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04 Maggio 2026
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Aveva 32 anni, era appena stato promosso e preso casa: 7 gennaio 2005, il giorno in cui morì il capostazione di San Felice

Aveva 32 anni, era appena stato promosso e preso casa: il giorno in cui morì il capostazione di San Felice, Francesco Scaramuzzino, nella strage di Crevalcore. Stava tornando a casa dopo aver coperto il turno, cambiato per fare un favore a un collega. Il ricordo della moglie del capostazione di San Felice, Elisabetta di Lullo, lo abbiamo raccolto alla cerimonia del ventennale dell'incidente ferroviario del 2005.

Francesco Scaramuzzino aveva appena 32 anni , non doveva essere sul treno regionale della Verona-Bologna che quel maledetto 7 gennaio si andàò a scontrare contro un treno merci. Ci furono 17 vittime e 80 feriti. La Bassa Modenese ha pagato un prezzo altissimo. Non solo ha perso il capostazione della fermata di San Felice sul Panaro, ma anche l'assessore di Finale Emilia Donatello Zoboli, e ancora Claudia Baraldini, 36 anni e Diana Baraldini, 30 anni entrambe di Finale Emilia, Daniel Burali, 21 anni di Mirandola, Anna Martini, 30 anni di San Martino Spino, frazione di Mirandola, Andrea Sancini, 32 anni  professore del Liceo Pico di Mirandola. Giovani la cui vita si è fermata a Bolognina.

Francesco Scaramuzzino la vita l'aveva tutta davanti. Si era appena sistemato con la giovane moglie e il figlioletto, avevano comprato casa a Renazzo non appena lui era stato promosso e gli era stata assegnata la stazione di San Felice sul Panaro. Il 7 gennai 2005 doveva essere solo il giorno in cui arrivava finalmente la cucina. E invece.

Elisabetta Di Lullo racconta che Francesco era su quel treno perchè "Aveva finito il suo turno e stava rientrando alla stazione di San Giovanni per poi venire a casa a Renazzo". In quei giorni, ricorda la signora Di Lullo, “avevamo appena cambiato casa. Era tre giorni che abitavamo nella casa nuova, a Renazzo, ci stavano montando la cucina quella mattina lì. Eravamo in casa io e mio figlio. Mio marito doveva rientrare a pranzo, ma non tornava. Allora ho chiamato e da San Giovanni mi hanno detto che era successo un piccolo incidente e che erano tutti là ad aiutare. Solo dopo ho capito che hanno detto così perchè stavano cercando i miei familiari a Calderara, dove abitavamo prima.
C’era una nebbia che non si vedeva niente. Io lo aspettavo e in continuazione cercavo di avere notizie. Poi verso le sei sono arrivati i miei familiari e abbiamo capito subito che era successo qualcosa. Da lì mi sono trasferita a casa da mia sorella e siamo stati lì tutto il tempo. Poi ho trovato casa più vicino e questa l’ho data in affitto. Però il ricordo di mio marito c’è sempre: ècome se fosse sempre il primo giorno. Non cambia. Il ricordo è sempre lì, non lo puoi dimenticare“

La vedova Scaramuzzino, sulle cause della tragedia non si sbilancia. “Errore umano? Colpa delle Ferrovie? Non lo so - risponde - ci sono tante cose che bisogna andare a vedere. Io però posso dire che quando ho avuto bisogno, devo essere sincera, le Ferrovie mi hanno sempre aiutato. Poi è logico che loro devono fare le loro cose e io, avendo messo in mezzo i miei avvocati, ho fatto le mie”. 

Guarda la nostra videointervista a Elisabetta di Lullo

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