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23 Maggio 2026
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Alice Neri e l’assassino, spietato killer, predone nella notte

Un killer lucido, esperto, un predone. Si chiarirebbero i contorni dell'omicidio di Alice neri, la giovane mamma di Ravarino uscita da casa giovedì 17 per un aperitivo e trovata cadavere l'indomani nel bagagliaio della sua auto carbonizzata a Fossa di Concordia. Sarebbe stato un 29enne il suo killer,Mohamed G., un tunisino irregolare sul territorio italiano, con un decreto di espulsione a suo carico, che viveva a Vallalta, poco distante dal luogo del ritrovamento. I due non si conoscevano. Di lui non si hanno tracce dal giorno dopo l'assassinio, ora si troverebbe all'estero e Procura e forze dell'ordine stanno facendo di tutto per rintracciarlo. Nelle ultime ore l’abitazione del 29enne è stata perquisita ed è stato informato l’avvocato difensore d’ufficio Roberta Vicini. Le ipotesi di reato a carico dell’uomo sarebbero di omicidio volontario e distruzione di cadavere.

La ricostruzione

Dopo due settimane di incessanti e puntuali indagini condotte dalla pm Claudia Natalini, gli inquirenti hanno scoperto che la sera del delitto il giovane era nello stesso bar dove Alice era andata a prendere un aperitivo con il suo collega. L'ipotesi è che l'abbia puntata lì, e appena ha capito che la ragazza sarebbe rimasta da sola avrebbe architettato il suo piano criminale. Cosa abbia fatto esattamente, non si sa, ma la ricostruzione che vede conciliare i tempi e le immagini delle telecamere sulla strada sarebbe questa. Mentre Alice è nel locale, il 29enne avrebbe scassinato la portiera dell'auto e si sarebbe seduto dietro, appostato al buio in attesa della preda. Alle 2 e 30 quando Alice saluta il collega, questi va via, lei resta sola ed entra nella sua macchina. Una volta dentro, il killer si sarebbe palesato, probabilmente ha un coltello o cocci di bottiglia. Sorprende la ragazza e la minaccerebbe: "Parti". Questo spiegherebbe perché Alice è partita dal bar dieci minuti dopo avere salutato il collega.  Cosa aveva in mente l'uomo? Voleva derubarla? Voleva stuprarla? Aveva già deciso che l'avrebbe ammazzata? Continuiamo con le ipotesi.

Il delitto, l'ipotesi di come è andata

Lasciato il parcheggio del bar, della macchina di Alice si sono perse le tracce davanti a un caseificio, dove la telecamera aziendale ne ha immortalato il passaggio alle 2.40 del mattino. Non si vede chi la guida. Potrebbe essere Alice o il killer, nè si vede se in auto sono in due o da soli. Alice, insomma, potrebbe essere già morta. Magari il killer l'ha uccisa subito, nel parcheggio del bar. Oppure no. Oppure sono in due, Alice è ancora viva quando l'auto arriva in un posto isolato. "Fermati qui!", avrebbe ordinato l'assassino. Alice è inerme, terrorizzata, vorrebbe solo che tutto finisse, vorrebbe tornare a casa. Non sapremo forse mai cosa è accaduto esattamente una volta che i due sono rimasti soli, al buio. Lui l'ha violentata? L'ha torturata? L'ha costretta all'orrore? Lei muore. Subito o dopo tante ore, il momento esatto non si conosce.

L'incendio e la fuga

Alice è morta. Il killer  - che sia il 29enne o un altro, in questa ipotesi non è importante - è lucidissimo, sa cosa si fa in questi casi. Prima cosa, far sparire le prove. Seconda cosa, scomparire. Nasconde il corpo della povera Alice nel bagagliaio, poi nasconde bene l'auto. Oppure la lascia lì, in quel campo isolato a Fossa, e nessuno ci ha fatto caso. Si deve procurare della benzina per dare fuoco alla macchina, ci mette un po', probabilmente va a rubarla in qualche azienda agricola della zona, visto che i distributori che sono lì attorno dicono di non avere riempito nessuna tanica in quei giorni. Poi torna con la tanica piena a Fossa. Adesso sono i Vigili del fuoco a dettare i tempi: intervenuti alle ore 21, dopo che un passante ha visto il fumo, hanno valutato che l'auto se la stava mangiando il fuoco da almeno tre ore. Nel pomeriggio di venerdì quindi, appena ha fatto buio il killer è tornato a Fossa, ha dato fuoco con estrema accuratezza e professionalità alla macchina: in poche ore è tutto distrutto. L'uomo ora deve scomparire. Trova un passaggio o prende un autobus o un treno, sa che deve fuggire. E fugge. Se è davvero stato il 29enne, non ha niente da perdere: non ha lavoro, non ha legami, non ha affetti qui.

Il bottino

All'incendio è scampato poco. Quindi non sappiamo se il killer ha con sé il portafoglio e i soldi di Alice, se aveva rubato il suo cellulare. Probabilmente sì. Ci ha curiosato morbosamente, ha buttato già quando il marito ha cominciato a telefonare in cerca della moglie e con estrema maestria è riuscito a disinnescare i pericoli di individuazione. Disconnette la localizzazione, blocca le chiamate. Probabilmente ha resettato completamente il cellulare, forse gli serviva, forse lo usa ancora.

I precedenti

I profiler che in questi giorni hanno commentato il caso di Alice Neri lo avevano detto. E' un assassino adulto, esperto, che si muove agevolmente e lucidamente. Probabilmente ha precedenti penali. Del 29enne iscritto nel registro degli indagati sappiamo al momento che è destinatario di un provvedimento di espulsione, ma non è automatico che abbia commesso qualche reato per averlo ottenuto, è reato anche solo essere clandestini sul territorio nazionale, in Italia. Fatto sta che il modus operandi  - chiunque esso sia - fa pensare che non fosse la prima volta questa: non se ne accorge nessuno che ha preso di mira Alice, coglie di sorpresa la donna, nasconde per quasi 24 ore un cadavere, cancella tutte le prove materiali e le prove informatiche. Senza mai fare un passo falso.  

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