“E’ una prova d’amore, una brava compagna deve farlo”. E la stuprava
MIRANDOLA E DINTORNI - Geloso, manipolatore e violento nel modo più subdolo. Questo il ritratto che emerge dal racconto di una donna che ha denunciato il compagno al Centro antiviolenza che ha sede a Medolla e dà assistenza alle donne vittime di soprusi residenti nella Bassa modenese, nei Comini di Mirandola, Medolla, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Camposanto, San Prospero Concordia e San Possidonio. Nei mesi scorsi, in particolare, il servizio dell’Ucman ha preso in carico Giulia - nome di fantasia, per ragioni di privacy - come vittima di violenza psicologica e sessuale.
Trentenne, residente nella Bassa modenese, Giulia conviveva con il compagno, conducendo una vita apparentemente normale. L’uomo però la criticava ogni giorno per qualunque cosa, manifestando gelosia nei confronti di chiunque, colleghi di lavoro e amiche. Ben presto il compagno di Giulia la isola: dalle amicizie, dalla famiglia, da tutti. E continua a sminuirla e a farla sentire inadeguata in ogni contesto: “Non sei capace di svolgere questa attività, è ovvio che hai problemi sul lavoro, perché non sei in grado di svolgere le tue mansioni” queste le frasi che la giovane si sentiva ripetere di continuo, per tanto tempo. La donna ha riportato che il partner la obbligava anche ad avere rapporti sessuali nonostante lei nel frattempo avesse perso interesse nei suoi confronti a causa dei maltrattamenti che subiva. L’aggressione non era strettamente fisica: il ragazzo faceva leva sul senso di colpa, con frasi come “E’ una prova d’amore, una brava compagna deve farlo”. Nessuna violenza tangibile quindi, per questo il tutto risultava ancora più insidioso, surrettizio, difficile da individuare e quindi da combattere. Quando Giulia gli diceva di voler troncare il rapporto, lui le rinfacciava tutto quello che aveva fatto per lei, dicendo che se lo avesse lasciato lui avrebbe finito di vivere e lei se ne sarebbe pentita. Grazie all’intervento del Centro antiviolenza e delle autorità all’ex fidanzato è stato intimato di mantenere le distanze dalla donna e ad oggi lei è uscita dall’incubo.
Questa è solo una delle tante storie di donne che chiedono soccorso allo sportello dell’Ucman. Va detto che solo nei primi 6 mesi del 2025 le donne prese in carico dal servizio erano 53 e quasi tutte hanno chiesto supporto per aver subito maltrattamenti psicologici, spesso associati ad altri tipi di violenza. Ben 22 sono state accolte per violenza psicologica e fisica, 11 per maltrattamenti esclusivamente psicologici, 4 anche per violenza economica. Cosa significa questo? Che in molti casi il danno è invisibile e per questo, a parere di chi scrive, in un certo senso ancora più pericoloso.
Come dice la stessa coordinatrice del Centro antiviolenza dell’Ucman, Anna Lucia Carpigiani: “Un pugno, un livido, sono più facili da individuare. Quando i maltrattamenti non lasciano tracce, la situazione è più complicata. Proprio per questo l’attenzione deve essere ancora più alta da parte di tutti. Fondamentale agire sull’educazione degli uomini e non solo: perciò riteniamo molto importanti anche gli incontri di sensibilizzazione che organizziamo nelle scuole e nelle aziende locali. Come Centro antiviolenza gestiamo diverse attività, alcune piuttosto impegnative, quindi necessitiamo di supporto specialistico e siamo decisamente disponibili ad accogliere nuove volontarie”. È possibile contattare il Centro antiviolenza scrivendo a sportelloascolto2020@libero.it o telefonando al 370 3068286.
La Bassa modenese fa scuola nell'accoglienza alle donne vittime di violenza
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