SAN FELICE SUL PANARO, FINALE EMILIA, CAMPOSANTO, MIRANDOLA, CONCORDIA, SAN POSSIDONIO, MEDOLLA, CAVEZZO E SAN PROSPERO - La Bassa modenese fa scuola nell'accoglienza alle donne vittime di violenza, e adesso il distretto di Mirandola aggiorna e potenzia la rete di contrasto alla violenza domestica e di genere, con un protocollo operativo che definisce procedure e azioni condivise tra i diversi soggetti che ne sono parte.
Il documento, frutto del lavoro del tavolo tecnico composto da istituzioni e associazioni del territorio, è stato presentato questa mattina presso la sala consiliare del municipio di San Felice sul Panaro. E' stata occasione per fare il punto su un fenomeno di importanza strategica per il benessere sociale, e per far sincronizzare tutti gli operatori che a vario titolo se ne occupano, Quindi forze dell'ordine, servizi sociali, associazioni di volontariato, medici, farmacisti e docenti delle scuole. Mettere assieme tutti è il vero punto di forza della Bassa modenese, e la strategia migliore per aiutare le donne vittime di violenza e i loro figli.
Un lavoro particolarmente importante è quello che si sta facendo nelle scuole. Gli studenti del Luosi di Mirandola hanno raccontato la loro esperienza di condivisione, con un gruppo di ragazzi e ragazze che sono stati formati e poi sono diventati punti di riferimento per la presa di coscienza e la conoscenza della violenza, perché capire cosa è una relazione tossica, ad esempio, non è facile, se ci stai dentro e la vittima sei tu e non te ne accorgi. Oppure, se ci sono dinamiche tossiche in famiglia, magari si pensa che tutte le famiglie fanno cosi ma non è vero, un altro mondo è possibile.
Nella fotogallery, alcune immagini realizzate dagli studenti del Luosi
Poi, aiutare le donne ad avere risposte quando trovano finalmente il coraggio di chiedere aiuto. Già intercettare il bisogno non è cosa ovvia, serve formazione ed educazione all'accoglienza, cosa che si fa da tempo tra le forze dell'ordine e nelle strutture sanitarie. Ascolto, fiducia, aiuto economico ed abitativo: il territorio è attrezzato e i servizi funzionano. A oggi sono 73 le donne prese in carico dal Centro antiviolenza della Bassa, di cui una cinquantina sono italiane. I numeri però sono solo la punta di un iceberg, e il lavoro da fare è ancora tanto.
Nel nostro video, le interviste a Monja Zaniboni, assessora Ucman e sindaca di Camposanto, e ad Anna Maria Carpigiani, responsabile centroantiviolenza Area Nord
L'incontro di questa mattina a San Felice è stato un momento pubblico di informazione e confronto sull’importante tematica, su cui agiscono professionisti e servizi di diversi enti, tra cui l’Azienda USL di Modena, i Servizi sociali dell’Unione dei Comuni modenesi di Area Nord, i Comuni di Finale Emilia e di Mirandola, l’Ufficio di piano distrettuale, il Centro antiviolenza, le Forze dell’Ordine e della Polizia Locale, le Istituzioni scolastiche e le farmacie.
Il continuo confronto nel Tavolo Interistituzionale Distrettuale ha permesso di ampliare e consolidare la rete dei soggetti già esistente nei nove Comuni dell’Area Nord, identificando le singole modalità di intervento e precisando i percorsi di collegamento. Attraverso alcuni incontri, è stato possibile redigere, condividere e validare singole procedure standard di intervento interdisciplinare per le diverse fasi della presa in carico della donna che subisce violenza.
In particolare, le procedure sono state elaborate considerando cinque fasi principali: l’accoglienza della donna e l’eventuale messa in protezione; il percorso di accompagnamento ai vari servizi della rete; il percorso di sostegno e consulenza; il percorso di reinserimento attraverso progetti che favoriscano l’autonomia; la sensibilizzazione e la formazione (con iniziative rivolte sia agli operatori e alle operatrici dei servizi della rete sia ai cittadini, come quella in programma sabato, e in particolar modo alle giovani generazioni, con il coinvolgimento delle scuole).
“Riteniamo che le procedure descritte nel protocollo – spiega Annamaria Ferraresi, Direttrice del Distretto di Mirandola, che interverrà per i saluti iniziali insieme ai rappresentanti delle istituzioni e dell’associazionismo – siano uno strumento in costruzione, aperto a future integrazioni, ampliamento, miglioramento e pronte ad accogliere nuovi attori, per affrontare insieme la complessità che la violenza di genere comporta. La natura del fenomeno fa sì che il modus operandi non possa essere una semplice trasmissione di conoscenze finalizzate alla realizzazione di una rete di servizi, ma debba portare alla condivisione dei saperi e delle metodologie di intervento, nonché all’acquisizione di una mentalità di rispetto tra i generi. Proprio per questo è molto importante il coinvolgimento attivo delle scuole, affinché questa mentalità si possa radicare nelle nuove generazioni”.
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