Una microalga innocua è la causa dell’anomala colorazione delle acque a Cesenatico
CESENATICO - Nel pomeriggio di domenica 17 luglio sono giunte alcune segnalazioni da parte della Capitaneria di porto di Cesenatico che riportavano la presenza, nel porto canale di Cesenatico, di una massa d’acqua con colorazione tendente al bruno che, in contemporanea alla marea uscente, si muoveva lentamente verso il mare. Arpae è intervenuta prelevando alcuni campioni, dall'analisi dei quali è emersa un’abbondante presenza, nelle acque del porto canale di Cesenatico, di una microalga assolutamente innocua per le persone, denominata Fibrocapsa japonica. Fibrocapsa japonica - spiega Arpae - è un’alga microscopica unicellulare appartenente alla famiglia delle Raphydophyceae.
La microalga rinvenuta a Cesenatico è costituita da una cellula ovoidale (20-30 µm di grandezza) provvista di due flagelli che utilizza per effettuare spostamenti verticali lungo la colonna d’acqua. La prima segnalazione della sua presenza nelle acque marine italiane, e in Adriatico, risale al 1994 (nel Mediterraneo era già presente da due decenni) e da allora ricompare con una certa regolarità anche lungo il litorale emiliano-romagnolo, in particolare nella fascia centro-meridionale caratterizzata da salinità più alte. È presente in molte altre parti dei litorali italiani, del Mediterraneo e dei mari extramediterranei. Il fenomeno si manifesta nei mesi estivi (luglio e agosto) ed è caratterizzato da un progressivo intorbidimento dell’acqua entro i primi 200 metri da riva.
Le condizioni ideali per la proliferazione di questo microrganismo - continua Arpae - sono: alte temperature dell’acqua (25-27 °C), mare calmo, cielo sereno. Quando il fenomeno è in atto, la colorazione dell’acqua assume tonalità che vanno dal rosso al marrone. Spesso il fenomeno si manifesta a giorni alterni. Può capitare che al mattino l’acqua risulti limpida o appena velata dalla classica torbidità; poi, verso mezzogiorno, la torbidità aumenta e l’acqua comincia a colorarsi. Sovente, quando il fenomeno riguarda la fascia costiera, si forma una striscia colorata larga qualche decina di metri ed estesa per centinaia di metri, permane fino al tardo pomeriggio/sera e può spostarsi in funzione dei venti e delle correnti. Basta una mareggiata a disperdere la biomassa microalgale e il fenomeno scompare temporaneamente. Non sono mai stati rilevati problemi di tossicità di questa microalga nei confronti dell’uomo e della fauna marina. Arpae sta svolgendo ulteriori indagini in laboratorio per definire le caratteristiche delle acque campionate.
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La microalga rinvenuta a Cesenatico è costituita da una cellula ovoidale (20-30 µm di grandezza) provvista di due flagelli che utilizza per effettuare spostamenti verticali lungo la colonna d’acqua. La prima segnalazione della sua presenza nelle acque marine italiane, e in Adriatico, risale al 1994 (nel Mediterraneo era già presente da due decenni) e da allora ricompare con una certa regolarità anche lungo il litorale emiliano-romagnolo, in particolare nella fascia centro-meridionale caratterizzata da salinità più alte. È presente in molte altre parti dei litorali italiani, del Mediterraneo e dei mari extramediterranei. Il fenomeno si manifesta nei mesi estivi (luglio e agosto) ed è caratterizzato da un progressivo intorbidimento dell’acqua entro i primi 200 metri da riva.
Le condizioni ideali per la proliferazione di questo microrganismo - continua Arpae - sono: alte temperature dell’acqua (25-27 °C), mare calmo, cielo sereno. Quando il fenomeno è in atto, la colorazione dell’acqua assume tonalità che vanno dal rosso al marrone. Spesso il fenomeno si manifesta a giorni alterni. Può capitare che al mattino l’acqua risulti limpida o appena velata dalla classica torbidità; poi, verso mezzogiorno, la torbidità aumenta e l’acqua comincia a colorarsi. Sovente, quando il fenomeno riguarda la fascia costiera, si forma una striscia colorata larga qualche decina di metri ed estesa per centinaia di metri, permane fino al tardo pomeriggio/sera e può spostarsi in funzione dei venti e delle correnti. Basta una mareggiata a disperdere la biomassa microalgale e il fenomeno scompare temporaneamente. Non sono mai stati rilevati problemi di tossicità di questa microalga nei confronti dell’uomo e della fauna marina. Arpae sta svolgendo ulteriori indagini in laboratorio per definire le caratteristiche delle acque campionate.
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