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05 Maggio 2026
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Medolla, tampone negativo ma in attesa dei documenti non potevano tornare a scuola e al lavoro

MEDOLLA -  Tampone negativo ma in attesa dei documenti non potevano tornare a scuola e al lavoro. E' quanto accaduto a una famiglia di Medolla dove la madre, 45enne dirigente di un'azienda del biomedicale, il figlio universitario di 21 anni e la figlia più piccola di 11 che va alle medie sono rimasti diversi bloccati in casa in una quarantena in cui per diversi giorni sono mancati i documenti necessari a far attivare un percorso o altro. Incertezza in una situazione paradossale: mai avuto il Coronavirus, tampone negativo, quarantena precauzionale ma nessuno poteva tornare al lavoro o a scuola, e la bimba non poteva neanche avere la didattica a distanza. Tutto inizia un paio di settimane fa. Il 21enne scopre che un suo conoscente ha preso il Coronavirus, e quindi, essendo entrato in contatto indiretto con un positivo, chiama il suo medico di base. Il dottore lo manda a fare il tampone al drive through di Mirandola martedì 3 novembre. Passano 5 giorni, in cui già il giovane e la famiglia di propria spontanea volontà si mettono in autoisolamento, e sabato 8 novembre arriva l'esito: il ragazzo è positivo al Coronavirus. La notizia della positività del 21enne la dà l'Ausl con un sms.   Nel messaggio l'Ausl dispone l'isolamento anche per i conviventi del 21enne, e per tutti i dettagli rimanda a una mail, che però non è arrivata. Perchè è importante questa comunicazione? Lo vedremo presto. La notizia della positività del ragazzo viene subito riferita al medico di famiglia il quale dispone dunque due tamponi ai conviventi, alla madre e alla sorella. Le due smettono anche di andare a scuola e al lavoro e proprio non escono più di casa. Il tampone lo fanno presto, lunedì 9, ed è arrivata la risposta venerdì 13 novembre. Madre e figlia sono negative. E il fratello? Non si sa nulla: la legge prescrive che ai positivi venga fatto un secondo tampone 10 dieci giorni dopo il primo, ma 10 giorni sono passati e nessuno l'ha chiamato nè ha dato un appuntamento per un tampone o anche solo un controllo. Madre e figlia però possono tornare alla loro vita dopo aver fatto i salti mortali per arragiarsi tra telelavoro e la spesa fatta lasciare sul pianerottolo dagli amici. In teoria dopo 14 giorni dal tampone positivo del convivente (quindi martedì 17) possono farlo, In pratica no. Perché, così come la madre per tornare al lavoro aveva bisogno di un certificato sanitario, per tornare a scuola la bambina aveva bisogno di un certificato dell'Ausl che attestasse la negatività. Proprio quello che mancava. Né poteva fare un documento del genere la pediatra, anche una cosa semplice come due righe che attestassero che la bimba ha  fatto il tampone ed è negativo e che sono passati 14 giorni, perchè solo il dipartimento di sanitàpubblica può farlo. L'Ausl ha battuto un colpo dopo decine e decine di telefonate al call center della sanità pubblica per far gestire la pratica, in cui partiva sempre la segreteria, la quale spiegava che la lista di telefonate in attesa aveva superato il limite massimo e invitava a riprovare più tardi. Ma qual è stato il probelma? Restare a casa ancora oltre i dieci giorni di quarantena volontaria, ok, va bene, Ma la bimba non può perdere le lezioni. Paradossalmente, per far partire la dad, didattica a distanza, per l'undicenne serve analogo documento Ausl che attesti che è in isolamento, sennò niente, l'aggiornamento di quel che si fa in classe è affidato al buon cuore dei singoli insegnanti e alla disponibilità dei compagni di classe. Analogo documento Ausl serve anche per far partire tutta una serie di servizi di sostegno alla famiglia (spesa, consegna farmaci da parte dei volontari) e di cautela per la sanità pubblica. A partire dalla raccolta della spazzatura: chi è in quarantena non deve più fare la differenziata e raccogliere tutto nel sacco nero. Ma se Aimag non riceve comunicazioni ufficiali, non manda la raccolta. Con tutte le conseguenze del caso.    

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