Centro salute mentale Mirandola con pochi operatori, la delusione degli utenti: “Ci sentiamo abbandonati”
"Ci sentiamo abbandonati". Così alcuni utenti del Centro Salute mentale hanno appreso la notizia della fine del loro rapporto con l'istituzione che, in deficit di organico, è costretta a rimodulare, tagliando, i propri servizi. Ci sono operativi appena due medici per tutta l'area di Mirandola, ne mancano almeno sei per seguire gli oltre 950 utenti .
Scrive un di essi:
Purtroppo, qualche settimana fa, una persona di mia conoscenza (che richiede come me, date le circostanze, il più totale anonimato), riceve una chiamata dal centro di salute mentale di Mirandola, presso cui era in cura da un anno e mezzo, una telefonata in cui si comunicava, benché con empatia e dedizione al proprio lavoro, la cessazione delle prestazioni. L’utente è stata gravemente colta da sconforto, in quanto le sedute con lo psichiatra, benché saltuarie, stavano aiutando la giovane, dopo vari alti e bassi e periodi di riacutizzazione. Nonostante ciò, ha provato a contattare l’URP, dove ugualmente le è stato risposto che la carenza nazionale di medici comporta questo, cioè ridotte prestazioni pubbliche per il cittadino. Non è noto quando riprenderà a tutti gli effetti l’attività capillare del CSM; qualche caso ancora viene trattato, speriamo probabilmente i più gravi o lunghi percorsi. Ma la gravità non può essere la sola determinante: se ci si reca presso questo servizio è proprio per NON aggravarsi. L’utente, così come tanti altri pazienti, si sentono fortemente scorati, sfiduciati, abbandonati ai loro problemi, alle loro ricadute. Certo, esisteranno sicuramente alternative private, ma i costi sono elevati, la maggioranza non può permetterseli; così come il continuo cambiare figura di riferimento non giova. Il personale, mi è stato riferito, è sempre lodevole di empatia e vicinanza, in tutte le telefonate intercorse; almeno questo aspetto ci scalda il cuore Loro, infatti, non sanno come gestire questo flusso di pazienti e si trovano con poche risorse, con le mani legate, a malincuore devono lasciare sole le persone.
Sono qui a scrivervi per chiedere di parlare pubblicamente di questo problema, di questo chiamiamolo disservizio, che lascia soli i cittadini più fragili, più bisognosi, senza alternative. Se esiste un modo per venire incontro agli utenti, affrettiamoci! Si tratta pur sempre di vite umane, appese, alcune volte, a fili sottilissimi.
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