Rifondazione Comunista dice “no” al fotovoltaico nell’ex area militare di Portovecchio a San Martino Spino
MIRANDOLA - Rifondazione Comunista sostiene la petizione promossa dal Comitato Salviamo Portovecchio, volta a ottenere la rimozione dell’ex area militare di Portovecchio, a San Martino Spino di Mirandola, dal bando di gara «Energia 5.0», pubblicato dalla società Difesa Servizi il 4 giugno 2025.
Il bando prevede la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico a terra su un’area di 25 ettari situata in un contesto di altissimo valore ambientale, storico e paesaggistico, arrecando danni irreversibili non solo alla città di Mirandola ma all’intera Bassa modenese. La stessa area di PortoVecchio, opportunamente recuperata, darebbe ulteriore valore alle valli mirandolesi, una delle sue aree più pregiate della Bassa Modenese che, anche grazie allo sviluppo della Ciclovia del Sole, ha grandi prospettive di crescita.
"Riteniamo che l’inserimento di PortoVecchio nel bando ministeriale sia una scelta calata dall’alto che calpesta i diritti delle comunità interessate, e sia stata assunta senza tenere conto delle caratteristiche di un’area sottoposta a un vincolo integrale dalla Soprintendenza di Bologna fin dal 2016, a testimonianza del suo valore naturalistico e culturale - scrive la segreteria provinciale di Rifondazione in una nota -".
Rifondazione Comunista invita pertanto la sindaca di Mirandola, il presidente dell'Unione Area Nord e la giunta della Regione Emilia-Romagna a intervenire presso il Ministero della Difesa illustrando le peculiarità dell’area e chiedendo la sua rimozione dal bando, come già avvenuto in Sardegna con l’area di Sant’Ignazio che, a seguito dell'iniziativa delle istituzioni locali è stata rimossa dalla gara.
"Questo è l’ennesimo esempio di come la mancata regolamentazione della produzione energetica da fonti rinnovabili stia favorendo la nascita di grandi impianti a scopo speculativo arrecando danni ai territori e alle comunità. - continua Rifondazione Comunista - Proposte per centinaia di ettari di suolo agricolo della provincia modenese da convertire a produzione energetica sono in fase autorizzativa senza alcun criterio e senza alcun coinvolgimento degli enti locali.
Esistono alternative serie e concrete a questa proliferazione di grandi impianti per la produzione di energia. Come evidenziato dal rapporto Ispra 2024, infatti, si può favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili installando pannelli fotovoltaici sui tetti di stabilimenti industriali e commerciali attivi, nonché su quelli delle abitazioni civili. Promuovendo anche lo sviluppo delle comunità energetiche, si potrebbero raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030, evitando di distruggere ulteriore suolo e territorio.
Non siamo contrari alle energie rinnovabili; siamo invece favorevoli a un approccio basato su progetti seri, pianificati e utili alla collettività, e non finalizzati alla mera speculazione".
Invitiamo tutte e tutti a firmare la petizione per fermare questo progetto dannoso e a sostenere la tutela del nostro patrimonio naturale e storico. Per aderire, cliccate sul link https://www.change.org/p/no-
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