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04 Maggio 2026
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A San Felice convegno sulle baby gang: “Non chiamatele così, sbagliato enfatizzare il fenomeno”

SAN FELICE SUL PANARO - Quello relativo alle baby gang è un tema molto dibattuto sul territorio della Bassa modenese, che ha vissuto recentemente episodi di vandalismo e violenza. A San Felice si è svolta nella giornata di ieri, giovedì 13 ottobre, la conferenza dal titolo “Le cosiddette baby gang: un fenomeno da capire”, nel corso della quale si è cercato di fare chiarezza sul tema. Particolare attenzione è stata posta sulla terminologia da utilizzare: è corretto usare il termine baby gang? «Non chiamatele baby gang». Mario Paternoster, dirigente della Squadra Mobile della Questura di Modena, esordisce così al convegno, organizzato dal Comune in collaborazione con il sindacato di polizia Siulp organizzato presso il Pala Round di San Felice sul Panaro. Nel suo intervento, Paternoster si rivolge soprattutto ai quotidiani e ai media in generale, ma anche alle persone comuni. «Io - precisa - li descriverei semplicemente come un gruppo di minorenni che nella nostra realtà modenese hanno messo in atto comportamenti vandalici o si sono macchiato di alcuni reati, ma non hanno la struttura gerarchizzata tipica della banda. Sono gruppi che si creano su Instagram e Telegram e così come nascono poi si sciolgono». È dello stesso parere anche il maggiore Stefano Covolo, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Carpi, seduto a fianco sul palco del Pala Round. «Enfatizzare il fenomeno può portare ad acuirlo», spiega il comandante. In altre parole, chiamarle baby gang e dare loro molto spazio sui media può spingere i soggetti in questione ad agire solo per far parlare di sé. «Le imprese devianti - prosegue Covolo - vengono spesso riprese dai cellulari e poi postate online sui social media. Rendere pubbliche certe azioni contribuisce ad alimentare il circolo vizioso». Impossibile, a questo punto, non pensare all'episodio del 29 agosto scorso, quando un gruppo di ragazzi è stato sorpreso dai Carabinieri di San Felice a rubacchiare alla Coop. Una volta caricati sulla gazzella, i minorenni si sono filmati di nascosto e il video è circolato per tutto il paese. Filmarsi per farsi vedere e sentirsi grandi, per avere qualche like in più. D'altronde - come sottolinea Milena Casalini, sociologa e presidente Cug Ausl di Modena, «viviamo in una società complessa e i valori sono cambiati. Le priorità ora sono fama e notorietà, non c'è da stupirsi se a 16-17 anni i ragazzi cercano consenso in questo modo». Secondo Casalini, la pandemia ha fatto emergere alcuni aspetti di un problema che però esisteva già e, soprattutto, che non esiste solo a Modena e provincia. «Queste bande giovanili - dice - sono sempre esistite, ma nel periodo post pandemia è cambiata la società e sono aumentati i disagi sociali e la povertà». Anche la sociologa è dell'idea che «stare sotto i riflettori può contribuire a emulazioni di questi fenomeni, seppur sia giusto il dovere di cronaca». Tutti i presenti sul palco condividono l'opinione che sui giornali si potrebbero evitare alcuni titoli sensazionalistici e non condividono l'opinione pubblica - supportata da un recente rapporto redatto dell'Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con l'Università di Bologna e di Perugia - secondo cui Modena è tra le province con gruppi giovanili devianti in aumento. «Io viaggio spesso per lavoro - spiega Andrea Bilotto, psicologo e psicoterapeuta e presidente Aics - e vi posso assicurare che Modena non è peggio di altre realtà, che l'Emilia-Romagna non è peggio di altre realtà». E con una battuta dice: «Voi avete solo più giornalisti che scrivono». Conclude il convegno Cosimo Zaccaria, avvocato penalista del foro di Modena. «In città siamo abituati a sentir parlare di questo fenomeno, ma ora sono state raggiunte anche le piccole realtà. Io incontro quasi tutti i giorni minorenni che si sono macchiati di qualche reato e ribadisco che bisogna partire dal sistema educativo e scolastico. Prima di parlare del carattere giuridico della questione, è un fenomeno sociale ed educativo».

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