Caccia la via, un centinaio di cacciatori controllati, sei verbali
Sono oltre un centinaio i cacciatori controllati dalla Polizia provinciale, in occasione della giornata di apertura della caccia alla selvaggina stanziale che si è svolta domenica 20 settembre.
In tutta la provincia sono stati emessi sei verbali: per il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, il mancato utilizzo degli indumenti ad alta visibilità e il passaggio vietato in un frutteto con impianto di irrigazione.
Come sottolinea Patrizia Gambarini, comandante della Polizia provinciale, «Complessivamente i controlli sui carnieri hanno consentito di verificare il sostanziale rispetto delle regole e limitazioni previste dal calendario venatorio con una buona l'affluenza dei cacciatori, favorita anche dal bel tempo»
In tutto il territorio provinciale, la caccia alla selvaggina stanziale come lepri e fagiani, coinvolge quasi tre mila cacciatori modenesi, più un migliaio di doppiette provenienti da altre province.
Nell'ambito dell'attività di controllo del territorio, i 15 agenti della Polizia provinciale in servizio, coadiuvati da circa 70 guardie volontarie, hanno effettuato in Appennino diversi controlli sulla raccolta dei funghi, in accordo con l'Ente parchi Emilia centrale, con un verbale per la mancanza del tesserino obbligatorio.
Anche durante l'attività venatoria si devono rispettare le regole anti Covid-19 che impongono l'obbligo di indossare la mascherina durante i controlli e in tutte le situazioni dove non è garantito il distanziamento.
Al numero 059 209525, a disposizione dei cittadini tutti i giorni dalle ore 6,30 alle 18,30, per segnalare eventuale irregolarità, nel fine settimana scorso sono arrivate una decina di chiamate, in buona parte dovute alle distanze di sicurezza; il mancato rispetto da parte dei cacciatori della distanza di 50 metri dalle strade e 100 per le case viene punito con una sanzione di 206 euro.
Gli agenti controllano anche il rispetto del regime di divieto di caccia nelle aree protette (circa 60 mila ettari), in quelle parti di campagna che i Comuni hanno dedicato allo sviluppo dei piani regolatori, in cui è vietato cacciare, e nelle aree rurali vicino ai centri abitati dove i sindaci hanno vietato la caccia.
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