Don Govoni, Voci Vere: “Frettolosa e ingiustificata la riabilitazione del sacerdote”
FINALE EMILIA- Sulla riabilitazione di don Giorgio Govoni, il prete della Bassa coinvolto nell'inchiesta giudiziaria sui pedofili di fine anni Novanta morto di crepacuore davanti alle accuse, il Comitato Voci Vere Italia ha così commentato:
"L'Arcidiocesi di Modena Nonantola ha espresso, in un suo comunicato stampa del 19 giugno, diverse critiche al comunicato stampa di Voci Vere Italia del 5 giugno, alle quali è opportuno replicare.Intanto, dobbiamo dire all'arcivescovo che è vero che egli ha incontrato una delegazione di Voci Vere nel 2019, incontro molto apprezzato dal comitato, ma è anche vero- e forse, come può capitare, gli sarà sfuggito- che il Comitato aveva chiesto un ulteriore incontro con PEC il 15 ottobre 2022 proprio in relazione all'iniziativa dell'Arcidiocesi di Modena Nonantola di effettuare delle verifiche degli atti processuali riguardanti don Govoni. Tale richiesta era rimasta senza esito, ed è a quella che ci riferivamo.Se inoltre il tono del nostro comunicato è apparso troppo acceso, non è stato perché ci fosse una qualche intenzione malevola nei confronti dell'operato dell’ Arcidiocesi di Modena Nonantola, ma piuttosto per rimarcare l'assoluta priorità- in queste vicende così delicate e complesse- di dare ascolto alle vittime. E per vittime intendiamo i bambini, oggi adulti, che confermano tutti (tranne uno sul quale preciseremo in seguito) le stesse identiche dichiarazioni che rilasciarono all'epoca, non le loro famiglie d’origine che, come è evidente, hanno solo l’interesse a difendersi. Stupisce che invece l'Arcidiocesi abbia dato priorità a voci di paese che rappresentano don Govoni come una persona affidabile, senza tenere conto che esistono comunque altre testimonianze che riferiscono cose diverse. Sul sito vocivere.org non si è inteso “screditare” don Govoni, come afferma l’Arcidiocesi, ma sono stati riportati fatti processuali e riferite testimonianze di persone che hanno conosciuto don Govoni che appunto affermano cose molto diverse rispetto a quelle considerate dall’Arcidiocesi.
In ogni caso ribadiamo che, per riabilitare una persona accusata di reati così gravi occorrono fatti precisi e inconfutabili, non sentiti dire e presunzioni. Quindi giudichiamo quanto mai frettolosa e ingiustificata una riabilitazione del sacerdote sulla base di elementi che lasciano non pochi dubbi. Per quanto riguarda le osservazioni svolte dall’avvocato Amodeo, in larga parte riguardano cose risapute e non contestate. Il fatto che le accuse riguardanti gli abusi rituali siano cadute in appello per mancanza di riscontri probatori alle dichiarazioni dei minori lo sappiamo e lo sanno tutti e probabilmente sarebbero cadute anche nei confronti del sacerdote, quantomeno anche per lui in appello, non tanto in prime cure dove per tali reati furono tutti condannati.L’avvocato Amodeo comunque ci insegna che c’è una sostanziale differenza tra accuse false e accuse non provate, tanto più che in questo caso ci sono ancora persone che a tutt’oggi le confermano. Come del resto per l’episodio del rapimento fuori da scuola con la complicità della maestra. Il legale afferma che non furono trovati riscontri e anche qui ribadiamo che sulle accuse non provate rimane sempre un’ombra: il dubbio rimane, non c’è certezza e ciò non è sufficiente per noi a riabilitare don Govoni.Ma non si sta discutendo tanto degli abusi rituali, quanto del fatto che a don Govoni furono attribuiti anche episodi di abusi a danno di due minori, avvenuti tra le mura domestiche. Nessuno può sapere se il sacerdote sarebbe stato assolto o condannato per quegli episodi, poiché è deceduto prima della sentenza. Secondo noi è più probabile che venisse condannato, anche perché quasi tutti furono condannati per gli abusi domestici, ma questa è una nostra opinione. Sta di fatto che il dubbio c’è e torniamo a dire che secondo noi non si può riabilitare una persona quando ci sono dei dubbi, ma occorrono certezze.L’avvocato Amodeo conclude riferendosi alle “ritrattazioni” dei due minori a danno dei quali secondo l’accusa sarebbero stati compiuti gli abusi domestici da parte del sacerdote. Intanto, se uno dei minori all’epoca non aveva mai accusato nessuno né fatto rivelazioni su alcun abuso, non si vede cosa abbia oggi da “ritrattare”. Inoltre, sfugge ai legali dell’Arcidiocesi che la recente Cassazione, che ha respinto la revisione Scotta, ha espresso un giudizio ben preciso su queste “ritrattazioni” portate dalle difese come “prove nuove” a sostegno delle loro istanze.Nonostante sia di palmare evidenza il giudizio espresso dalla Cassazione l’Arcidiocesi, tramite i suoi legali, evidentemente si sente di poterlo disattendere. Se, come afferma l'avvocato Amodeo, l’indagine è stata fatta limitandosi a ”prendere atto di quanto deciso della magistratura”, non si comprende perché non si prenda invece atto delle motivazioni espresse dalla Cassazione. Sarebbe opportuno che venisse data anche una motivazione del perché si vuole dare credito ad una sola “ritrattazione” (che appunto porta anche il peso di un rigetto della Cassazione), piuttosto che a plurime testimonianze che ancora oggi confermano i fatti accaduti. In mancanza saremo portati, nostro malgrado, a continuare a pensare che la Chiesa non abbia reale volontà di ascoltare le vere vittime".
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