Punto nascita Mirandola, desolazione e amarezza nel day after l’annuncio shock della chiusura
Di Antonella Cardone
Desolazione, amarezza, tanti interrogativi che restano aperti. E' questo quello che si percepisce all'ospedale di Mirandola il day after l'annuncio shock: il Punto nascita chiude senza una data di riapertura. Va in pensione l'ennesimo ginecologo, e ne restano solo due: troppi pochi per garantire il servizio.
L'annuncio dell'Ausl ha colto di sorpresa tutti, ma non ha trovato impreparati gli operatori. Si sapeva che il 20 dicembre, come l'anno scorso, il servizio nascite sarebbe stato chiuso per le vacanza. Ma se l'anno scorso c'era una data di riapertura, stavolta non c'è.
E' per questo che nei corridoio di ostetricia non c'è nessuno. Mancano i papà nervosi, le mamme stanche che hanno appena partorito, le puerpere appesantite che contano le contrazioni, i sorrisi delle ostetriche, i vezzeggiamenti delle operatrici sanitarie. L'aria indaffarata e festosa che c'è nel reparto più bello dell'ospedale Mirandola non c'è più.
Già, senza il suo unico reparto dove la vita fa il suo esordio ora il nosocomio di Mirandola è l'ospedale dove la vita si rappezza, o si accompagna a essere spenta: il clima è diverso. C'è silenzio, grigio, area plumbea.
Restano gli echi dei vagiti degli ultimi nati qui a Mirandola: un bambino e una bambina, i loro fiocchi rosa e azzurro sono ancora appesi alla porta del reparto. Poco distante, l'albero di Natale che ha come decorazioni le palle coi nomi di tutti i piccoli e le piccole mirandolesi che hanno visto luce nel 2022: Emma, Asia, Leo, Iacopo... sono tante, riempiono tutto un abete.
Fuori imperversa il caos della politica: tutti i partiti si dissociano dall'accaduto. Chi in Emilia sta all'opposizione punta il dito contro la Regione, il Pd prende le distanze dall'Ausl, tutti chiedono che il Punto nascita venga riaperto. Quelli di Forza Italia ai comunicati hanno aggiunto una scritta a chiare lettere all'ingresso dell'ospedale: "Chiude il Punto nascita: vergogna".
In ospedale gli operatori degli altri reparti hanno le bocche cucite: nessuno parla coi giornalisti a microfono aperto. Ma a garanzia di anonimato accordata raccontano dello stato di preoccupazione del futuro e proprio di generale confusione che c'è tra loro.
Nessuno sapeva della chiusura, decisa davvero all'ultimo momento. Nessuno è stato messo a parte delle novità operative, se è cambiato qualcosa oppure no. Non c'è stata una assemblea, una riunione sindacale, un confronto: un pezzo dell'ospedale va via da un momento all'altro, senza nessuna spiegazione ai lavoratori. Peggio che nel più distopico dei film.
- Ospedale di Mirandola
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