Don Giorgio Govoni e il caso pedofili, l’arcivescovo: “Ai penalisti dato mandato di rivedere quanto accaduto”
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Gli avvocati penalisti della Curia modenese sono al lavoro per ricostruire, alla luce dei nuovi fatti emersi, quanto accaduto vent'anni fa a don Giorgio Govoni, il prete di San Biagio e Massa Finalese martirizzato nella vicenda dei presunti pedofili della Bassa e morto in seguito alle accuse. "Ci sarà una presa di posizione della Chiesa in termini di messa a disposizione di documenti".
Lo ha annunciato l'arcivescovo di Modena Erio Castellucci, intervenendo a San Felice sul Panaro alla presentazione del libro "Preti e pastori" presso la sede alle Banca Popolare San Felice. Nel corso dell'incontro, dedicato a ricordare tre figure importati del panorama sanfeliciano, ovvero Monsignor Antonio Giusti, don Giuseppe Paradisi e don Giorgio Govoni, è emerso come in particolare il ricordo di don Giorgio sia ancora nel cuore dei sanbiagiesi, dei massesi e del sanfeliciani che lo hanno avuto come pastore. Era il prete-camionista, figura verace e concreta, aperto all'emarginazione, alla povertà: lo si ricorda ad esempio per aver trovato alloggio ai primissimi stranieri che venivano all'epoca a lavorare alla Del Monte. Mail pensiero di tutti va alla sua tragica fine: un infarto nello studio del suo avvocato che gli notificava il rinvio a giudizio. Don Giorgio Govoni era stato accusato di essere il capo di una banda di pedofili satanisti. Un'accusa pesantissima, l'isolamento, la condanna non scritta ma nei fatti, lo logorarono a tal punto che morì. Le accuse caddero solo dopo la sua morte e venne riabilitato. Ma davvero si può chiudere così il martirio cristiano di don Giorgio?
Commenta oggi l'arcivescovo:
Rispetto alle accuse a don Giorgio si può fare una ricognizione e verrà fatta, non dal punto di vista giuridico ma per andare incontro a quello che l'allora vescovo Cocchi nell'omelia: "Non tralasceremo nulla da oggi, in quanto è possibile in ogni sede e con ogni mezzo lecito perché tutto venga chiarito e la memoria di don Giorgio resti incontaminata". Ci sono stati degli sviluppi dopo la sua morte - prosegue l'arcivescovo - non tanto legati alla sua causa legale perché non può essere riattivata, ma sviluppi relativi ai fatti di cui era accusato e abbiamo affidato a degli esperti penalisti la riapertura degli atti dei vari gradi del processo, non per riaprire il processo, ma per dire quali sono state le precisazioni successive. Su queste cose di attivano naturalmente molti pro pro, molti animi e molti contro. In vario modo sono state recuperate delle testimonianze degli allora bambini: questo è un risvolto che non ci riguarda direttamente. Ci sarà la messa a disposizione da parte della Diocesi di ciò che è emerso nei vari gradi del processo. Poi nel contesto di quello che la Chiesa italiana sta determinando per quanto riguarda la custodia e protezione dei minori, auspicando che quello che si fa in ogni diocesi, in termine di prevenzione sia diffuso in tutti gli ambienti nei quali si verificano purtroppo casi di abuso: famiglia, scuola, sport spettacolo, turismo.
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