Un anno sospeso dove anche i ricordi sono fermi al “prima”. Parlano gli studenti di Cavezzo e Concordia
Un anno sospeso dove anche i ricordi sono fermi al "prima". Parlano gli studenti di Cavezzo e Concordia. Le loro voci le ha raccolte Francesca Monari, esperta di risorse umane di Mirandola, che ha seguito l'evento on line "I giovani si raccontano", dialogo con ragazze e ragazzi di Cavezzo e Concordia e con l'associazione culturale Way staff di Concordia sulla Secchia.Con loro i sindaci di Cavezzo e Concordia, Lisa Luppi e Luca Prandini.
L'altra sera, alle 20.45, sulle pagine Facebook dei Comuni di Concordia e Cavezzo sono stati protagonisti i nostri adolescenti. La parola è stata data a loro che sono il nostro futuro più immediato.
“Dare loro questo spazio? Un atto necessario per far sentir loro la nostra presenza” - precisano all’unisono Luppi e Prandini.
Introdotti dai sindaci Luca Prandini e Lisa Luppi, hanno preso la parola gli studenti delle classi quarte e quinte del 'Galilei' di Mirandola: Matteo Grigoli, Jacopo Pellacani, Alice Morselli, Federica Riccò, Francesca Bertarello e Gaia Tolomelli per raccontarci delle loro preoccupazioni, idee e speranze alla luce di quanto vissuto in questo anno di pandemia e di DAD.
All' incontro presenti anche Marcello Meschiari e Samuele Bellesia dell'associazione culturale Way Staff di Concordia, normalmente impegnata nell'organizzazione di eventi e feste a scopo di beneficenza. Entrambi non vedono l’ora di riprendere ad organizzare feste, se fosse per Marcello ne farebbe una a settimana!
A tutti, inutile dirlo, la prima cosa che manca è la socialità. Socialità intesa non solo con i coetanei ma anche con i professori. “La DAD non è la stessa cosa. Se all’inizio sembrava bello poter dormire un po’ di più, alla lunga la cosa più bella sarebbe tornare in classe come prima. In DAD si lavora molto di più e l’impegno profuso sembra venir riconosciuto di meno. Mattine più lunghe davanti al pc, seguite da pomeriggi altrettanto lunghi per studiare.” E’ questo il primo pensiero comune che emerge.
Laurea online per uno di loro, compleanni in lockdown per altri due. Natale e Pasqua a casa. “Più di anno ‘sospeso’, dove pare che anche i ricordi si siano fermati al prima” - dice Alice con la voce rotta dall’emozione.
Snervante poi per loro poter uscire pochissimo e con la paura di portare il virus a casa ai propri cari e avvicinarsi agli altri con sospetto.
Alcuni di loro quest’anno faranno la maturità ma si sentono disorientati perché non hanno la possibilità di condividere i loro dubbi e stemperare la tensione né con i compagni, né con i professori. “Perchè la maturità significa prima di tutto socializzazione” ribadisce Federica, mentre Francesca puntualizza che in questo momento non le sembra né una vita né una scuola “reale”. Per gli altri persino il percorso di orientamento, che è un momento delicatissimo che richiede confronti e riflessioni perché in ballo ci sono decisioni per la scelta del proprio futuro, è risultato veramente efficace.
“Nonostante cerchiamo di coltivare qualche hobby, nei limiti del possibile e di non perdere la fiducia nel futuro, non ci divertiamo più” è un’altro dei pensieri condivisi.
Ora sperano nell’estate. Sperano di passarla come meritano alla loro età, facendo per prima cosa qualche weekend fuori con gli amici, non importa dove ma insieme.
Quando Luppi e Prandini chiedono ai ragazzi che cosa le istituzioni possono offrire loro per farli stare meglio, i ragazzi non hanno dubbi: tornare a scuola in presenza e quando si potrà supportarli il più possibile nel creare eventi a loro dedicati. Bello sarebbe che ogni comune della bassa avesse la possibilità di organizzare qualcosa con continuità per permettere ai ragazzi di trovare svago e divertimento a casa propria, senza bisogno di allontanarsi troppo.
E le altre amministrazioni? Mi auguro che l’esigenza di questi ragazzi venga seriamente presa in considerazione. Dopo un anno ‘non vissuto’ come questo, appena ve ne sarà la possibilità, la prima cosa che noi adulti dovremmo impegnarci a fare è quella di fargli vivere dei momenti di sano e leggero divertimento e aggregazione perché se lo meritano davvero. Chiaro il messaggio?
Un ringraziamento sentito da parte dei ragazzi ai Sindaci ma anche ai professori. Anche per loro non è facile, i ragazzi lo capiscono. Comprensione reciproca e dialogo è ciò che serve per uscirne insieme.
Il vero valore per loro è il valore dello stare insieme.
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