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06 Maggio 2026
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Chirurgia ginecologica, Modena tra i cinque centri italiani all’avanguardia

A Modena implementata una nuova tecnica chirurgica mini-invasiva per la chirurgia ginecologica. Nell’ottobre scorso, per la prima volta in Emilia-Romagna, l’equipe del dottor Carlo Alboni ha eseguito un intervento laparoscopico su una donna di 46 anni, alla quale sono stati asportati gli annessi (ovaie e tube) per una formazione cistica di 6 cm senza operare tagli né incisioni addominali ma per via endoscopica trans-vaginale. La stessa tecnica è stata replicata il 22 di febbraio per asportare completamente l’utero ad una donna di 48 anni con obesità severa, anemizzazione secondaria da sanguinanti anomali uterini per la presenza di fibromi multipli dell’organo. Entrambe le pazienti stanno bene e sono state dimesse in seconda giornata postoperatoria. In Italia, oltre al Policlinico di Modena, la tecnica è applicata all’Ospedale Borgo Trento di Verona, all’Ospedale Niguarda ca’ Granda di Milano, al San Martino di Genova e all’Ospedale Cannizzaro di Catania. Fondamentale è l’apporto del personale infermieristico e degli anestesisti dell’Anestesia e Rianimazione 1 (diretta dal prof. Massimo Girardis) e dell’Anestesia e Rianimazione 2 (diretta dalla dottoressa Elisabetta Bertellini).
“Risultati come questi, raggiunti dall’equipe del dottor Carlo Alboni, sono l’ennesima testimonianza del livello qualitativo della sanità emiliano romagnola, che si colloca ai vertici nazionali – commenta l’assessore regionale alle Politiche per la salute Raffaele Donini -. È importante progredire con l’obiettivo di garantire servizi sempre più qualificati ai nostri cittadini, come nel caso delle due pazienti operate a Modena, evitando al contempo ‘migrazioni sanitarie’ verso centri di altre parti d’Italia. Questi importanti risultati sono frutto, oltre che - in primis - del talento e dell’abnegazione dei professionisti cui va il nostro plauso, anche degli investimenti in formazione e tecnologie biomedicali che da sempre contraddistinguono la nostra Regione e che hanno portato a poli di vera e propria eccellenza, cui si affiancano strutture di prossimità che andranno sempre più implementate”. “Questa tecnica – spiega il dottor Carlo Alboni, responsabile della Struttura Semplice di Chirurgia Ginecologica Mini-Invasiva e Robotica – consente di intervenire sull’utero e gli annessi in via endoscopica attraverso il canale vaginale. Il vantaggio è la mini-invasività della procedura che viene effettuata senza tagli, limitando le complicanze e accelerando i tempi di recupero. La tecnica si chiama vNOTES (Vaginal Natural Orifice Transluminal Endoscopic Surgery) e consiste nell’accedere agli organi pelvici attraverso il canale vaginale che viene chiuso con una sorta di “tappo” in gel e consente di utilizzare i classici strumenti laparoscopici (pinze e telecamera) senza alcun accesso dalla parete addominale. L’equipe medica è costituita da tre chirurghi ginecologi e dall’anestesista che, in collaborazione con il personale infermieristico di sala operatoria, costituisce un team formato specificatamente per la nuova procedura. L’impatto psicofisico sulla paziente è davvero minimo e la ripresa funzionale rapidissima, favorita dalla assenza di dolore postoperatorio non essendo toccata la parte addominale”.
Questo risultato è frutto della grande esperienza laparoscopica dell’AOU di Modena, poiché la visione endoscopica dell’anatomia degli organi pelvici è ribaltata (“upside down”) rispetto al solito e l’ergonomia di approccio al campo chirurgico richiede particolare destrezza e precisione lavorando in spazi molto stretti.
“La nostra Struttura – aggiunge il prof. Fabio Facchinetti, direttore della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia - è costantemente impegnata nella ricerca e l’emergenza COVID, che ha trasformato il nostro modo di lavorare e di gestire le pazienti, non ci ha impedito di aggiungere un altro tassello fondamentale per il trattamento chirurgico del prossimo futuro per le nostre pazienti. Lo scopo del progredire in questo ambito è anche correlato con la mission formativa della nostra U.O. che vuole garantire le più ampie possibilità di crescita professionale all’Equipe medica e ai nostri medici in formazione”. Nel biennio 2019-2020, nonostante la riduzione di attività chirurgica imposta dalla pandemia, a Modena sono state eseguite più di 350 isterectomie e per l’80% dei casi con tecnica mini-invasiva. In questo modo è stato possibile ridurre i tempi di degenza, il tasso di complicanze infettive e l’impiego di farmaci (antibiotici ed antidolorifici) e questi risultati ci spronano a continuare sul solco tracciato dal lavoro di tutti per il bene delle nostre pazienti. “Il futuro della tecnica – conclude Alboni - è garantito dall’aver potenziato la nostra capacità di vedere i dettagli anatomici e i passaggi chirurgici della chirurgia per via vaginale che un tempo erano difficoltosi, per la scarsa illuminazione e la difficoltà di visione da parte di tutti i componenti della equipe. Le principali indicazioni ad oggi sono la terapia chirurgica delle patologie benigne delle ovaie e delle tube e l’asportazione dell’utero per patologia benigna (es. a causa di fibromi sanguinanti anomali uterini). Queste principali indicazioni di applicazione stanno già subendo molte modifiche in ambito sperimentale e noi, come equipe della struttura di chirurgia mini-invasiva ginecologica di Modena, siamo in contatto e collaboriamo con i principali centri europei e nazionali che eseguono la tecnica”.
 

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