Pari salari, Gualmini: “Da oggi a fine anno le donne lavorano gratis”
Cade il 4 novembre l’Equal Pay Day, la giornata europea della parità retributiva. Elisabetta Gualmini: ‘E’ come se le donne europee lavorassero due mesi gratis rispetto ai colleghi maschi. Progressi lenti e dati allarmanti, necessaria una svolta’.
Da oggi a fine anno le donne smettono simbolicamente di essere pagate rispetto ai loro colleghi maschi per lo stesso lavoro: il 4 novembre la Commissione Europea ha istituito infatti l’Equal Pay Day, la giornata dedicata alla sensibilizzazione del divario salariale. ‘E’ il cosiddetto divario retributivo – ha commentato l’eurodeputata Elisabetta Gualmini, relatrice del gruppo S&D sulla Gender Equality al Parlamento Europeo. ‘Si tratta di una profonda ingiustizia, in Europa le donne sono pagate in media il 16% in meno rispetto ai colleghi uomini, cioè circa due mesi di lavoro non retribuito. Stiamo facendo progressi, ma sono ancora troppo lenti’. Le donne lavorano più di frequente a tempo parziale, in settori a bassa retribuzione o spesso devono assumersi la responsabilità primaria della cura delle loro famiglie. Inoltre non accedono a ruoli manageriali e si trovano a svolgere mansioni di livello inferiore rispetto alle proprie competenze e al proprio titolo di studio. ‘A Bruxelles – continua Gualmini - abbiamo messo nero su bianco gli impegni che deve rispettare la Commissione Europea per riparare a questa ingiustizia sociale attraverso la strategia per l’uguaglianza di genere. In particolare stiamo lavorando sulla trasparenza salariale, in modo che le eventuali discriminazioni siano immediatamente individuabili, e sui divari pensionistici tra uomini e donne. Ricordiamoci che la crisi che stiamo vivendo ha un impatto drammatico, soprattutto per le donne’. Secondo i dati Istat infatti a livello nazionale tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, sono state 470 mila le donne che hanno perso l’occupazione e su 100 posti di lavoro persi, quelli femminili rappresentano il 55,9%. Anche in Emilia-Romagna nel secondo trimestre 2020 a fronte dei 68.000 posti di lavoro persi, 52.000 sono al femminile.
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