Imprese in Emilia-Romagna: crollano iscrizioni e cessazioni
Gli effetti della pandemia appaiono dall’esame dei flussi disaggregati: le iscrizioni sono cadute, ma più ancora le cessazioni. E’ un nuovo minimo assoluto. La più ampia riduzione è delle imprese del commercio (-1.691), segue quella dell’agricoltura (-1.069), ben più staccate le perdite nella manifattura, nel trasporto e magazzinaggio e nell’alloggio e ristorazione. Il complesso dei servizi contiene la flessione (-0,5 per cento) e dal suo interno giungono gli unici segnali positivi, in particolare dall’immobiliare e dai servizi di supporto alle imprese.
Unioncamere Emilia-Romagna ha elaborato i dati del Registro imprese delle Camere di commercio. Per ora, gli effetti della pandemia appaiono macroscopicamente evidenti solo se si esaminano separatamente i flussi dell’anagrafe delle imprese, ma non ancora nei saldi. Rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, le iscrizioni sono crollate (3.880), ma la caduta delle cessazioni è stata più rilevante (2.737), entrambe fissano un nuovo minimo assoluto. Per questa ragione la nati-mortalità è risultata positiva, ma il saldo si è ulteriormente ridotto.
Le imprese attive rendono la misura dell’effettiva capacità della base imprenditoriale. A fine giugno, le imprese attive erano 398.315, mai così poche, con una diminuzione pari a 2.911 unità (-0,7 per cento) rispetto al termine dello stesso trimestre dello scorso anno. La perdita è risultata leggermente più contenuta rispetto a quella riferita allo stesso trimestre dello scorso anno (-3.178 unità, -0,8 per cento). Gli effetti negativi della pandemia non emergono ancora dalla sola analisi della variazione dello stock delle imprese, richiederanno tempo per manifestarsi. A livello nazionale le imprese attive hanno subito una flessione più contenuta (-0,2 per cento).
I settori di attività economica. La base imprenditoriale regionale si è ridotta in tutti i macrosettori, più rapidamente in agricoltura, in misura poco più contenuta nell’industria, leggermente nell’aggregato dei servizi mentre resta quasi invariata nelle costruzioni. In dettaglio, l’insieme del commercio all'ingrosso e al dettaglio e della riparazione di autoveicoli e motocicli subisce una notevole flessione delle imprese (-1.691 unità, -1,9 per cento). La base imprenditoriale dell’agricoltura, silvicoltura e pesca si riduce di 1.069 unità (-1,9 per cento). L’industria perde 613 imprese (-1,0 per cento), con un leggero contenimento della tendenza negativa (-1,4 per cento), che è però al massimo degli ultimi 3 anni per il secondo trimestre. Ulteriori segni rossi sono dati dalla perdita di 308 imprese del settore del trasporto e magazzinaggio e di 258 imprese nei servizi di alloggio e ristorazione. Segnali positivi vengono solo dagli altri settori dei servizi. I principali giungono dalle imprese dell’immobiliare (269 unità, +1,0 per cento) e dall’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese (+268 unità, +2,1 per cento).
La forma giuridica. Si confermano gli andamenti nettamente divergenti anche per le tipologie di forma giuridica delle imprese. La riduzione della base imprenditoriale è stata determinata dall’andamento negativo delle ditte individuali, scese di 3.133 unità (-1,4 per cento), e dalla riduzione più rapida delle società di persone (1.977 unità, -2,6 per cento). Queste ultime risentono in negativo dell’attrattività della normativa sulle società a responsabilità limitata, che sostiene invece l’aumento tendenziale delle società di capitale (+2.343 unità, +2,6 per cento), tutte variazioni più contenute rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
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