Da Cavezzo al Senegal per solidarietà: Edoardo Benatti parteciperà al rally benefico “Rust2Dakar”
CAVEZZO - Unire la passione di una vita (i motori), il gusto per l'avventura (un rally in Africa) e la solidarietà (consegnare alcuni mezzi di trasporto, da autobus ad ambulanze, fino ad arrivare ad automobili e moto, che possono essere utili alla popolazione locale). E' questo, oltre ad una serie di valori simbolici che il rally benefico rappresenta per lui, ciò che ha spinto Edoardo Benatti, cavezzese di Ponte Motta, ad intraprendere il progetto "Rust2Dakar", organizzato dalle onlus "Tavolo 8" (Milano) e "Bambini nel deserto" (Modena).
Si tratta di un rally che si ispira in parte alla Parigi-Dakar e che si svolgerà, dopo la partenza dall'Europa, interamente in territorio africano, con partenza dal Marocco e arrivo in Senegal (precisamente a Dakar), attraversando la Mauritania e il deserto del Sahara, per un totale di oltre 4.000 km da percorrere: "Non sarà un rally tradizionale - spiega Benatti - non attraverseremo il deserto in zone sabbiose, ma percorreremo la strada che dal Marocco porta in Senegal, utilizzata anche dai camion per il trasporto delle merci. Avremo a disposizione un road book, che, di giorno in giorno, ci indicherà gli obiettivi da raggiungere e conterrà alcuni punti di interesse da cui dovremo passare. Non conosciamo ancora i vari obiettivi, anche noi li scopriremo di volta in volta. Lo scopo, comunque, non è quello di arrivare alla tappa finale il più velocemente possibile, ma quello di entrare in contatto con i vari progetti di cooperazione realizzati dalle organizzazioni umanitarie nei vari luoghi che raggiungeremo". Come, però, evidenzia il nome scelto per il progetto (rust in inglese significa ruggine), non si tratta solamente di un evento sportivo: "Il senso di questa iniziativa - continua Benatti - è quello di dare nuova vita a mezzi che in Italia non sarebbero più utilizzabili (finirebbero per arruginire, da qui il nome scelto per il charity rally), ma che in Africa possono ancora rivelarsi utili. In totale, dovrebbero partecipare poco meno di una ventina di equipaggi, suddivisi per categorie. Si va dai mezzi costruiti prima del 2000 (io parteciperò con una Mercedes del '97 con comandi al volante), alle moto, a mezzi speciali, quali un autobus adibito a scuola e tre ambulanze. Alla fine del rally, i mezzi rimarranno in Africa: due ambulanze sono già state assegnate a due ospedali, la mia auto dovrebbe diventare una sorta di taxi che possa essere utilizzato da persone con difficoltà motorie: per questo, il mio team si chiama "Taxi Dakar"". Il viaggio di Benatti e degli altri equipaggi, sarà documentato: "Ci seguiranno durante le tappe del viaggio alcuni operatori, che realizzeranno un reportage che sarà poi diffuso su alcuni canali tematici legati al mondo dei motori. Avremo sempre con un noi una Go Pro che filmerà i vari momenti del rally, per cui ci sarà anche una copertura mediatica dell'iniziativa". Iniziativa che, inizialmente, era prevista per il 2020, in occasione del ventesimo anniversario dalla nascita di una delle onlus organizzatrici ("Bambini nel deserto"), ma, causa Covid, è già stata rimandata due volte: prima, ad aprile e, poi, a dicembre di quest'anno. Il Covid, però, potrebbe nuovamente mettere i bastoni tra le ruote agli organizzatori: "Non è ancora detto che si parta - continua Benatti - Con l'emergere della variante Omicron, Il Marocco è in fase di decisione per capire se fare entrare o meno persone dall'estero. Noi siamo già pronti, aspettiamo solo la conferma di poter partire, anche se, dopo due rinvii, l'attesa sta cominciando a diventare snervante". Attesa amplificata anche dal fatto che Edoardo Benatti si è buttato a capofitto nel progetto, non appena ne ha sentito parlare, subito deciso a farne parte, anche per una serie di valori simbolici, come spiega lui stesso: "Appena ho saputo di questa iniziativa, me ne sono innamorato: penso di essere stato uno dei primi ad informarsi, quando ancora non avevo la macchina che utilizzerò per il rally. Oltre ad essere spinto dalla mia passione per i motori, per me il progetto ha anche un significato differente, perchè nel 1990 sono andato in Africa in moto, per cui sarebbero trent'anni da quel viaggio. Inoltre, da 20 anni sono disabile, per cui questo viaggio ha per me tanti significati importanti che mi hanno spinto a dire subito sì a questa avventura. Ho pensato: "Sembra fatta per me"".
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