19 gennaio 2014 – 19 gennaio 2026: è l’anniversario della alluvione di Bomporto e Bastiglia
Sono passati dodici anni esatti da quel 19 gennaio 2014 che resta una data scolpita nella memoria collettiva delle comunità di Bastiglia e Bomporto e di tutta la Bassa.
L'argine destro del fiume Secchia si sgretolò - all'altezza di San Matteo - inondando Bastiglia, Bomporto, le campagne di San Prospero, Camposanto, Finale Emilia, Medolla e San Felice sul Panaro.
Gli esperti stimarono il volume d’acqua fuoriuscito tra i 36 milioni e i 38 milioni di metri cubi, con un colmo dell’onda di piena superiore ai 400 metri cubi al secondo
Quella domenica d’inverno segnò profondamente un vasto territorio della provincia di Modena, colpito dall’alluvione.
La fuoriuscita dell’acqua avvenne nelle prime ore del mattino e in breve tempo assunse proporzioni imponenti. Un’enorme massa d’acqua si riversò nella pianura circostante, raggiungendo rapidamente i centri abitati e le aree produttive. Bastiglia e Bomporto furono investite in pieno dall’ondata alluvionale, che invase abitazioni, capannoni industriali, aziende agricole e infrastrutture, paralizzando la vita quotidiana di migliaia di persone.
In numerosi punti, sia nei centri urbani sia nelle zone periferiche, il livello dell’acqua raggiunse anche i due metri di altezza. Scantinati, garage e piani terra delle abitazioni vennero sommersi, rendendo necessarie evacuazioni d’urgenza e interventi continui dei soccorsi. Le operazioni di assistenza alla popolazione si svolsero in condizioni difficili, con strade impraticabili e collegamenti interrotti, mentre famiglie intere venivano costrette ad abbandonare le proprie case.
Il bilancio dei danni fu pesantissimo. Le stime complessive parlarono di svariate decine di milioni di euro per quanto riguarda i risarcimenti ai privati riconosciuti dallo Stato, ai quali si aggiunsero i rimborsi erogati dalle compagnie assicurative per coloro che avevano coperture specifiche. Il costo complessivo del disastro per le casse pubbliche arrivò a circa 220 milioni di euro, una cifra ingente, destinata in parte anche alla realizzazione di opere di messa in sicurezza idraulica dei fiumi e dei canali del territorio, con l’obiettivo di ridurre il rischio di eventi analoghi in futuro.
L’alluvione del Secchia rappresentò uno spartiacque per la pianificazione idraulica e per la consapevolezza del rischio sul territorio modenese. Da allora, il tema della manutenzione degli argini, della prevenzione e della gestione delle emergenze è rimasto centrale nel dibattito pubblico e amministrativo, anche alla luce dei cambiamenti climatici e dell’aumento della frequenza di eventi estremi.

Giuseppe Oberdan Salvioli, morto da eroe dell'alluvione
Ma quella giornata non lasciò solo macerie e conti da saldare. Lasciò anche una ferita umana profonda. Tra i volontari impegnati nelle operazioni di soccorso perse la vita Giuseppe Oberdan Salvioli. Il suo nome è indissolubilmente legato a quella tragedia. A dodici anni di distanza, il ricordo di Salvioli resta vivo come simbolo di dedizione, altruismo e senso del dovere. In mezzo all’acqua, al freddo e alla paura, c’era chi non esitò a mettersi al servizio degli altri, fino all’estremo sacrificio. È a lui, e a quel gesto silenzioso ma enorme, che oggi va il pensiero più accorato di una comunità che non dimentica.
https://www.youtube.com/watch?v=ihGj67JqUJM
https://www.youtube.com/watch?v=kEM9WIVcs6A
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