvocato e assessore di Finale Emilia. In rappresentanza del nostro territorio oggi alla commemorazione c'erano quasi tutti i sindaci: Marco Poletti di Finale Emilia, Michele Goldoni di San Felice sul Panaro, Alberto Calciolari di Medolla, Maurizia Rebecchi di Ravarino (che all'epoca insegnava in un una scuola a Mirandola), Tiziana Baccolini di Nonantola mentre il Comune di Mirandola ha mandato in rappresentanza il presidente del Consiglio Comunale Antonio Tirabassi (cliccando qui, le video interviste ai sindaci).
L'incidente
Come vent'anni anche oggi c'è molto freddo qui nella Bassa, ma c'è la pioggerellina invece del nebbione che tanta parte ebbe nel provocare l'incidente, il drammatico schianto tra un treno merci e un treno passeggeri che viaggiavano tutti e due su unico binario, in direzioni opposte. Non c'erano le dotazioni di sicurezza che sono arrivate solo successivamente. Lo scontro causò la morte di 17 persone, tra cui i due macchinisti, e il ferimento di altre 80.
Tutti hanno dei ricordi di quel giorno: i giornalisti accorsi da Bologna nella lontana zona di campagna, arrivati appena la notizia si diffuse e andati via solo a notte fonda, i soccorritori che ricordano le difficoltà a vederci qualcosa, prima col nebbione poi col buio del pomeriggio calato velocemente come qui sa calare, i sindaci che si trovarono davanti l'inimmaginabile. La scena è ancora sotto gli occhi di tutti: una carrozza schizzata verso l'alto che pende perpendicolare al resto del treno, le carrozze divelte, le altre incredibilmente rimaste al loro posto. E il silenzio, l'incredibile silenzio che c'era quel giorno: la nebbia aveva attutito lo schianto, avvenuto in una zona troppo isolata in cui - comunque - non ci sarebbero state orecchie a sentirlo.
Nella fotogallery, le immagini del giorno della tragedia (l'articolo prosegue dopo la fotogallery)
La cerimonia del ventennale
Vent'anni dopo la cerimonia di ricordo non è di prammatica, ma è sentita e partecipata. Ci sono rappresentanze civili, militari e religiose tra cui Ferrovie dello Stato, Prefettura e Questura. Anche il motoclub di Crevalcore si è mobilitato: la loro associazione ha preso in gestione il vecchio bar della stazione Bolognina, e sono loro che si occupano di tenere pulita e ordinata l'area, in particolare l'aiuola dove è piantata una piccola croce in memoria della strage. Oggi offrono caffè e dolce a tutti, col freddo che c'è, gentilezza davvero apprezzata.
Mentre in chiesa a Crevalcore sta terminando la Messa in suffragio delle Vittime officiata da Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo metropolita di Bologna (in foto), che ha voluto venire qui di persona, per lanciare - con un'omelia che ha toccato il cuore di tutti - un monito sulla necessità della memoria e la necessità della sicurezza sul lavoro, arriva un folto gruppo di toscani. Sono i parenti delle vittime della Strage di Viareggio. Nel 2009 lo svio di un treno merci provocò il danneggiamento di una cisterna contenente GPL, la cui fuoriuscita innescò un'esplosione e un successivo incendio che coinvolse la stazione di Viareggio e le case circostanti nel raggio di centinaio di metri, causando in totale 32 morti e un centinaio di feriti. Loro raccontano che portano Crevalcore nel cuore, perchè fu solo grazie a come finì il processo sull'accertamento dei fatti bolognesi che sono riusciti ad avere un po' di giustizia condannando nel processo toscano anche i vertici della compagnia di treni.
Già, perchè a Crevalcore la vicenda giudiziaria si è conclusa con l'archiviazione delle posizioni dei vertici di Rfi, indicando le cause della tragedia nell'errore umano dei ferrovieri alla guida del treno passeggeri, i quali non rispettarono le prescrizioni imposte dai segnali ferroviari disposti correttamente come da regolamento in vigore. I familiari delle vittime hanno criticato duramente la sentenza.
Nel video, l'intervista alla presidente del comitato vittime strage di Viareggio (l'articolo prosegue dopo il video)
La rabbia e la memoria
"Non dobbiamo dimenticare le vittime, ce lo chiedono i loro familiari e le persone che lottano per la sicurezza sui luoghi di lavoro", ha commentato il sindaco della Città metropolitana di Bologna, Matteo Lepore. "La strage è avvenuta per una situazione che purtroppo si ripete costantemente nel nostro Paese sulle ferrovie, incidenti e morti per mancanza di sicurezza. Bologna è stata troppo colpita in questi decenni".
"Se le condizioni di sicurezza non ci sono bisogna intervenire rapidamente e i controlli debbono identificare le mancanze", ha aggiunto Zuppi, sottolineando l'importanza della prevenzione: "Non possiamo solo reagire, dobbiamo anticipare sempre la scelta migliore, la più saggia".
"Non si può ricondurre la responsabilità di quello che avvenne al macchinista del treno - ha detto il sindaco di Crevalcore, Marco Martelli, in sintonia con associazioni e sindacati che hanno promosso un presidio - Quel giorno la visibilità era nulla, era impossibile vedere quel semaforo". Grazie al sindaco di Crevalcore, "che insieme ai sindaci del territorio lavora per non disperdere la memoria", dall'assessora regionale a Trasporti e Ambiente, Irene Priolo.
Il dolore di Finale Emilia
Commosso il ricordo del primo cittadino di Finale Emilia, Marco Poletti, che ha rievocato in particolare il giovane avvocato Donatello Zoboli: entrambi erano assessori in Giunta a Finale, in quel periodo. Zoboli morì a Bolognina con la moglie e la cognata, Claudia e Diana Baraldini. I tre giovani erano partiti in treno per andare a Roma. "Tutta la comunità fu colpita drammaticamente dal fatto, perché - ricorda il sindaco - in quella famiglia erano molto conosciuti e apprezzati, Donatello era un giovane emergente, neoavvocato, sportivo, stava costruendo la professione e l'impegno politico. Finale Emilia è stata una città colpita drammaticamente".
L'intervista al sindaco di Finale Emilia (l'articolo prosegue dopo il video)
La commozione di San Felice sul Panaro per il suo giovane capostazione
Grande partecipazione ha suscitato anche la storia della vittima di San Felice sul Panaro, il capostazione della nostra piccola stazione dei treni Francesco Scaramuzzino che aveva finito il turno e stava tornando a casa. Era stato appena promosso e si era appena trasferito con la giovane moglie a Renazzo, quel giorno non doveva essere di turno: gli è stato fatale il favore a un collega. La donna, Elisabetta di Lullo, oggi lo ricorda così (nel video, la nostra intervista, l'articolo prosegue dopo il video)
Il nuovo memoriale
Dopo la breve cerimonia presso il Parco "7 gennaio 2005" alla Bolognina di Crevalcore, dove si erge la stele coi nomi delle 17 vittime (nella foto a sinistra), la commemorazione si è spostata sul luogo dell'incidente, dove è stato eretto un nuovo Monumento, fatto con una reliquia trovata effettuando gli scavi per la Ciclovia del Sole, che passa poco distante. Si tratta di un pezzo originale di uno dei treni dell'incidente, ovvero un respingente che era stato scagliato lontano dopo lo schianto.
Con un lapide ("Qui, dove il tempo si è fermato, c'è scritto) e un Qr Code che porta a un sito sulla storia dell'incidente, ora c'è un nuovo luogo di memoria per questa tragedia non ancora dimenticata.
Nella fotogallery, la scopertura del nuovo monumento in ricordo delle vittime della strage di Crevalcore
FRANCESCO SCARAMUZZINO, manovratore nato a Locri l'8 gennaio '67. È morto alla vigilia del suo 38esimo compleanno dopo essere stato da poco promosso capostazione. Lavorava a San Felice sul Panaro e stava tornando a casa, a Renazzo di Cento (Ferrara), dove aveva comprato un appartamento e si era appena trasferito con la moglie da S.Giovanni in Persiceto (Bologna).
DONATELLO ZOBOLI, 32 anni, di Finale Emilia. Assessore allo Sport del Comune di Finale, era entrato in giunta un anno fa come indipendente. Appassionato di calcio, aveva giocato nella primavera del Modena. È morto insieme alla moglie Diana Baraldini, sposata due anni fa, e alla cognata con le quali era salito alla stazione di San Felice sul Panaro poco prima dello scontro. Tutti e tre erano diretti a Roma al battesimo di un piccolo parente. Avvocato civilista prestato alla politica, lavorava nello studio legale dello zio, ex sindaco di Finale. Lascia il padre Ulisse e la madre Rita, che come il figlio aveva ricoperto la carica di assessore.
DIANA BARALDINI, 30 anni, moglie di Zoboli e titolare di un negozio di fiori a Finale Emilia. Lascia la madre vedova, che a Roma stava aspettando di riabbracciare lei e la sorella Claudia.
CLAUDIA BARALDINI, 36 anni, sorella maggiore di Diana Baraldini. Sposata e madre di due bambini di 7 e 10 anni, viveva con la famiglia a Massa Finalese. È stata identificata attraverso la fotografia di un tatuaggio mostrata al marito all'obitorio della Certosa di Bologna dove sono stati composti i resti.
DANIEL BURIALI, nato a Città del Messico il 15 gennaio del 1984. Il giovane, che avrebbe compiuto 21 anni fra una settimana, era partito da Mirandola (Modena), dove risiedono i genitori che hanno effettuato il riconoscimento.
ANDREA SANCINI, avrebbe compiuto 32 anni. Professore in un liceo di Mirandola, era nato a Bologna. Era sul treno perchè faceva il pendolare tra il bolognese, dove abitava, e la cittadina dove insegnava.
PAOLO CINTI, 49 anni, bolognese, capotreno sull'interregionale.
ALBERTO MICH, di Trento, 50 anni. Lascia una madre molto anziana.
BRUNO NADALI, nato a Mantova il 4 dicembre 1954 e residente nel mantovano. Era residente a Cereso di Virgilio, in provincia di Mantova.
BANCA BAIRAM, 26 anni, rumena, sposata e madre di quattro figli. Era salita sull' interregionale per chiedere l'elemosina, come faceva regolarmente due volte la settimana, per mandare i soldi ai quattro figli rimasti in patria. Abitava a Bologna con il marito e altri parenti in un vecchio stabile delle Fs occupato da un gruppo di immigrati e ribattezzato 'Ferrohotel'. Sul treno insieme a lei c'era una parente di 29 anni, madre di sei figli, che è rimasta ferita. Poco prima dello scontro, il controllore le aveva sorprese senza biglietto e aveva ingiunto alle due donne di scendere alla stazione successiva, dove però non sono mai arrivate.
MARIO SANTI, 45 anni, bolognese, consulente d' azienda che viaggiava spesso in treno per lavoro.
ANNA MARTINI, psicologa, 30 anni, di S.Martino Spino, frazione di Mirandola (Modena). In tirocinio professionale all' ospedale Sant' Orsola di Bologna, era salita a Mirandola sul treno per Bologna. Il padre della ragazza era morto un anno prima, la madre gestisce un negozio di alimentari.
CIRO CUCCINIELLO, 43 anni, nato a Torino residente a Novara, uno dei due macchinisti del treno merci carico di putrelle, saliti a Bologna per dare il cambio ai colleghi per proseguire il viaggio del cargo proveniente dalla Sicilia. Erano entrambi in servizio al compartimento ferroviario di Milano.
EQUIZIO ABATE, 47 anni, nato a S. Martino Valle Caudina (Avellino), abitava a Sesto San Giovanni, dove si era trasferito molto giovane. Sposato con Francesca Compare dal 1987, in ferrovia da 18 anni, lascia tre figli, un ragazzo di di 14 anni, una ragazzina di 12 e una bambina di 5.
MATTEO SETTE, 27 anni, figlio dell'avvocato Luigi Sette, residente con la famiglia nel quartiere Valdonega di Verona. Aveva avvisato la fidanzata con un sms che era riuscito a prendere proprio l'interregionale Verona-Bologna. I genitori sono stati colti dalla notizia in viaggio per Lourdes.
MAURO BUSSOLARI, 52 anni, nato e residente a S.Giovanni in Persiceto (Bologna), uno dei cinque Comuni delle Terre d'Acqua intorno a Crevalcore. Identificato dalla moglie, risulta che lavorasse a Verona da dove stata rientrando a casa.
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