Sospensione attività punto nascite di Mirandola, Fratelli d’Italia: “Atto premeditato”
Attraverso una serie di note stampa di diversi esponenti politici locali e nazionali, Fratelli d'Italia interviene sulla questione relativa alla sospensione dell'attività del punto nascite di Mirandola. Di seguito tutti gli interventi:
Luca Cuoghi, consigliere regionale Fratelli d'Italia:
"La chiusura del punto nascite di Mirandola è di per sé un fatto grave, ma l’averlo fatto il giorno dopo l’approvazione del bilancio regionale, dimostra che l’atto è stato premeditato! A poche ore dalle dichiarazioni dell’assessore Donini secondo cui la regione stava compiendo ogni sforzo per dotare il punto nascite di personale, arriva la sospensione dei parti; un modo nemmeno troppo elegante per dire che il reparto, di fatto, chiude: a che serve infatti un punto nascite in cui non avvengono nascite? Mirandola e tutta l’Area Nord pagano per la cattiva gestione della sanità da parte della giunta dello stesso Bonaccini che vorrebbe guidare il pd contro il governo Meloni, ma che evidentemente non riesce nemmeno a risolvere i problemi in casa sua"Michele Barcaiuolo, senatore Fratelli d'Italia:
"Come i sindaci dell’Ucman e soprattutto i cittadini interessati, apprendo della decisione assunta dall’Ausl modenese di sospendere a tempo indeterminato il Punto Nascite dell’ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola attraverso uno stringato comunicato. Una sospensione dell’attività di travaglio-parto che purtroppo suona come un preambolo di chiusura, rischio che peraltro da anni andiamo paventando. A novembre 2022, un mese fa, la doccia fredda da parte della Commissione Nascite, che si era espressa sulla chiusura del punto nascita di Mirandola, oltre a quello di Cento e Faenza, perché non avrebbe rispettato gli standard numerici previsti a livello nazionale. La Commissione sarebbe entrata nel merito dell’aumento di spesa necessario per mantenere aperti questi reparti in un momento di grave carenza di personale sanitario, che induce a ricorrere a professionisti assunti tramite agenzie interinali o cooperative, i cui costi sarebbero maggiori rispetto a quelli del personale con rapporto di dipendenza. E oggi, a 24 ore dalla discussione e dall’approvazione in sede regionale della manovra economico-finanziaria 2022, arriva la decisione dell’AUSL di Modena di sospendere il servizio: quello che di per se è già un fatto grave, assume i contorni della presa in giro, dimostrando come l’atto fosse premeditato. In queste settimane l’assessore alla Sanità si era speso, garantendo che la Regione stesse facendo tutto ciò che era nella loro disponibilità per cercare figure professionali adeguate, indicendo bandi e concorsi. Ed ora, stante la impossibilità di reperire ginecologi, il reparto chiude. Nonostante le rassicurazioni da parte della dirigenza Ausl di Modena, la quale si limita a mettere a disposizione un numero di telefono per garantire collegamenti diretti con ostetricia, di fatto le partorienti con gravidanza a termine sono state invitate e scegliere un nuovo punto nascita, accrescendo dunque le preoccupazioni naturali che un evento come la gravidanza reca. La decisione regionale di chiudere il punto nascita e di Mirandola è un serio problema per un'area così vasta della provincia che viene, ancora una volta, privata dei servizi essenziali per i cittadini. Dopo la montagna, con la chiusura di Pavullo, ora l’area nord: un territorio isolato da infrastrutture moderne non può non avere un servizio di travaglio-parto. Da parte della Regione, sbagliati i modi, i tempi, le programmazioni: occorre un grandissimo mea culpa da parte di tutti gli organi regionali, dal Presidente Bonaccini, che si è sempre irto a garante delle riaperture, ma anche dall’Assessore Donini e dai vertici Ausl. Si cerchino ora le soluzioni più adeguate a questo errore che travolge le donne mirandolesi, e si smetta di compiere opere di autoelogio di un modello sanitario che non ha nulla di invidiabile, se non la capacità di creare disservizi a scapito dei cittadini".Comunicato del consigliere provinciale Stefano Venturini, del consigliere comunale di Mirandola Marian Lugli, del consigliere di Finale Emilia Paolo Saletti, del Circolo Politico di Fratelli d’Italia di Mirandola, del Gruppo liste civiche “crescere Cavezzo”:
"La chiusura del punto nascite di Mirandola è di per sé un fatto grave, ma l’averlo fatto di nascosto nel momento in cui anche a livello locale i consigli comunali chiedevano il mantenimento del punto nascite e stava nascendo una presa di coscienza sulla problematica da parte dell'opinione pubblica dimostra che l’atto è stato premeditato! La sospensione dei parti é un modo nemmeno troppo elegante per dire che il reparto, di fatto, chiude: a che serve infatti un punto nascite in cui non avvengono più nascite? Mirandola e tutta l’Area Nord pagano il doppiogiochismo della gestione della sanità da parte del PD locale che per salvare la faccia si schiera a favore del punto nascite nei comuni poi non ha il coraggio di portare avanti lo stesso atto nelle sedi che contano, infatti il sindaco di Camposanto Zaniboni non vota nel consiglio provinciale lo stesso odg a sostegno del punto nascite presentato e votato all'unanimità in unione dei comuni dove ê anche assessore. Questo dimostra che non tutti nel PD erano interessati all'ospedale di Mirandola, che dal 2012 ad oggi, mentre ausl e PD regionale pontificano investimenti, di fatto perde man mano pezzo dopo pezzo numerosi servizi. Con questa situazione il risultato non poteva che essere questo. Paradossale il fatto che l'area nord abbia sul territorio un numero di nascite sufficienti a mantenere il punto nascite di Mirandola attivo anche senza ricorrere alla deroga, ma grazie alle politiche suicide di Ausl Modena le partorienti sono costrette a migrare su altri punti nascite ad ennesima dimostrazione di un atto premeditato. Senza anestesista di fatto legato al punto nascite oggi é a rischio l'intero ospedale".
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