Medolla: giovani, disagi e proposte educative al centro della tavola rotonda
MEDOLLA- «I giovani sono il presente, prima che il futuro; e devono poter contare su agenzie educative che mettano a
loro disposizione gli strumenti che possano servire a evitare disagi e marginanalizzazioni - ha dichiarato il presidente dell'Unione Comuni Modenesi Area Nord Alberto Calciolari in apertura della tavola rotonda "Giovani e Giustizia", che si è svolta sabato 19 novembre a Medolla - servono scuole di musica e centri sportivi, così come altre possibilità di ascolto e aggregazione, come il Centro per le Famiglie e le Politiche Giovanili che inaugureremo stamattina; ringrazio tutti gli operatori impegnati in questo prezioso ambito».
«C'è bisogno di rieducare i giovani alla bellezza - ha detto la presidentessa della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola, Giorgia Butturi - perché solo così un ragazzo non si sentirà solo con un libro in mano. Convegni come questo rappresentano un importante passo verso il contrasto al disagio e alla noia». «La Scuola di Musica Andreoli è un aspetto proattivo del contrasto al disagio - ha aggiunto la presidentessa della Fondazione Scuola di Musica C. e G. Andreoli", Elena Malaguti - con i grandi rapporti umani che si creano nell'ambito della musica che diventano comunità a tutti gli effetti». Hanno poi parlato la presidentessa del Tribunale dei Minorenni di Bologna Gabriella Tomai e il presidente della Corte del Processo Aemilia Francesco Caruso, con la conduzione del giornalista Paolo Bonacini. «L'adulto non si deve collocare in una condizione di superiorità nel confronto con il giovane - ha esordito la presidentessa Tomai - ma deve considerare che la stessa esperienza che sta vivendo il suo interlocutore, l'ha già vissuta lui. I ragazzi fanno parte di un circolo relazionale, di cui nessuno spiega loro le regole; e allora trovano nella compagnia dei propri coetanei una "aggregazione malata" che rischia di sostituire le comunità che gli adulti non riescono a offrire ai giovani. In Sicilia abbiamo visto ragazzi che hanno creduto di trovare nella madre mafia una matrigna, perché non hanno trovato ascolto nella società civile, nelle agenzie educative». Anche il presidente Caruso ha trattato il tema dei giovani e delle criminalità: «Il bullismo è un grave fenomeno, ma non è organizzato come le mafie - ha spiegato Caruso - anche se molti sistemi e linguaggi sono simili. Non è escluso che le mafie possano guardare a determinati soggetti, che si distinguono per la prepotenza con cui si atteggiano nell'ambito delle "bande", per fare proselitismo. È importantissimo l'intervento nelle scuole, per spiegare ai ragazzi come le mafie siano una negazione di ogni diritto civile, dove la violenza e il totalitarismo spengono qualsiasi espressione di libertà. Non c'è futuro per chi si avvicina alla criminalità organizzata, anche se inizialmente può sembrare un modo per essere ascoltati e considerati».
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