Il meteorologo Lombroso: “Bisogna comunicare meglio ai cittadini ma con le allerte non si scherza”
"Capisco il disagio e lo smarrimento che possono nascere quando un’allerta sembra esagerata, o quando “alla fine non è successo niente”. Ma se vogliamo davvero parlarne con serietà, occorre chiarire cosa sono – e cosa non sono – le allerte meteo. Premessa una cosa, mi esprimo qua come free lancer, meteorologo AMPRO e divulgatore ambientale, non parlo insomma a nome del sistema di protezione civile. Un’allerta meteo non è una previsione del tempo. È uno strumento di Protezione Civile, basato su previsioni meteorologiche, ma integrato con l’analisi del rischio sul territorio: quanto è vulnerabile, cosa può succedere in certe condizioni, quali danni potrebbero verificarsi. Serve per prevenire, non per prevedere con esattezza punto per punto.
L’esempio di Reggio Emilia, domenica scorsa, lo chiarisce bene: in città al mattino il tempo era sereno o poco nuvoloso, ma in pochi minuti è arrivato un forte temporale, con raffiche di vento che hanno abbattuto alberi caduti anche su auto. E, NO, non è colpa di mancate potature e non si risolvere il rischio alberi tagliandoli! Abbiamo bisogno di alberi, ma dobbiamo anche sapere, anche individualmente, che possono comportare rischi. Ricordiamoci che le allerte meteo si distinguono in tre livelli:
Allerta gialla: attenzione e monitoraggio. Rischi localizzati, ma possibili fenomeni intensi anche in aree ristrette. È uno scenario in cui spesso vi è incertezza nella previsione, soprattutto in caso di temporali, ma che già comporta occasionale pericolo per la sicurezza delle persone. Allerta arancione, che corrisponde a criticità moderata, è uno scenario in cui i fenomeni previsti possono essere diffusi e vi è pericolo per la sicurezza delle persone con possibili perdite di vite umane. Con allerta rosso, criticità elevata, si possono verificare fenomeni estesi con piene dei fiumi anche estese e alluvioni anche in aeree distanti dai corsi d’acqua, tracimazioni, ecc. Come si comprende, vi è grande pericolo per la sicurezza delle persone con rischio della vita.
Le allerte, ripeto, non indicano il “tempo previsto”, ma le possibili conseguenze sul territorio. Caso classico, allerta rossa per rischio idraulico: può essere in corso una piena importante dei fiumi, ma essere già passata la perturbazione. Nulla di strano dunque avere allerta rossa fiumi con il sole, magari piove in montagna o è piovuto molto ieri e i fiumi appunto sono in piena. E nulla di strano avere in contemporanea allerta caldo e allerta temporali, anzi è un caso molto frequente. Le allerte gialle, in particolare, sono subdole. Non indicano un rischio diffuso, ma la possibilità che in qualche area ristretta si verifichino eventi anche molto pericolosi: grandinate, colpi di vento, allagamenti improvvisi. Spesso, proprio quando "succede solo in un punto", si tende a pensare che "non fosse nulla". Ma quel punto può fare la differenza. E attenzione: nemmeno l’assenza di allerta (il cosiddetto “verde”) significa sicurezza assoluta. È come al semaforo: il verde non garantisce che non ti arrivi un’auto che non ha rispettato il suo rosso. Significa solo che non sono attesi rischi evidenti, ma non che non possano accadere imprevisti.
Alcuni dicono che “siamo in allerta permanente”. In realtà siamo in un periodo storico in cui i fenomeni meteorologici estremi, improvvisi e localizzati sono sempre più frequenti, anche a causa dei cambiamenti climatici. Le allerte non sono il problema: semmai sono un argine, uno strumento che ci permette di prepararci, attivare piani, e – nei casi peggiori – salvare vite. Infine, è vero, i testi delle allerte sono tecnici, pensati per sindaci, amministratori, protezione civile locale. E a volte ostici anche per loro. È per questo che da tempo caldeggio e sostengo, con AMPRO, associazione dei meteorologi professionisti, la figura del “meteorologo comunale”. Non un dipendente, chiaro, ma un consulente che da appoggio ai sindaci nelle decisioni. Poi certo la pubblica amministrazione dovrebbe comunicare meglio, ma questo non vale solo per le allerte.
Venendo alle attività, feste, sagre, eventi ecc: Le attività all’aperto dovrebbero avere un protocollo interno su cosa fare in caso di allerta, proprio come avviene per terremoti o incendi. Occorre distinguere le reazioni in base al tipo di fenomeno e al colore dell’allerta. Vedo troppo spesso eventi, anche con folto pubblico, perfino grandi concerti, sottovalutare gli aspetti meteo e addirittura usare le APP meteo, che NON sono idonee a prendere decisioni cruciali. Come si investe in comunicazione, organizzazione, ecc, in eventi di un certo rilievo l'organizzatore dovrebbe affidarsi a un consulente meteorologo, che aiuti a prendere decisioni ponderate. Insomma, concludendo, con le allerte non si scherza. Meglio una precauzione in più che un'evitabile emergenza".
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