Ma davvero i carpigiani mollano il maxi progetto dell’ospedale e verranno a curarsi a Mirandola?- VIDEO
"Ma davvero i carpigiani mollano il maxi progetto dell'ospedale e verranno a curarsi a Mirandola?". E' la domanda che si fanno tutti al convegno che segna una piccola rivoluzione per la sanità, dove si è tornati a parlare di "Sistema integrato Carpi Mirandola". Il discorso qui nella Bassa fa accapponare la pelle, ma a ben ascoltare pare che sia davvero cambiato qualcosa dopo anni di chiusure, spostamenti, ridimensionamenti dell'ospedale di Mirandola a favore di quello di Carpi.
Anzitutto, perchè le tre parole "Ospedale a Mirandola" nel nuovo Patto ci sono, l'ospedale c'è nei programmi, è previsto nel futuro dei piani sanitari provinciali e nella Bassa stanno già arrivando nuove prospettive. Non era affatto scontato.
Ma il "Sistema Integrato"? Vuol dire che i due ospedali collaborano e si integrano, ma finora l'integrazione che abbiamo visto è stata indirizzata a senso unico, con pazienti, infermieri, apparecchiature, primari che da Mirandola si spostavano a Carpi per non tornare più. Ultimo, il sistema di sterilizzazione che avevano sia Mirandola che Carpi: un doppione, e quale dei due è stato cancellato? Mirandola, ovviamente.
E oggi ,vedere i sindaci della Bassa di ogni colore e orientamento sorridere nella foto di gruppo con i fratelli coltelli di Carpi, bè, ha il sapore di una condanna a morte per Mirandola mentre si avvalla con entusiasmo il nuovo ospedale di Carpi.
La percezione è che sia stato tolto a Mirandola per dare a Carpi nasce dai tempi del terremoto, ed è dura a morire. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata.
E adesso si parla di "Sistema integrato" vero, in questi termini: un ospedale tutto nuovo a Carpi, un ospedale rafforzato a Mirandola che si dividono i compiti, garantiscono a entrambe le loro utenze servizi di base, e poi ognuna ha la sua eccellenza. E via a tutti i doppioni.
Tradotto, a Mirandola oltre ai servizi di base ci sarebbero le eccellenze distrettuali, ad esempio la Pneumologia. E Carpi dovrebbe cedere qualcosa, in un’ottica di complementarietà tra le due strutture che forse davvero può diventare a doppio senso. E se c'è qualcuno che ci perde, in questo disegno della sanità del futuro, è semmai Carpi, che deve ridimensionare il progetto già condiviso di nuovo ospedale (che passa da un investimento di 130 milioni a uno da 50 milioni) per portare a casa un nosocomio che neanche possono ridisegnarsi da soli ma che è da pensare con Mirandola.
In più, si chiede ai cittadini di spostarsi. Quelli della Bassa già lo fanno, fin dal primo vagito, visto che tutte le mamme per partorire devono andare lontano. Ora è il momento dei carpigiani, che se vogliono trovare determinate eccellenze, dovranno prendere la macchina e venire fin qua. La divisione dei compiti e delle mission sarà fatta a tavolino, letteralmente, nella Commissione interdistrettuale dove ci sarà la definizione di dettaglio delle funzioni da attribuire ai due ospedali, coinvolgendo tutti gli attori (professionisti, sindacati, associazioni di volontariato).
Lì si capirà cosa bisogna mettere nel nuovo ospedale carpigiano, che ambulatori attribuire a Mirandola, quante sale operatorie e dove...
Di fatto, un rimescolamento che coinvolgerà, pazienti, operatori, medici, volontari da una parte all'altra del Secchia.
Siamo davvero pronti a tutto questo? E davvero i carpigiani verranno a curarsi a Mirandola? Lo abbiamo chiesto al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, al il direttore generale Ausl Modena, Mattia Altini, al presidente della Conferenza territoriale sociale sanitaria (Ctss), Massimo Mezzetti, ai sindaci di Carpi e Mirandola Riccardo Righi e Letizia Budri, al presidente della Provincia di Modena Fabio Braglia, Luciano Sighinolfi, presidente Comitati consultivi interaziendali, punto di riferimento del mondo del volontariato provinciale.
Il presidente della Regione è quasi entusiasta di questo Patto, che vuole portare a esempio di buon governo in tutta l'Emilia-Romagna, a partire dai Policlinici Universitari che, a suo dire, vanno razionalizzati, basta coi doppioni. Ubi maior, il minor delle terre basse non può che filare liscio. Sentiamo cosa dice De Pascale:
Secondo il direttore generale Ausl Modena, Mattia Altini, nulla può andare storto:
"Bisogna immaginare un area nord integrata e interdipendente in cui i due ospedali danno una risposta integrata ai bisogni: significa che per una cosa si andrà tutti a Mirandola, e per un'altra cosa si andrà tutti a Carpi".
Conferma il sindaco di Carpi Riccardo Righi, alla domanda: "Finora i mirandolesi hanno fatto la propria parte, adesso saranno i carpigiani a muoversi verso Mirandola?
"L'idea è proprio questa, di lavorare grazie anche equipe mediche che ora lavorano solo sul Ramazzini, lavorando anche sul Santa Maria Bianca si possono permettere tante funzioni che oggi li non si fanno, nell'ottica di valorizzare entrambe le strutture.
Gli fa eco la sindaca di Mirandola, Letizia Budri, che ha tanto oggi di cui essere soddisfatta: per la prima volta di Mirandola si parla come qualcosa su cui investire, non da chiudere: dopo il terremoto il Santa Maria Bianca ha perso diversi pezzi rispetto a Carpi (a partire dal punto nascita, oltre ai letti di chirurgia spostati a Carpi e mai più rientrati) e adesso sono previsti ulteriori investimenti per nuove strutture, oltre a quelli già in corso, per esempio quelli che nelle prossime settimane dovrebbero portare alla disponibilità degli attesi 4 letti in terapia semintensiva.
Dopo tanti anni di riorganizzazioni che a volte hanno anche penalizzato l'ospedale di Mirandola e fatto temere per il continuo depotenziamento, se non una lenta chiusura, oggi si sancisce che il Santa Maria Bianca nella rete provinciale rimane strategico e punto di riferimento integrato veramente con Carpi
Un patto di tale portata che sposta i cittadini e i lavoratori da un ospedale all'altro ha bisogno di viabilità adeguata, e quella tra Carpi e la Bassa non lo è. Servirebbero quindi investimenti sulle infrastrutture. Ne abbiamo parlato con presidente della Provincia di Modena Fabio Braglia, che ha spiegato che il tema è all'ordine del giorno e da giugno si vedranno i primi interventi concreti.
Massimo Mezzetti è il presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria dove è stato sottoscritto il Patto. Lo illustra ai nostri microfoni:
Luciano Sighinolfi, presidente Comitati consultivi interaziendali, commenta il patto Carpi Mirandola così: il volontariato farà la sua parte anche stavolta.
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