Esondazione Panaro, Gibertoni (Misto): fare luce su manutenzione e monitoraggio fiume
Interrogazione di Giulia Gibertoni (Misto), rivolta al governo regionale, per fare chiarezza sulla recente rottura dell’argine destro del Panaro (“con ampie zone dei territori modenesi dei comuni di Castelfranco Emilia e Nonantola finite sott’acqua”), in particolare la consigliera vuole sapere se ci siano correlazioni con la rottura, a quanto pare nello stesso tratto, del 2014 (“in quell’occasione i tecnici già presenti sul posto riuscirono a evitare il collasso dell’argine”). Chiede, quindi, cosa sia stato fatto per manutenere il fiume in quell’area e se al momento dell’esondazione fosse attivo il “servizio di piena” di Aipo.
La consigliera rileva, infatti, che “fino a circa sei ore dopo la rottura nessun dei tecnici di Aipo e della Regione Emilia-Romagna era presente sul posto: il ripristino della falla, completato in un tempo breve, sarebbe quindi iniziato solo dopo otto ore dalla prima frattura”. Il collasso andrebbe quindi ricollegato, prosegue, “all’inadeguato monitoraggio del fiume (risulta infatti fossero presenti nell’argine come nel 2014 tane di animali selvatici) e quindi alla scarsa manutenzione (sembra peraltro non fosse attivo nell’area alcun servizio di sorveglianza idraulica): a nulla sembrano essere servite le decine di ordinanze del presidente della Giunta regionale, in qualità di commissario delegato, nonché gli interventi straordinari attivati né l’aver instaurato contabilità speciali, oltre che fondi dedicati alla riduzione del rischio idrogeologico per centinaia di milioni di euro”. Risulterebbe, infatti, un livello di protezione nel tratto in questione, sottolinea, “adeguato solo per le piene piccole”.
Gibertoni vuole quindi sapere dall’esecutivo regionale “se questo evento disastroso potesse essere evitato” e, sul merito, chiede “quando siano stati effettuati gli ultimi controlli per verificare la presenza o meno negli argini di tane di animali”. Sollecita poi “cambiamenti nelle modalità di intervento su monitoraggio e manutenzione del fiume, anche in considerazione dei mutati scenari dovuti ai cambiamenti climatici, ristabilendo adeguate competenze tecniche in materia”.
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