Caso “pedofili della Bassa”, il comitato Voci Vere: “La vera storia di don Giorgio Govoni”
Attraverso un comunicato stampa, il comitato "Voci Vere" interviene in merito alla figura di don Giorgio Govoni in relazione al caso "pedofili della Bassa":
"Nell’ambito delle inchieste sulle vicende di pedofilia della Bassa Modenese, il sacerdote Don Giorgio Govoni fu indagato e poi accusato dal PM con la richiesta a 14 anni di reclusione per abusi su minori, commessi anche in ambito ritualistico (Tribunale Modena R.g.n.r. 1381/97) in danno di diversi bambini che all’epoca testimoniarono, e tuttora da adulti confermano quelle dichiarazioni. Il Don Govoni morì improvvisamente e inaspettatamente poco prima della sentenza di primo grado, per cui il Tribunale dichiarò (sentenza N. 87/2000, pag. 330), non doversi procedere per estinzione dei reati causa morte dell’imputato: “Il Tribunale, visto l'art.531 cpp dichiara non doversi procedere nei confronti di Govoni Giorgio per essere i reati tutti a lui ascritti estinti per morte del reo“. Non è pertanto vero, come scrivono sovente i giornali e i difensori del sacerdote, che Don Govoni fu assolto, e neanche condannato. Successivamente alla morte la sua difesa aveva chiesto pronuncia di assoluzione per non aver commesso il fatto, ma il Tribunale, considerati gli elementi raccolti a carico dell’imputato, dichiarò che essi erano “lungi dal consentire una pronuncia di assoluzione per non aver commesso il fatto, declaratoria consentita, nella fattispecie, (in conseguenza del decesso), a norma dell’art. 129, co.2 c.p.p. unicamente se dagli atti - risulta evidente che l’imputato non ha commesso il fatto........-“ . E’ altrettanto falsa l’affermazione che il Don Govoni fu assolto in appello come scrivono i sostenitori del sacerdote: furono depositati due atti d’appello, volti a chiederne l’assoluzione , ma entrambi, con ordinanza della Corte d’Appello di Bologna del 4 giugno 2001, furono dichiarati inammissibili, pertanto non furono neanche esaminati. Per cui rimaneva ferma la declaratoria del primo grado di non doversi procedere per morte dell’imputato e pertanto l’espressione assolto “post mortem”, ripresa da numerosi giornalisti in questi anni, è totalmente priva di fondamento. Con questo ci auguriamo di aver alfine chiarito la vicenda processuale del sacerdote. Con il presente comunicato vogliamo altresì puntualizzare ancora una volta quanto segue: 1) i nostri figli confermano ancora da adulti che il sacerdote “dirigeva “ rituali nei quali avvenivano abusi sui bambini; 2) che agli atti dei procedimenti giudiziari sono presenti numerose prove a suo carico, che non vengono menzionate negli articoli comparsi sulla stampa e sui social in questi anni, e per la gravità delle quali il Don Giorgio Govoni sarebbe stato presumibilmente condannato, come del resto si legge nella sentenza di primo grado Tribunale Modena n.87/2000 ( gli elementi a carico “avrebbero portato ad una pronuncia di condanna”); 3) a conferma che il libro “Veleno” del giornalista Pablo Trincia è un romanzo e non una indagine giornalistica, non vengono menzionati tutti i reperti trovati dagli inquirenti nell’abitazione del sacerdote, e non si da atto, se non superficialmente, delle testimonianze univoche e concordanti dei bambini abusati; 4) che, anche da testimonianze di recente da noi raccolte, la condotta in vita del sacerdote non appare del tutto specchiata; 5) che per tutta la vicenda della Bassa Modenese, che ha visto coinvolti in totale circa 70 Giudici, grazie alle testimonianze dei nostri figli e alle prove raccolte, sono state comminate 14 condanne definitive per pedofilia a carico di 12 persone; 6) che il discredito e la rivittimizzazione dei nostri figli provoca ancora dolore e sofferenza nelle loro vite. Ciò premesso, il Comitato VOCI VERE diffida chiunque (giornalisti, politici, uomini di Chiesa, ecc.) voglia ancora diffondere pubblicamente notizie false o fuorvianti sula vicenda processuale del sacerdote Don Giorgio Govoni, nonché di conseguenza sui nostri figli, che, ricordiamo, all’epoca furono vittime di abusi, e non certo di altro, come si vuole far credere".
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