Anche le piccole comunità hanno un’anima: preserviamo l’oratorio di Dogaro
SAN FELICE- C'è una parte della Bassa che si sta svuotando, dove gli esercizi commerciali chiudono e gli abitanti si trasferiscono. Stiamo parlando della frazione di Dogaro e di un manipolo di volontari che ce la sta mettendo tutta per arrestare questo esodo e che cerca di salvare la propria identità culturale e storica.
"Nel comune di San Felice c’è una frazione, la più isolata, che cerca di salvare la propria identità sia culturale che storica- scrive Balboni Dalmazio, il portavoce di questi volontari coraggiosi- Negli scorsi anni, prima del Covid, nella frazione di Dogaro si organizzavano incontri, pranzi, mostre: era possibile incontrare residenti ed ex residenti che nel tempo si erano trasferiti altrove, per motivi di lavoro".
Una piccola frazione, quella di Dogaro, che fino a poco tempo fa aveva tutto il necessario per la sua sussistenza: un cinema, due negozi di alimentari, una gelateria, un forno per il pane, tre bar, una macelleria, le scuole elementari, un ferramenta, due fabbri, due falegnami, un caseificio e un calzolaio. Ma tante attività sono scomparse e il terremoto del 2012 ha cambiato profondamente la configurazione degli edifici presenti.
Durante una riunione, i volontari hanno però individuato uno "dei pochi simboli rimasti nel territorio: un oratorio".

"Un oratorio- scrive Balboni- che nel tempo è stato un centro di aggregazione per gli abitanti ma che purtroppo ha subito notevoli danni dal terremoto del 2012. Ed essendo un edificio privato, non è stato previsto alcun finanziamento pubblico per la ristrutturazione. E' piccolo ma è strutturato in tre navate e questo complica gli interventi, da un primo studio emerge che le opere edilizie sono consistenti: saranno da rifare i tetti, l'intonacatura esterna e interna, la sostituzione delle due porte di accesso , la messa in sicurezza dei muri perimetrali e vari altri piccoli interventi. Tutto questo con dei costi che la proprietà e i volontari non sono in grado di coprire. Alcuni privati e associazioni hanno dato la disponibilità a erogare piccoli finanziamenti, ma non è ancora sufficiente per coprire completamente i costi che si prevedono per il totale restauro dell'edificio.Alcuni professionisti stanno procedendo a stilare un progetto, nei parametri dei beni culturali, per la risistemazione e il ripristino dell’edificio. "La comunità di Dogaro ringrazia anticipatamente questi professionisti (un geometra, un ingegnere civile, un architetto)- scrive Balboni- perché le pratiche e gli studi per i prossimi interventi le forniranno gratuitamente". Sono i piccoli centri a conservare i tesori della cultura rurale e assistere allo "sgretolarsi" di queste realtà dovrebbe rappresentare una grave ferita per tutta la comunità. Per fortuna ci sono anche segnali positivi, come i volontari di Dogano, che cercano di contribuire come possono: perché certe realtà locali vanno assolutamente preservate e non abbandonate.

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