Insulti al personale sanitario al Pronto soccorso di Mirandola, Uil Flp: “Ennesima violenza”
MIRANDOLA - "E' successo, ancora una volta, e questa volta è toccato al personale, ai colleghi del Pronto Soccorso di Mirandola cui va la solidarietà di tutta la UIL FPL".
Queste le dichiarazioni di Nicola Maria Russo, segretario generale territoriale della UIL FPL Modena-Reggio Emilia, che aggiunge:
"Le cronache di quest’ultimo periodo riportano con sempre maggior frequenza episodi di violenza nei confronti dei nostri professionisti, sempre più esposti al rischio di subire aggressioni da pazienti e familiari. Si tratta di eventi che possono portare a gravi lesioni. Ribadisco piena solidarietà ad infermieri, medici, OSS ed in generale a tutto il personale che si trova quotidianamente a lavorare in condizioni sempre più difficili, stremati dall'eccessivo carico di lavoro e sempre più spesso vittime di violenze verbali e fisiche".Il sindacalista continua:
“Siamo costretti a registrare l’ennesimo episodio violento, questa volta al pronto soccorso di Mirandola e anche in questo caso per fortuna solo verbale, ai danni di professionisti sanitari . Questi atteggiamenti sono molto gravi quando si aggredisce chi lavora, a maggior ragione se si tratta di personale sanitario impegnato nella tutela della salute dei cittadini. Episodi del genere, oltre che deprecabili e intollerabili sono da attenzionare in modo da fare una programmazione seria, una analisi approfondita del problema, con l'indicazione di alcune linee su cui promuovere una efficace risposta di sistema, oltre che i necessari adeguamenti strutturali di cui necessita il Pronto Soccorso di Mirandola".Russo, rincara:
"In particolare, al datore di lavoro, si chiede di: – effettuare un’approfondita, dettagliata, e precisa valutazione del rischio “aggressione” nelle strutture dell’azienda partendo dalle realtà più a rischio, come i fatti lo dimostrano, e cioè i Pronto soccorso; – adottare le idonee misure preventive e protettive, individuate nella valutazione di cui sopra, che consentano l’eliminazione o la riduzione delle condizioni di rischio presenti nelle strutture aziendali; – applicare immediatamente la “Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari” (Raccomandazione n. 8) del Ministero della Salute del novembre 2007, rivolta a tutte le strutture sanitarie ospedaliere e territoriali. Si tratta di un documento illuminante e di riferimento, che nelle nostre aziende non ha mai avuto piena applicazione e con cui s’intende incoraggiare l’analisi dei luoghi di lavoro e dei rischi correlati e l’adozione di iniziative e programmi, volti a prevenire gli atti di violenza e/o attenuarne le conseguenze negative>>. Prosegue: <<oltre all’adozione delle azioni previste nella Raccomandazione n. 8 del Ministero della Salute, Si propone di: – aumentare le risorse umane: non si può continuare a lavorare sottorganico; gli operatori sanitari devono essere in numero adeguato a poter soddisfare tutte le esigenze assistenziali e terapeutiche dell’utente. Parte dei conflitti che scaturiscono da lunghe attese verrebbero meno; – riproponiamo la sperimentazione di turni che possano contribuire ad avere il personale sanitario più lucido e sicuramente più accorto nella gestione di eventuali “problematiche” che potrebbero insorgere. – elaborare progetti educativi rivolti anche agli utenti; – a livello legislativo: elaborare una specifica disciplina in ambito prevenzionistico; – implementare la partecipazione da parte dell’azienda a sostegno dell’aggredito, come costituirsi parte civile nel procedimento ogniqualvolta si verifichino atti di violenza e aggressione a danno degli operatori sanitari, oppure potrebbe sostenere le spese legali del dipendente aggredito. Si consideri che, comunque, avviene sempre e comunque una interruzione di pubblico servizio; – elaborare una procedura aziendale per la prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari; – strutturalmente, prevedere anche zone di sicurezza dove il personale può rifugiarsi in attesa del soccorso da parte di altri operatori esterni; – ripristino o rafforzamento della presenza delle forze dell'ordine all’interno dei nostri presidi; – definire un protocollo d’intesa tra Ausl, Prefettura e forze dell’ordine che regolamenti le modalità di collaborazione per la gestione di questi casi". "Le paure e preoccupazioni - conclude Nicola Maria Russo - generano situazione di stress lavoro-correlato e portano spesso il lavoratore ad assumere un atteggiamento più chiuso e più distaccato nei confronti dell’assistito, che compromette il ruolo terapeutico della relazione. Riteniamo, pertanto, che la problematica sia rilevante e debba essere al più presto affrontata attraverso il coinvolgimento delle direzioni, servizio legale, servizio di prevenzione e protezione, medico competente, RLS, Prefetto e forze di polizia. È giunto il momento di dire basta alle aggressioni nelle nostre strutture ospedaliere e territoriali. La UIL FPL vigilerà attentamente sull’adozione da parte della Ausl di misure preventive atte a tutelare il benessere psicofisico del dipendente, pronta a tutelare i nostri professionisti".
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