Massa Finalese, quegli strani mal di testa alla scuola elementare. Le mamme: «Paura per i nostri figli»
FINALE EMILIA - «Sono anni che questa situazione va avanti, siamo stanche ed esasperate. Non possiamo aver paura di portare i nostri figli a scuola». Pioggia che cade dal soffitto nelle classi, la pavimentazione esterna scivolosa, una saltuaria puzza di gas quando si accendono i riscaldamenti. Poi ancora l’erba incolta del giardino, la muffa sulle pareti e l’acqua apparentemente non potabile. E degli strani mal di testa accusati da bambini e bambine. Non si possono certo biasimare le mamme degli alunni della scuola elementare Carlo Alberto dalla Chiesa di Massa Finalese, le quali ogni giorno devono gestire un problema diverso.
«La scorsa settimana – racconta una mamma, che ha chiesto di rimanere anonima – dalla scuola ci hanno avvisato di mettere ai bimbi una felpa in più, visto che non si potevano accendere i riscaldamenti per la puzza di gas. Il giorno dopo siamo andate a protestare e magicamente ci hanno detto di aver risolto il problema». I bambini però, raccontano le mamme «tornano a casa con il mal di testa, quindi alla fine siamo più preoccupate per il gas che per il freddo».
Oltre al riscaldamento, anche l’acqua sembra avere qualche problema. «Da un giorno all’altro ci hanno chiesto di dare ai bambini una bottiglietta in più a causa di un virus nell’acqua che non la rendeva potabile. Ma come è possibile?». Una domanda che forse non avrà mai una risposta, visto che né residenti né amministrazione comunale hanno fatto segnalazioni. In ogni caso, ciò che più impensierisce i genitori sono le infiltrazioni dal soffitto. «Quando piove – confida un’altra mamma – io tengo i miei figli a casa perché ho paura che crolli il tetto. Ho molta ansia e alla loro nonna dico sempre di tenere il telefono a portata di mano». Anche il pavimento esterno della struttura, se bagnato, diventa scivoloso e pericoloso.
«Non vogliamo la scuola più bella d’Italia – precisano le mamme – solo un minimo di accortezza. Non ci basta sentire qualcuno dire che tanto non crolla, non dovremmo proprio essere a quel punto». E rincarano: «Quella scuola ha bisogno di qualcosa in più. Fanno degli aggiustamenti ogni tanto ma non contano nulla». In effetti, quella di “metterci una pezza” sembra la strategia più utilizzata sia dall’attuale amministrazione comunale che da quelle precedenti.
«I problemi sono innegabili – conferma Patrizia Melara, assessora all’istruzione del Comune di Finale Emilia – ma sono databili a quando è stata costruita, negli anni ‘80. A parte le infiltrazioni, che creano muffa sulle pareti, la struttura è sicura. Ha resistito bene anche alle scosse del 2012». Il Comune, in soldoni, fa quello che può. «Della puzza di gas non so nulla – dichiara Melara – non ci sono state segnalazioni ufficiali. Quella scuola è una priorità per noi e stiamo cercando di intercettare fondi per sanare i ben noti problemi strutturali». A cominciare dalla pavimentazione esterna, la cui zigrinatura per renderla meno scivolosa è in programma nei prossimi mesi. «Se avessimo le risorse – conclude l’assessora – saremmo già intervenuti, soprattutto per sistemare il tetto».
Della questione tetto ne parla anche il dirigente scolastico Tiziano Mantovani, da settembre alla guida dell’istituto. «A quanto mi hanno riferito – dice – i disservizi in quella scuola ci sono sempre stati. Il problema è a monte, nella progettazione iniziale. Non sono un ingegnere, a me hanno solo detto che il tetto pianeggiante facilita le infiltrazioni». Vero o non vero, le segnalazioni tra scuola e Comune sono sempre tempestive. «Gli interventi però non sempre lo sono – ammette il preside – ma non ci possiamo lamentare, dobbiamo sempre tenere conto dei limiti delle risorse finanziarie». Anche secondo Mantovani, la situazione è sotto controllo: «I bambini – rassicura – possono tranquillamente stare in classe. I referenti della sicurezza non hanno mai segnalato niente di pericoloso».
Dulcis in fundo, non basta la pioggia in classe, i riscaldamenti spenti e la muffa alle pareti. Anche la mensa scolastica, gestita da Cir, a giudizio dei genitori sembra non essere all’altezza del costo. «I miei figli – dice una delle due mamme – tornano a casa tutti i giorni con la fame e io mi sento in colpa a lasciarli lì, ma lavorando non posso fare altrimenti. La frutta non piace e le porzioni sono piccole. C’è sempre la pasta in bianco collosa. Mio figlio mi racconta che con la forchetta vuole prendere un solo maccherone ma viene su tutto il piatto». Per 6,20 euro a pasto, forse ci si aspetterebbe di più.
«Io evito la mensa - si sfoga l’altra mamma – visto che sono soldi buttati via. Da alcuni giorni vado a prendere mio figlio alle 12.15 e lo riporto alle 14.15 perché si merita un pranzo decente». Le lamentele sulla mensa non sono nuove e gli amministratori comunali stanno organizzando delle visite a sorpresa per valutare di persona la situazione. «Abbiamo fatto una riunione con Cir a inizio anno – spiega l’assessora Melara – e per un po’ le cose sembravano andassero nel verso giusto. Poi da qualche tempo sono riemersi i problemi, ma non capiamo come mai». Un interrogativo alimentato anche dal paragone con la scuola elementare di Finale Emilia, che non sembra aver riscontrato difficoltà analoghe. «Noi paghiamo le tasse a Finale – sostengono le mamme – e la scuola deve essere curata come quella di Finale. Ci sentiamo abbandonate e lasciate a noi stesse». D’altronde, qui non si parla del futuro dei loro bambini e delle loro bambine, ma del loro presente.


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