Coronavirus, parlano i medici modenesi: “Noi stanchi, rendetevi conto di quel che sta accadendo”
Nelle terapie intensive modenesi ci sono oggi 55 pazienti, a marzo, quando ci fu il picco, furono 66. Ora la crescita è più lenta ma inesorabile, ci sono circa due nuovi pazienti al giorno ricoverati tra Baggiovara e Policlinico. Ma il problema è quello degli spazi e delle risorse: se si devono allargare quelli per il Coronavirus, si riducono quelli per tutte le altre patologie. Per cui, chi va in giro senza mascherina dicendo "Ma tanto dopo il nonno non lo vedo", deve capire che se il virus si diffonde non è possibile dare cure per altre cose. E se gli anziani ormai hanno capito come proteggersi, la stessa cosa non si può dire per i giovani adulti: si è abbassata l'età media dei contagiati, sono i 30 e i 40enni adesso ad arrivare sempre più spesso in ospedale.
E i medici? Sono stanchi, dopo lo tsunami della primavera ora sono di nuovo in trincea. Rispetto alla prima ondata, l'esperienza aiuta dal punto di vista clinico, si conosce molto di più la patologia e quindi anche i trattamenti che vengono fatti. Senz'altro è un grosso vantaggio nella battaglia contro il virus, ora i pazienti vengono intercettati più velocemente e questo porta a un miglioramento della prognosi. Anche se la gravità in Terapia intensiva è critica, e non ci sono differenze rispetto a qualche mese fa. E' quanto ermerge dallo spazio che i medici modenesi dell'azienda ospedaliera e del Policlinico mettono a disposizone della comunicazione coi cittadini.
La parola ai professionisti - Terapie Intensive
Abbiamo posto le seguenti domande, alla dottoressa Elisabetta Bertellini, Direttore della Terapia Intensiva dell’Ospedale Civile e al prof. Massimo Girardis, Direttore della Terapia Intensiva del Policlinico di Modena.
- Quale periodo del primo lockdown è paragonabile la situazione attuale?
- I posti non covid sono sufficienti per le urgenze?
- Che differenza c'è tra prima e seconda ondata dal punto di vista delle terapie intensive?
- Per quanto pensate dovremo ancora convivere con questo virus? Saranno sufficienti i vaccini ora in sperimentazione per debellarlo completamente?
- Come è cambiata la gestione dei casi gravi tra marzo e oggi. Se ci sono novità nell’utilizzo delle tecnologie, dei farmaci e se possibile performance di successo (rapporto paziente/guariti)
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