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06 Maggio 2026
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Danni alle coltivazioni e rischio idrogeologico provocato da nutrie, specie ‘fossorie’ e ungulati

Una convivenza non sempre facile, quella con gli animali selvatici. A causa dei danni ingenti provocati all’agricoltura e alle infrastrutture stradali da alcune specie, nutria in primis. E non sembrano bastare i piani di limitazione predisposti dalle Province e dalle Regioni per garantire quell’equilibrio necessario tra specie diverse a scongiurare appunto i danni alle coltivazioni, lo smottamento delle strade di campagna e il cedimento di quelle vicine ai corsi d’acqua, con evidenti pericoli per la circolazione e l’incolumità di tutti i cittadini. Proprio per questo l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, ha scritto al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio, Sergio Costa, avanzando tre richieste urgenti: un piano nazionale della nutria e una strategia complessiva per le cosiddette specie ‘fossorie’ (nutrie, volpi, tassi e istrici), oltre a misure per il lupo e gli ungulati, adeguate risorse per sostenere le azioni preventive e di contenimento e, infine, un confronto ad hoc tra istituzioni in sede di conferenza Stato-Regioni. Per quanto riguarda le nutrieMammi precisa che “Nonostante l’intensa attività condotta dai Comandi di Polizia Provinciale, in particolare nella provincia di Ferrara dove il problema è più sentito, non è stato possibile in questi anni superare le criticità dovute alla presenza della specie, che non riguardano solo gli ingenti danni alle coltivazioni agricole, non più risarcibili a seguito dell’esclusione della specie dalla fauna selvatica oggetto della legge n. 157/92, ma anche gli smottamenti delle carraie interpoderali prospicenti ai corsi d’acqua, con casi di ribaltamenti di trattori agricoli, nonché il cedimento delle carreggiate stradali e altri pericoli per la circolazione e la pubblica incolumità”. I piani di limitazione si sono infatti rivelati insufficienti ad affrontare il problema in modo risolutivo. “Il rischio idrogeologico in un territorio come quello regionale- continua l’assessore-, e ancor di più nel ferrarese che per il 44% è collocato sotto il livello del mare, viene continuamente amplificato dalla frequenza e profondità delle tane scavate sugli argini”. Inoltre, si registra sempre più un fenomeno progressivo di migrazione delle nutrie verso i centri abitati e i canali di scolo a ridosso delle principali infrastrutture stradali. “Questa migrazione- spiega Mammi- ostacola il contenimento che le Amministrazioni comunali vorrebbero effettuare e gli animali, non avendo naturali predatori, proliferano in maniera esponenziale, stante l’impossibilità di adottare efficaci mezzi di contenimento. Peraltro, segnalo che l’esiguità numerica degli apparati di Polizia locale provinciale non consente comunque di affrontare efficacemente questa emergenza”. Da qui la richiesta di approvare “un piano nazionale della nutria che è già stato a lungo oggetto di consultazione anche con le Regioni, valutando tuttavia l’opportunità di integrarlo con la possibilità di utilizzare, anche in via sperimentale, strumenti straordinari e maggiormente efficaci di quelli disponibili fino a oggi e prevedendo nello stesso tempo risorse adeguate per le Regioni e i comuni per un’idonea attuazione”. Inoltre, Mammi chiede di “valutare con la dovuta attenzione una strategia complessiva sulle specie “fossorie” nel loro insieme, per le zone dove la presenza di scavi nelle arginature rappresenta un problema per la sicurezza idraulica e conseguentemente per l’incolumità pubblica, come ampiamente dimostrato dalle recenti alluvioni che si sono verificate in molte parti del territorio regionale ma soprattutto nel modenese. Anche in questo caso, pur trattandosi in parte di specie protette, ritengo opportuno che sia individuata una strategia preventiva per scongiurare i cedimenti arginali e le conseguenti esondazioni”. Per quanto riguarda il lupo, l’assessore auspica che “possa essere approvato quanto prima il ‘Piano d’azione nazionale’ di cui si discute da diversi anni, chiedendo tuttavia di inserire nel piano stesso l’emergente tematica dei lupi ‘confidenti’ che sempre più spesso si avvicinano alle zone fortemente antropizzate e che creano ostilità e paura nei confronti della specie. Ritengo opportuno che si individuino in ambito nazionale le strategie di approccio, il monitoraggio della loro presenza, delle eventuali modificazioni comportamentali e degli eventuali metodi “dissuasivi” da poter adottare così come avviene in altri Stati”. Infine, a proposito dei danni provocati da ungulati e in particolare dal cinghiale, l’assessore ritiene “non più rinviabili alcune modifiche legislative che consentano soluzioni più adeguate ai tempi e che accompagnino il lavoro di Regioni e polizie provinciali che sono sempre più in difficoltà di fronte all’aumento del numero di esemplari e della forte riduzione sia del personale delle Province che dei cacciatori”. “Anche in questo caso- prosegue Mammi-, appare indispensabile un intervento del Governo per mettere a disposizione adeguate risorse per indennizzare gli agricoltori danneggiati e per far fronte alla difficile gestione faunistica”. Tutti problemi comuni a molti territori regionali e che pertanto rendono necessario, chiude Mammi “un confronto anche nell’ambito della Commissione Politiche agricole della conferenza Stato-Regioni”.

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