Punto nascite Mirandola, Rifondazione Comunista: “Non servono promesse, occorre investire nel personale sanitario”
MIRANDOLA - Attraverso una nota stampa, Elena Govoni, responsabile sanità di Rifondazione Comunista Emilia-Romagna, interviene in merito alla questione punto nascite di Mirandola:
"Arriva come una doccia fredda il parere della Commissione Nascite sulla chiusura dei punti nascita di Mirandola (Mo), Cento (Fe) e Faenza (Ra) che non rispettano gli standard numerici previsti a livello nazionale. La Commissione si è espressa entrando nel merito dell’aumento di spesa necessario per mantenere aperti questi reparti in un momento di grave carenza di personale sanitario, che induce a ricorrere a professionisti assunti tramite agenzie interinali o cooperative, i cui costi sono maggiori rispetto a quelli del personale con rapporto di dipendenza. Motivazioni che hanno portato la Commissione nascite ad esprimere parere contrario alla richiesta di apertura in deroga per il punto nascita di Mirandola che la regione ha avanzato, unitamente alla richiesta di apertura in deroga degli altri punti nascita. Il Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, dal canto suo, ha dichiarato di voler rispettare la promessa, avanzata nelle recenti elezioni regionali, della riapertura di alcuni punti nascita in zone montane della regione, in precedenza chiusi tramite accorpamento ad altre strutture. Promessa non ancora mantenuta. Pare difficile ora credere che voglia davvero mantenere aperto il punto nascita di Mirandola in deroga al DM 70/2015 e contro il parere della Commissione Nascite. Se siamo di fronte al classico scaricabarile della politica fra regione e governo che giocano, presto lo sapremo. La questione attiene, però, più ancora che a esigenze di economicità della spesa, alla dimensione organizzativa più adeguata ad assicurare al meglio il diritto alla salute della madre e del nascituro, in un contesto sociale e demografico attraversato da un drastico calo delle nascite. La decisione politica regionale della riapertura, e del mantenimento della apertura in deroga, pertanto, deve necessariamente avere quale presupposto la revisione dei parametri quantitativi legati al numero dei parti, ma anche definire un percorso di assoluta sicurezza per le partorienti e i nascituri. Non servono quindi le vane promesse della politica espresse in punta di legge. Serve, ed è sempre più urgente, investire nel personale sanitario superando il vincolo aziendalistico del tetto di spesa, nonché la regionalizzazione delle competenze stabilità dalla riforma del Titolo V della Costituzione, in modo da garantire che la nascita di un bambino avvenga ovunque in modo sicuro sia per la madre che per il nascituro. Servono ginecologi, pediatri, neonatologi, ostetriche. Serve abolire il numero chiuso alla facoltà universitarie e aumentare il numero e l’importo delle borse di studio per gli specializzandi. Serve procedere rapidamente al rinnovo dei CCNL scaduti da tempo, garantendo al personale sanitario retribuzioni adeguate ai rischi che questi professionisti si assumono quotidianamente. Servono attrezzature e personale preparato ed esperto, in grado di far fronte alle emergenze che potrebbero verificarsi in fase di parto. La lezione che ci viene dalla recente vicenda dell’emergenza sanitaria legata all’epidemia Covid-19, suggerisce che i tagli alla sanità producano danni alla salute dei cittadini e delle cittadine, e compromettono l’esercizio del diritto alla salute sancito dalla Costituzione, che deve avvenire in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, attraverso l’erogazione di servizi sanitari pubblici, universali e gratuiti. Contrariamente a ciò che serve, il Governo Meloni, nella recente NADEF, ha proseguito sulla strada intrapresa dai governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni, definanziando ulteriormente il Servizio Sanitario Nazionale".
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