Dopo la morte del bambino, l’incrocio della tragedia torna sotto accusa: “Serve intervenire subito”
Una rotonda, un autovelox... ma c'è già il semaforo. Cosa fare dopo che a San Possidonio è deceduto un bambino per incidente stradale? La morte del piccolo Hao Mattia Zhe Hu, avvenuta sabato all’incrocio tra le strade provinciali tra Cavezzo, San Possidonio e Concordia, a 400 metri da casa, riaccende con forza una questione che da tempo preoccupa residenti e amministratori: la pericolosità di quel tratto di strada, teatro da anni di incidenti e velocità fuori controllo.
«Purtroppo il problema di quella strada è un problema da anni», dice con amarezza la sindaca Veronica Morselli.
Un rettilineo dove le auto arrivano a velocità impressionanti: «Partono dall’incrocio e tirano fino a 180-200 chilometri orari, per poi inchiodare al semaforo.
Proprio per affrontare la situazione, era già stato fissato un incontro con la Provincia: giovedì mattina amministrazioni e tecnici saranno sul posto, insieme anche al Comune di Concordia, perché quella strada cade su un confine amministrativo condiviso.
Telecamere sono presenti nella zona e hanno ripreso anche l’incidente - da qui la valutazione che l'auto dei moldavi, il Bmw, viaggiasse ad almeno 180 km/h, in una zona dove il limite è 30 - ma si tratta di dispositivi installati per il controllo dei varchi, non per la velocità.
Uno dei nodi principali riguarda proprio l’impossibilità di usare efficacemente autovelox fissi.
«Il problema degli autovelox è normativo – spiega Morselli – c’è un bug tra omologazione e certificazione».
Anche strumenti già disponibili rischiano di essere inefficaci perché facilmente impugnabili in caso di ricorso. Questo rende complesso adottare misure di controllo realmente deterrenti.
E anche quando l’autovelox è presente, spesso non basta: «La gente frena in prossimità e poi riaccelera. O ne mettiamo uno ogni due metri, oppure serve ripensare la strada».
Per questo, una delle richieste principali del Comune è l’installazione di una rotatoria, soluzione già proposta per altri incroci dove si sono verificati incidenti anche mortali.
Ora, dopo la tragedia che ha colpito una famiglia e un’intera comunità, la pressione perché si intervenga è altissima.
«Non voglio dire che non riusciremo a fare niente, ma nemmeno venire qui solo a promettere», dice la sindaca con realismo e determinazione.
La morte di un bambino di sei anni non può essere archiviata come una fatalità.
San Possidonio chiede risposte. E soprattutto chiede che quell’incrocio non sia più un luogo di morte.
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