Tecnopolo di Mirandola, intervista alla direttrice Barbara Bulgarelli
MIRANDOLA - La stampa in 3d di materiale biologico, la sensoristica per i dispositivi medici, la caratterizzazione dei materiali, la tossicologia. E naturalmente, il biomedicale. Il Tecnopolo di Mirandola si allarga e guarda al futuro.
Ne abbiamo parlato con Barbara Bulgarelli, direttrice del TPM intitolato al fondatore del nostro settore biomedicale, Mario Veronesi.
Bulgarelli, tracciamo un bilancio della presenza del Tecnopolo a Mirandola, ormai sono sette anni.
Il rapporto col territorio è molto buono, c'è interesse ed è stato riconosciuto come preziosa opportunità di sviluppo per un'area che è stata colpita dal terremoto e che voleva ricostruire e ritrovare slancio. Noi ci occupiamo di progetti di ricerca, progetti di innovazione di prodotto, facciamo servizi avanzati per le imprese e con l’incubatore TPM Cube ci occupiamo anche di start up. Un caso di successo è ad esempio una start up che è stata incubata da noi, che si è sviluppata e ora è tornata con il suo laboratorio nei nuovi spazi che abbiamo inaugurato il 22 giugno.
Quanti sono oggi i dipendenti?
Abbiamo 17 persone tra ricercatori, project manager, responsabile qualità e segreteria. Punto di forza di questo complesso sono i suoi sei laboratori, dove lavorano ricercatori e a capo dei quali ci sono 3 professori dell'Università di Modena e Reggio Emilia.
Come si struttura il rapporto con gli imprenditori locali?
I Tecnopoli per definizione sono laboratori che hanno un approccio diretto col mondo dell'impresa. Hanno questo nel Dna, favorire il rapporto tra impresa e mondo della ricerca e promuovere il trasferimento tecnologico ma anche lo sviluppo di start up in ambito biomed, biotech e nanotech. Promuoviamo progetti per imprese e start up e individuiamo il percorso più adeguato e i finanziamenti necessari. Networking e matching di competenze sono servizi che sviluppiamo a corollario.
Negli spazi dove era stato ospitato il liceo Pico e l'Istituto Luosi dopo il terremoto avete inaugurato recentemente il Biomedical village, di cosa si tratta?
E' un vero e proprio villaggio della conoscenza e dell’innovazione, che mette insieme il TPM, il nuovo incubatore TPM Cube e comprende anche l’Istituto Tecnico Superiore ‘Nuove tecnologie della Vita’. E' stato reso possibile grazie a un
investimento complessivo di oltre 1,7 milioni milioni di euro. Oltre alla scuola, ci sono anche i laboratori di impresa per facilitare la collaborazione e luoghi di connessione con le imprese gestiti dal Tecnopolo. Questo spazio racchiude la value chain dell’innovazione: idee, saperi e competenze che si completa con l’attività di ricerca sviluppata dai laboratori del tecnopolo. Abbiamo nuovi spazi per le start up e presto apriremo una call per portarne di nuove
Come avete contribuito all'emergenza nazionale dovuta all'epidemia Coronavirus?
Qui abbiamo sviluppato un nuovo sistema di test per la certificazione delle mascherine chirurgiche, passaggio importante per velocizzare la verifica della correttezza e dell'adeguamento alle disposizioni di legge. Eravamo uno dei laboratori di riferimento in Italia. Abbiamo anche collaborato con alcune aziende per lo sviluppo di sistemi di sanificazione dell’aria in ambienti chiusi.
Il biomedicale ha avuto un ruolo cruciale in quel periodo. Ora tornerà ad essere cosa da addetti ai lavori?
Il tema della salute oggi è cruciale. Il Covid ha evidenziato quanto sia importante l'industria della salute. Nel nostro distretto sono stati realizzati dispositivi importanti, come i caschi per la respirazione, si è avviata la digitalizzazione nel biomedicale. La tendenza è questa, sviluppo digitale della medicina territoriale.
Meno ospedali e più computer?
L'ospedalizzazione deve essere una delle risposte, ma ne possono essere messe in campo tante, pensate per bisogni specifici. Si possono realizzare sistemi di cura che rispondano in modo diverso ai nuovi bisogni sociali. Il sistema di cura deve essere complesso e articolato e offrire opportunità di cura più vicine alle esigenze individuali.
A settembre arriva a Mirandola la Summer Camp, organizzato dall'Università. Di che si tratta?
A settembre, per tre giorni, ci sarà un percorso di conoscenza della realtà biomedicale fatto di imprese e Tecnopolo riservato a studenti che stanno frequentando la laurea triennale in “Ingegneria dei sistemi medicali per la persona” promossa da tre atenei: Modena,Verona e Trento. Per il Summer Camp di Mirandola è stato coinvolto anche il Tecnopolo e coinvolgerà 40 ragazze e ragazzi che conosceranno la nostra realtà.
Il Tecnopolo di Mirandola ha una direttrice donna. Bulgarelli, ha rotto il tetto di cristallo?
Il nostro Tecnopolo ha una forte presenza femminile, abbiamo donne che hanno iniziato giovani, hanno messo su famiglia e continuano a lavorare con noi. Ma nelle scelte che facciamo valutiamo le competenze e non il genere. L'Innovazione è donna e uomo.
https://youtu.be/hQM-pnTkpYg
Bulgarelli, tracciamo un bilancio della presenza del Tecnopolo a Mirandola, ormai sono sette anni.
Il rapporto col territorio è molto buono, c'è interesse ed è stato riconosciuto come preziosa opportunità di sviluppo per un'area che è stata colpita dal terremoto e che voleva ricostruire e ritrovare slancio. Noi ci occupiamo di progetti di ricerca, progetti di innovazione di prodotto, facciamo servizi avanzati per le imprese e con l’incubatore TPM Cube ci occupiamo anche di start up. Un caso di successo è ad esempio una start up che è stata incubata da noi, che si è sviluppata e ora è tornata con il suo laboratorio nei nuovi spazi che abbiamo inaugurato il 22 giugno.
Quanti sono oggi i dipendenti?
Abbiamo 17 persone tra ricercatori, project manager, responsabile qualità e segreteria. Punto di forza di questo complesso sono i suoi sei laboratori, dove lavorano ricercatori e a capo dei quali ci sono 3 professori dell'Università di Modena e Reggio Emilia.
Come si struttura il rapporto con gli imprenditori locali?
I Tecnopoli per definizione sono laboratori che hanno un approccio diretto col mondo dell'impresa. Hanno questo nel Dna, favorire il rapporto tra impresa e mondo della ricerca e promuovere il trasferimento tecnologico ma anche lo sviluppo di start up in ambito biomed, biotech e nanotech. Promuoviamo progetti per imprese e start up e individuiamo il percorso più adeguato e i finanziamenti necessari. Networking e matching di competenze sono servizi che sviluppiamo a corollario.
Negli spazi dove era stato ospitato il liceo Pico e l'Istituto Luosi dopo il terremoto avete inaugurato recentemente il Biomedical village, di cosa si tratta?
E' un vero e proprio villaggio della conoscenza e dell’innovazione, che mette insieme il TPM, il nuovo incubatore TPM Cube e comprende anche l’Istituto Tecnico Superiore ‘Nuove tecnologie della Vita’. E' stato reso possibile grazie a un
investimento complessivo di oltre 1,7 milioni milioni di euro. Oltre alla scuola, ci sono anche i laboratori di impresa per facilitare la collaborazione e luoghi di connessione con le imprese gestiti dal Tecnopolo. Questo spazio racchiude la value chain dell’innovazione: idee, saperi e competenze che si completa con l’attività di ricerca sviluppata dai laboratori del tecnopolo. Abbiamo nuovi spazi per le start up e presto apriremo una call per portarne di nuove
Come avete contribuito all'emergenza nazionale dovuta all'epidemia Coronavirus?
Qui abbiamo sviluppato un nuovo sistema di test per la certificazione delle mascherine chirurgiche, passaggio importante per velocizzare la verifica della correttezza e dell'adeguamento alle disposizioni di legge. Eravamo uno dei laboratori di riferimento in Italia. Abbiamo anche collaborato con alcune aziende per lo sviluppo di sistemi di sanificazione dell’aria in ambienti chiusi.
Il biomedicale ha avuto un ruolo cruciale in quel periodo. Ora tornerà ad essere cosa da addetti ai lavori?
Il tema della salute oggi è cruciale. Il Covid ha evidenziato quanto sia importante l'industria della salute. Nel nostro distretto sono stati realizzati dispositivi importanti, come i caschi per la respirazione, si è avviata la digitalizzazione nel biomedicale. La tendenza è questa, sviluppo digitale della medicina territoriale.
Meno ospedali e più computer?
L'ospedalizzazione deve essere una delle risposte, ma ne possono essere messe in campo tante, pensate per bisogni specifici. Si possono realizzare sistemi di cura che rispondano in modo diverso ai nuovi bisogni sociali. Il sistema di cura deve essere complesso e articolato e offrire opportunità di cura più vicine alle esigenze individuali.
A settembre arriva a Mirandola la Summer Camp, organizzato dall'Università. Di che si tratta?
A settembre, per tre giorni, ci sarà un percorso di conoscenza della realtà biomedicale fatto di imprese e Tecnopolo riservato a studenti che stanno frequentando la laurea triennale in “Ingegneria dei sistemi medicali per la persona” promossa da tre atenei: Modena,Verona e Trento. Per il Summer Camp di Mirandola è stato coinvolto anche il Tecnopolo e coinvolgerà 40 ragazze e ragazzi che conosceranno la nostra realtà.
Il Tecnopolo di Mirandola ha una direttrice donna. Bulgarelli, ha rotto il tetto di cristallo?
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