“Allerta meteo”, forse è il caso di dare il giusto peso alle parole e di cambiare i contenuti della comunicazione istituzionale – LA RIFLESSIONE
"Allerta meteo", forse è il caso di dare il giusto peso alle parole e di cambiare i contenuti della comunicazione istituzionale . Sostituiamo la parola “ previsione” alla parola “allerta”, propone Mirco Scacchetti del Casanova Happy Island di San Prospero, perché le allerte continue generano un impatto sociale, economico e culturale devastante. Il calo di domenica 13 luglio è un esempio. Domenica erano prevista pioggia in copiose quantità, era anche in vigore l'allerta meteo per temporali, e i “bravi?” cittadini che si tengono informati hanno fatto quello che era soggettivamente piu congruo fare: stare a casa, evitare di uscire, non andare al mare o in piscina.
Quanto siano efficaci le previsioni del tempo e delle allerte meteo diramate dalla Protezione civile nel determinare i comportamenti lo dimostrano due piccoli dati empirici. Il primo è quello del mancato fatturato nell’impianto, percentualmente fuori misura considerata la giornata ha constatato il titolare Mirco Scacchetti , e l'altro come poi riferito da un cliente successivamente, è stata la corsa all'accaparramento del pesce in uno dei supermercati della zona: "Alle 10 del mattino avevamo finito le scorte della giornata ", racconta questo addetto di uno dei centri commerciali della Bassa.
Da qui la riflessione di Mirco Scacchetti :
Sindrome dell’allerta permanente, abbiamo perso il senso della misura?
Gentili redazioni, autorità meteo e responsabili della comunicazione pubblica,
scrivo da cittadino, da imprenditore, da persona che vive, lavora, organizza, programma e da tempo osservo con crescente sgomento, incredulità ed esasperazione, l’inflazione incontrollata di allerte meteorologiche che ormai scandiscono la nostra quotidianità più dei giorni della settimana.
Allerta gialla, allerta arancione, allerta rossa. Ma anche allerta vento, allerta pioggia, allerta per piogge intense, per piogge deboli ma persistenti, per possibili piogge, per piogge incerte, E poi: allerta per caldo, per freddo, per ghiaccio, per umidità atmosferica e per possibili raffiche d’aria di moderata intensità.
Siamo ormai in stato di allerta permanente.
E non una vera allerta. Una “allerta di default”, un generatore automatico di precauzione preventiva, come se il concetto stesso di meteorologia si fosse trasformato da previsione a precauzione "Che non si sa mai"
La cosa più vera è che nella stragrande maggioranza dei casi, non succede nulla, e quando succede qualcosa? Si dà la caccia alla streghe
Eppure le scuole sono chiuse, gli eventi annullati, i lavori sospesi, la paura finalmente insinuata e re-insinuata
Le allerte continue generano un impatto sociale, economico e culturale devastante:
- I genitori vengono convocati a casa dal lavoro per chiusura scuole decisa “in via precauzionale”.
- Le aziende devono fermare la logistica o annullare consegne per una pioggia che non verrà.
- Gli operatori turistici chiudono strutture in piena estate per un’allerta rossa che lascia il cielo terso, oltre al fatto di sentirsi annullare l'80% delle prenotazioni.
- Gli enti pubblici comunicano il “massimo rischio” mentre sul territorio regna la quiete.
Ma se tutto è un’allerta, allora nulla lo è più.
C’è bisogno di previsioni, non di predizioni catastrofiche.
C’è bisogno di fiducia, non di psicosi istituzionale.
C’è bisogno di un cielo da guardare
Sostituiamo intanto la parola “ previsione” alla parola “allerta”
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