Sanità, Patto per il Nord: “L’Emilia-Romagna perde colpi, Modena tra le province più penalizzate”
MODENA - “I dati AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), confermano ciò che da tempo denunciamo: la sanità emiliano-romagnola non è più quel modello di efficienza che la Regione ama raccontare, e Modena paga un prezzo altissimo per anni di scelte centralistiche e politiche di facciata”.
Lo dichiarano Riad Ghelfi, segretario provinciale del Patto per il Nord Modena, e Daniele Ori, responsabile organizzativo Patto per il Nord Emilia.
Secondo il nuovo rapporto AGENAS sulle reti tempo-dipendenti, l’Emilia-Romagna scivola nelle parti basse delle classifiche nazionali per la gestione della rete trauma e per i tempi di permanenza nei pronto soccorso. L’indice regionale per la rete trauma è fermo a 0,31, contro una media nazionale di 0,59 e molto lontano dal 0,89 del Veneto, che oggi rappresenta il punto di riferimento.
A Modena la situazione è particolarmente grave: i tassi di mortalità da infarto miocardico acuto a 30 giorni oscillano tra il 6,5% e l’8%, e il rapporto tra automediche e popolazione è di un mezzo ogni 175.000 abitanti, il peggiore della regione.
“Questi numeri parlano chiaro – prosegue Ghelfi –. Il sistema sanitario regionale, gestito per decenni dal centrosinistra, sta mostrando tutte le sue falle. I pronto soccorso sono al collasso, il personale medico e infermieristico è allo stremo, e le aree periferiche vengono abbandonate a sé stesse. È l’effetto di un modello che accentra, promette efficienza ma taglia sui servizi reali ai cittadini”.
Il Patto per il Nord Modena chiede un riequilibrio territoriale immediato nella distribuzione dei mezzi di soccorso e delle risorse sanitarie, nonché un piano straordinario per la rete d’emergenza nelle aree montane e periurbane, dove i tempi di intervento e di trasporto verso gli ospedali HUB restano insostenibili.
“Oggi la Regione deve avere il coraggio di cambiare rotta – conclude Daniele Ori –. Servono scelte concrete, non annunci. Federalismo sanitario, autonomia locale e responsabilità territoriale devono tornare al centro. Perché la salute non può dipendere dal codice postale di chi chiama il 118”.
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