Giornate FAI d’Autunno, tra i luoghi visitabili nel modenese anche Villa Recchi a Mirandola
Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2023 si rinnova l’appuntamento con le “Giornate FAI d’Autunno”, il più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. Anche in questa edizione, ci sarà l’opportunità di scoprire e riscoprire, insieme ai volontari della Fondazione e agli Apprendisti Ciceroni, tesori di storia, arte e natura in tutta Italia con visite a contributo libero in oltre 700 luoghi di 350 città, la maggior parte dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti. A livello territoriale diverse saranno le aperture allestite: in città Palazzo dello Sport Giuseppe Panini (meglio conosciuto come PalaPanini), sede del Modena Volley al cui interno è stata allestita una mostra sulla storia del glorioso club modenese; Palazzo Borsari, sede del Consorzio della Bonifica Burana; a Sassuolo sarà possibile visitare la Chiesa di San Francesco in Rocca, situata a fianco del Palazzo Ducale; in Appennino si andrà alla scoperta del borgo di Lavacchio a Pavullo nel Frignano e di alcune testimonianze di edifici religiosi nel comune Montese: la Parrocchiale di Maserno e gli oratori dei Lazzari e di Monteforte. Infine a Mirandola saranno aperte le porte di Villa Recchi. Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2023 la Delegazione Fai di Modena, il Gruppo Fai Giovani, il Gruppo Fai Bassa Modenese, il Gruppo Fai dell’Appennino Modenese, e il Gruppo Fai Ponte tra Culture, propongono un ricco programma di aperture speciali.
«Si conferma il grande impegno profuso dalla Delegazione FAI di Modena e dai suoi volontari per costruire un ricco e variegato programma di aperture straordinarie che spaziano da luoghi iconici del capoluogo a importanti architetture civili e religiose del territorio», ha affermato nel corso della conferenza stampa di stamattina Vittorio Cavani, capodelegazione FAI di Modena. «L’offerta spazia su tutta la Provincia, grazie all’ottimo rapporto con le Amministrazioni Comunali e al sostegno essenziale degli istituti scolastici nell’ambito del progetto Apprendisti Ciceroni».
Per tutte le informazioni riguardanti la modalità delle visite si consiglia di consultare il sito www.giornatefai.it
IL PALAPANINI E LA NUOVA MOSTRA FOTOGRAFICA PERMANENTE
Viale dello Sport, 25 - Modena. APERTURA A CURA DEL GRUPPO FAI GIOVANI MODENA. Il PalaPanini sorge alla prima periferia di Modena e dalla sua nascita è la sede storica della pallavolo modenese. Nel 1996 è stato intitolato a Giuseppe Panini, fondatore del Gruppo Sportivo Panini. È qui che nasce la straordinaria Generazione dei fenomeni guidata da Julio Velasco, ma è anche il luogo in cui si sono svolti molteplici eventi sportivi, come la Coppa Davis di tennis, e concerti di altissimo livello, tra cui Vasco Rossi, Nirvana, The Cure e Iron Maiden. Visitare il PalaPanini nelle giornate del FAI darà la possibilità di vedere in anteprima la mostra permanente e in continua evoluzione che si snoda all'interno dell'intero edificio. La partenza della visita è nell'ampio atrio della struttura, da lì si avrà l’opportunità di scoprire le aree del Palazzo che sono normalmente chiuse al pubblico: il corridoio dell'area tecnica, che include gli spogliatoi dei giocatori, e la nuova sala hospitality che racchiude trofei e memorabilia della società, la più titolata al mondo ancora in attività. L’esperienza permetterà di immergersi all'interno di un mondo straordinario fatto di fotografie e racconti senza tempo all'interno di un luogo che è unanimemente riconosciuto come culla mondiale della pallavolo.
PALAZZO BORSARI - SEDE DEL CONSORZIO DELLA BONIFICA BURANA
Corso Vittorio Emanuele II, n.107 - Modena. APERTURA A CURA DELLA DELEGAZIONE FAI DI MODENA. Palazzo Borsari, sede del Consorzio della Bonifica Burana, si trova al civico 107 di Corso Vittorio Emanuele II, nei pressi del corso del Naviglio, per secoli accesso a nord della Modena ducale. Il palazzo fu edificato su terreni del Ministero della Pubblica Economia estense e realizzato nel 1845 dai nobili Borsari di Finale Emilia. Inizialmente concepito per ospitare fienili ed ufficio del dazio sulle merci che arrivavano tramite la via d’acqua, nel 1847 fu reso dalla famiglia Borsari interamente abitabile. Negli anni '30 del secolo scorso fu sede dell'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale. Dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale vennero compiuti lavori di restauro e nel 1947 l'edificio fu acquistato dal Consorzio Interprovinciale per la Bonifica Burana. Il Palazzo è chiuso al pubblico ma nell'occasione delle Giornate FAI saranno accessibili alcuni locali in cui sono esposti mobili antichi e documenti d'archivio recentemente ritrovati. Durante la visita sarà possibile conoscere le funzioni principali di un Ente Pubblico che svolge compiti fondamentali per la collettività e di cui si ha cognizione solamente in casi di eventi eccezionali come da ultimo nelle emergenze idrauliche dell’Emilia-Romagna del maggio scorso ovvero la rottura arginale del fiume Panaro del dicembre 2020 o della siccità del 2021.
CHIESA DI SAN FRANCESCO IN ROCCA.
Piazzale della Rosa,19 - Sassuolo. APERTURA A CURA DELLA DELEGAZIONE FAI DI MODENA. La Chiesa di San Francesco in Rocca, già Cappella Palatina, fu costruita nel 1650 nel corso dei lavori di trasformazione del castello sassolese in fastosa residenza di villeggiatura dei duchi d'Este. Si trova nel centro cittadino di Sassuolo, in Piazzale della Rosa, adiacente al Palazzo Ducale. Progettata dall'architetto romano Bartolomeo Avanzini fu realizzata sul lato opposto della chiesa precedente demolita per ampliare la piazza e per aprire un collegamento con i nuovi, sottostanti, giardini ducali. Nel 1667 su progetto dell'architetto ducale Antonio Loraghi la chiesa viene terminata con la costruzione del coro destinato ai Confratelli del SS. Crocefisso. In occasione dell'apertura delle Giornate FAI, i visitatori avranno l'opportunità non soltanto di conoscere questo piccolo tesoro barocco, ma anche di visitare il piano sottotetto, spazio a cui si accede a piccoli gruppi e dal quale si osservano dall'alto gli altari e da vicino la bella decorazione della volta. Oggi, organizzato dall’attenta Arciconfraternita, è allestito un piccolo, ma suggestivo museo con gli arredi della chiesa e la collezione di ex voto dipinti. San Francesco in Rocca è considerato uno degli edifici religiosi più belli e meglio conservati dell'intera regione.
LAVACCHIO - BORGO DI MURALES
Pavullo nel Frignano. APERTURA A CURA DEL GRUPPO FAI APPENNINO MODENESE. Lavacchio è un piccolo borgo in comune di Pavullo nel Frignano. Si trova su uno dei numerosi colli che circondano la zona pianeggiante di Pavullo, un tempo paludosa. Il borgo, già nominato in documenti del pieno Medioevo, sorse fortificato divenuto importante durante la lotta tra le fazioni locali divise tra guelfi e ghibellini. Fu feudo della famiglia Rastaldi e in seguito dei da Montegarullo, di cui seguì la sorte nel tentativo di ribellione di Obizzo alla dominazione degli estensi. La sconfitta di Obizzo nel 1408 determinò il declino di Lavacchio come fortilizio di cui rimane solo la forte torre. Il patrimonio storico-artistico di Lavacchio è costituito dalla torre medievale, dall'oratorio di epoca cinquecentesca e dai moderni murales dipinti sulle facciate delle case e sul muro di sostegno della strada che porta al borgo. Negli anni Ottanta il Circolo culturale locale ha coinvolto artisti per realizzare opere di pittura, scultura e mosaico, sul muro pubblico che costeggia la strada che porta al Borgo e sulle case private. L'Assessorato alla Cultura del Comune di Pavullo, con l'intento di valorizzare e recuperare il progetto, ha avviato dal 2020 la Biennale d'arte "Sui Muri di Lavacchio" e la Biennale di Poesia omonima. Oggi si possono ammirare nuove opere di pittura e scultura realizzate da artisti contemporanei, oltre venti marcolfe e un murales, presso la cabina dell'acqua, prima tappa dell'itinerario artistico – turistico "Via delle Fiabe". Durante le Giornate Fai gli Apprendisti Ciceroni illustreranno il sistema difensivo del medio Frignano in epoca medievale incentrato sui castelli di Monteobizzo e di Montecuccolo e sulle torri sparse nel territorio e ben visibili da Lavacchio e porteranno i visitatori a scoprire il Borgo, la torre e i meravigliosi murales sparsi per il paese.
PARROCCHIALE DI MASERNO E ORATORIO DEI LAZZARI E DI MONTEFORTE: STORIE DI ANTICHI PELLEGRINAGGI
Comune di Montese. APERTURA A CURA DEL GRUPPO FAI APPENNINO MODENESE. Il percorso si trova nel comune di Montese, più precisamente in frazione di Maserno già pieve citata nel diploma di Federico I nel 1159. Al centro della via di pellegrinaggio Romea Nonantolana, questa zona dell'Appennino modenese annovera sul suo territorio una densità di chiese, cappelle, santuari agresti e piccoli oratori come la Chiesa di Maserno, punto di accoglienza del percorso. La Chiesa è un classico esempio di Parrocchiale a pianta quadrangolare e forme neoclassiche ottocentesche. Le visite proseguiranno al ben più antico Oratorio di Monteforte che è quanto rimane oggi di un borgo fortificato risalente al dodicesimo secolo. Infine, si concluderanno con l'Oratorio dei Lazzari dedicato a S. Maria Assunta, risale alla metà del ‘600. Durante le Giornate, sarà possibile visitare questi beni che generalmente non sono aperti al pubblico e conoscere la storia di un territorio che ha tanto da raccontare anche attraverso i suoi luoghi sacri.
VILLA RECCHI
Via per Concordia, 10 - Mirandola. APERTURA A CURA DELI GRUPPO FAI BASSA MODENESE. La famiglia Recchi, attuale proprietaria del complesso di Villa Recchi, da sempre sostiene il FAI e per le Giornate Fai d’Autunno ci donerà la possibilità di aprire per la prima volta al pubblico questo meraviglioso sito. I visitatori potranno immergersi nel complesso di Villa Recchi, con la sua villa padronale e i suoi edifici di servizio, con la sua altana a belvedere e il suo parco circostante, con la sua originale biblioteca in radica di noce e i suoi numerosi libri d’epoca. Il complesso di Villa Recchi, situato appena fuori dalle antiche mura di Mirandola, lungo la strada per Concordia, risale alla seconda metà del XIX secolo, ma il suo impianto primitivo è sicuramente più antico. L'edificio principale del complesso, denominato la "Villa", aveva la funzione di presiedere un’importante azienda agricola di circa 1200 biolche, suddivisa in diversi fondi a conduzione mezzadrile situati intorno alla tenuta di Mirandola e tra le frazioni di Quarantoli e Gavello. Tutti i fondi di proprietà dell’azienda agricola erano composti da una casa colonica, un fienile, la stalla per l’allevamento delle mucche da latte, i bassi comodi con pollai e forni per il pane, oltre a caseifici e porcilaie per l’allevamento dei suini. Un tempo proprietà della famiglia Puccio, come mostra una cartolina dell'epoca (1916), la tenuta passò ai Salvaterra di Carpi, poi fu ceduta alla famiglia Testa Malavasi e nel 1939 fu acquistata dai costruttori torinesi Recchi, che ne detengono ancora oggi la proprietà. All’inizio della seconda guerra mondiale, la famiglia Recchi utilizzò la "Villa" come propria residenza. Nel 1942-1943 l’intera azienda fu sequestrata dall’esercito tedesco e fu depredata. Anche la biblioteca fu spogliata e derubata e molti volumi furono bruciati. Al tempo dei Recchi la tenuta faceva parte della ditta torinese S.A.M.I.A. che nella Villa di Mirandola aveva istituito la sede dell'azienda agricola dove erano presenti stalle moderne, porcilaie sperimentali, caseifici con produzione di formaggio parmigiano reggiano tipico, vino lambrusco e frutteti. Azienda che ha ricevuto diversi riconoscimenti per l’innovazione e la ricerca. Nel 1968 furono venduti tutti i fondi situati nelle frazioni di Gavello e Quarantoli e nel 1969 l’intestazione venne cambiata con l’attuale "Azienda Agricola La Villa" che continuò, fino a pochi anni fa, a coltivare pere, mele, mais, soia e sorgo. Non si hanno notizie certe sulla costruzione della Villa, risale alla seconda metà del XIX secolo, ma il suo impianto primitivo era sicuramente più antico. Nel corso del tempo ha poi subito importanti rimaneggiamenti che ne hanno modificato molto l’aspetto; uno di questi è stata l’aggiunta di due ali retrostanti alla villa, più alte rispetto l’originale costruzione, che hanno alterato l’originale fisionomia ottocentesca della tipica casa di campagna a pianta quadrata. Un abbellimento esterno, risalente agli anni venti del novecento ad opera dell'architetto milanese Paolo Sironi, riconduce l’edificio all’attuale aspetto, mediante l’uso di forme e motivi decorativi in stile liberty emiliano quali i fiori, le foglie di quercia e di ippocastano, i racemi intrecciati nelle balaustre in cemento. Anche l’altana a belvedere è stata modificata nel suo aspetto originario introducendo più aperture e donando un maggior slancio architettonico all’intero complesso. All'interno della Villa si può ammirare l'originale biblioteca in radica di noce che conserva libri d'epoca significativi, circa 5000 volumi editi dal XV al XX secolo. All'esterno della Villa, oltre all'edificio rurale con torretta a colombaia, è presente una serra, testimonianza della particolare cura data alle piante e al parco, esempio misto di giardino romantico e all'inglese.
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