Trasferirsi da Carpi a Cagliari e poi a Dubai per amore della professione: intervista a Federico Diacci
CARPI- Da Carpi a Cagliari per Federico è stato un attimo. L’architetto paesaggista non ha pensato neppure per un secondo di lasciarsi sfuggire l’opportunità di andare, subito dopo la laurea, a lavorare per un’azienda sarda del settore florovivaistico tra le più antiche in Italia. Azienda che nell’ottobre del 2019 decide di aprire un ufficio anche a Dubai e Federico diventa, con non poca soddisfazione, il Project manager del progetto di internazionalizzazione della realtà sarda e a distanza di pochi mesi inizia a progettare resort e ville private esclusive negli Emirati.
Con che obiettivo hai scelto il tuo percorso di studi?
“Il mio percorso di studi prende vita dalla passione per la terra e per il verde che mi ha trasmesso la mia famiglia, il nonno e lo zio sono imprenditori agricoli e fin da piccolo passavo ore e ore in campagna con loro. Poi, durante la triennale di Agraria a Bologna, ho fatto un esame di progettazione dei giardini e da lì ho deciso che sarebbe stato il mio futuro.
Così mi sono iscritto alla specialistica di architettura del paesaggio a Firenze e ho iniziato il percorso che post laurea mi ha portato in Sardegna”.
Come sei approdato alla Sgaravatti Group?
“In realtà molto fortuitamente; la mia attuale titolare, la signora Rosi Sgaravatti, grande appassionata del verde e persona che ammiro fortemente, visionando il mio profilo Linkedin ne ha colto il potenziale e mi ha chiamato a lavorare alla sua corte”
Com’è lavorare in Sardegna?
“Inizialmente non è stato facile, mi sono trovato catapultato in una realtà che per me era sconosciuta ed in mezzo ad una cultura, sia di vita che lavorativa, completamente diversa da quella emiliana. Ma a distanza di 8 anni posso dire che con volontà e disponibilità nel mettersi in discussione, mi sono perfettamente ambientato e mi sento di dire che non poteva
capitarmi niente di meglio. Il sud Sardegna è un posto fantastico dove vivere, ma soprattutto dove poter esprimere la creatività ed il gusto del bello nel progettare e realizzare i giardini”
E a Dubai?
“Dubai gira 5 volte più veloce di tutto il resto del globo, ci sono tantissime opportunità che arrivano all’improvviso, ma un giorno sei dentro e l’altro, se sbagli, sei fuori. La concorrenza è spietata, quindi devi far forza sulla tua storia, sulla tua competenza e sul tuo “saper fare” per riuscire a prendere la commessa. Per ora stiamo lavorando bene, speriamo di poter continuare a crescere”
Cos’è per te un paesaggio?
“Per me, per paesaggio si intende un insieme di fattori antropici e naturali in forte equilibrio tra loro, se non c’è equilibrio e sintonia tra questi elementi non c’è paesaggio. Per questo per poter lavorare nel paesaggio e avere la consapevolezza di modificarlo, bisogna, in primis, conoscerne la trama e gli elementi che lo compongono”
Il progetto che ti ha appassionato di più sino ad ora?
“Ci sono state diverse ville private che mi hanno appassionato veramente tanto, soprattutto durante la fase realizzativa, ma forse il più affascinante che ho progettato e seguito è stato quello di una parete verticale ed un giardino d’inverno di un hotel in Georgia sulle rive del Mar Nero. Anche grazie al nostro progetto si sono classificati tra i primi 5 Hotel di lusso nei paesi emergenti del mondo dalla rivista Forbes, quindi un po’ di vanto ce lo concediamo”
Ti manca Carpi?
“Le proprie radici non si dimenticano mai, ma per fortuna viaggiando spesso sia per lavoro che privatamente, ho l’opportunità di fermarmi a casa per stare con famiglia, fidanzata ed amici. Chissà cosa ci riserverà il futuro? Magari apriremo una filiale Sgaravatti anche a Carpi e potremo divulgare il gusto e la passione nel verde e nei giardini come facciamo in Sardegna e nel resto del mondo”
La sua tesi di laurea lo ha visto coinvolto nel ripensare lo spazio del Parco Lama della sua Carpi. Uno spazio che, nel suo immaginario, sarebbe dovuto diventare il giusto connubio tra città e campagna, dove un’economia circolare di produzione e vendita diretta dei prodotti agricoli ne avrebbe garantito l’autosostentamento e allo stesso tempo, sarebbe stato parco
cittadino fruibile dai cittadini.
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