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23 Maggio 2026
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Leone nella Terra dei Fuochi, prima volta di un Papa: “Qui per raccogliere le vostre lacrime”

(Adnkronos) -  “Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”. Il Papa, nella cattedrale di Acerra, spiega le ragioni della sua visita nella Terra dei Fuochi. Si tratta della prima volta di un pontefice, accolto da 12mila fedeli, nelle zone martoriate da roghi, veleni e inquinamento. 

“Sono qui, - dice - però anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza. Così, sapendo di visitarvi alla vigilia di Pentecoste, ho cercato nelle Sacre Scritture una pagina che potesse interpretare e ispirare il vostro cammino. L’ho trovata in una grandiosa visione del profeta Ezechiele, portato dal Signore a fare un’esperienza che per il popolo in esilio dovrà diventare un forte messaggio di risurrezione”. 

“Ringrazio il Signore di potervi incontrare, ritornando in Campania pochi giorni dopo la mia visita al Santuario di Pompei e alla città di Napoli. Sapete che già Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di “Terra dei fuochi”, ma non gli fu possibile. Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra”, le parole del Santo Padre ricordando il predecessere che non potè partire a causa della pandemia. 

“Se oggi ci incontriamo, è per rispondere a questa Parola. E rispondiamo così: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito”. Leone incoraggia la popolazione: "Però, se tu ci interroghi, Potranno queste ossa rivivere?", noi crediamo e diciamo: "Signore Dio, tu lo sai!. Tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto può fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia. Sorelle e fratelli, tutto questo è molto concreto: è una promessa che già diventa realtà”. 

Prevost cita ancora il predecessore: “Papa Francesco, nell’Enciclica Laudato si’, pur denunciando un paradigma di morte, ha chiaramente annunciato il silenzioso irrompere della vita nuova. Dopo avere elencato realtà in cui le persone già ripartono insieme e danno nuova forma alla giustizia sociale e ambientale, scrive: ‘L’autentica umanità, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente . Sarà una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un’ostinata resistenza di ciò che è autentico?’ Carissimi, siate testimoni di questa “ostinata resistenza” che diventa rinascita, là dove il Vangelo illumina e trasforma la vita. Questo ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, in particolare con la Costituzione Gaudium et spes. 

“Il Signore ci fa domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature. Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà”, il mandato del Pontefice. 

“Il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”, il grido di Papa Leone nel suo primo discorso. “ È un grido che chiede conversione!”, dice. 

E ancora: “Anche questa terra anticamente era chiamata Campania felix, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini”, denuncia. “Possiamo immedesimarci nello sconcerto del profeta davanti a quella distesa di ossa inaridite. Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie”, dice Leone scuotendo le coscienze: “Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”. 

“Occorre fidarsi ancora - dice Leone -, ascoltare ancora, credere ancora. Le scelte che avete fatto, il cammino ecclesiale che avete percorso, le piccole e grandi ripartenze con cui avete affrontato il dolore non sono ancora tutto. Se ci si ferma, si torna indietro”. Per il Papa “va scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo”.  

“Soffi lo Spirito dai quattro venti e ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualità dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualità delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore”, ha ricordato Leone. 

"Lo Spirito Santo vi conceda di vedere un 'esercito' di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero”, continua. “In particolare voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura”, il monito.  

 

 

Momento toccante e intenso in cattedrale ad Acerra in occasione dell’incontro tra il Papa e i famigliari di tante persone - tra loro molti bambini - morti a causa dell’inquinamento ambientale. Tra loro c’è chi gli consegna una lettera come ha fatto nei giorni scorsi Marzia Caccioppoli, fondatrice dell’Associazione ‘Noi genitori di tutti’: “Gli chiederemo di non abbandonarci e di ammonire le istituzioni. Dopo quattordici anni di denunce, nulla si è mosso”, aveva spiegato la donna alla vigilia dell’arrivo di Leone. 

Lo sversamento dei rifiuti industriali smaltiti illegalmente da organizzazioni criminali sono la quotidianità. I rifiuti vengono incendiati dando luogo ai roghi tossici, in altri casi vengono intombati nel sottosuolo contaminando terreni agricoli e falde acquifere. Marzia ha perso il suo unico figlio a causa dell’inquinamento e dei veleni presenti nella Terra dei Fuochi. “Avevo solo un figlio - ha detto - non temo più nulla. Gli ultimi accadimenti nella Terra dei Fuochi sono di ieri con nuovi sversamenti di rifiuti. Io dirò al Papa di non abbandonarci e di lanciare appelli alle istituzioni. Tanti bambini continuano a morire, non si può fare finta di nulla”.  

Dieci proposte di interventi ambientali per Acerra: è il documento che i famigliari delle vittime hanno consegnato a papa Leone XIV. "Chiediamo un patto intergenerazionale, una forma di risarcimento ambientale che ci apra la strada ad un futuro migliore. Vogliamo che dalle debolezze del nostro territorio scaturisca una nuova possibilità da costruire assieme e che le ricchezze che abbiamo siano invece tutelate e valorizzate. Santo Padre, vogliamo in sostanza e semplicemente, vivere e vivere bene, tendere alla felicità", si legge nella lettera aperta. 

"Dica di agire, presto ed in maniera concreta ed incisiva. Questa terra non può più aspettare, abbiamo bisogno di coraggio, quello stesso coraggio che in passato è mancato o che si è trasformato in connivenza e crimine. Dica che non vogliamo più essere la Terra dei fuochi, ma dica che solo interventi immediati e strutturali potranno trasformarci in Terra delle possibilità", chiedono al Pontefice i cittadini di Acerra. 

"Troppi sono i figli di questa terra che si ammalano e troppe volte non ce la fanno - denunciano - vengono rilevati ogni anno sforamenti da polveri sottili oltre ogni limite consentito dalla Legge; recenti studi hanno evidenziato presenza in falda di sostanze ritenute altamente pericolose. Santo Padre, tuttavia noi non perdiamo la speranza ed ogni giorno c'è chi continua a lottare per consegnare un domani migliore alla futura umanità. La strada è difficile e troppe volte chi dovrebbe ascoltare il grido di dolore della nostra Terra, si volta dall'altra parte. Non vogliamo e non possiamo rassegnarci, lo dobbiamo a chi si ammala e a chi non c'è più, lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri figli ed alle generazioni che verranno".(dall'inviata Elena Davolio) 

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