Coronavirus, indice Rt dell’Emilia-Romagna a 1,28: “E’ l’effetto dei focolai bolognesi, ora sotto controllo”
Secondo i dati resi noti dal Ministero della Salute, l’indice Rt dell’Emilia-Romagna, che misura il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure decise per contenere la malattia, si attesta all’1,28%, oltre il livello di guardia fissato a 1, nel periodo 22/28 giugno.
Secondo i sanitari, l’indicatore Rt dell’Emilia-Romagna fotografa una situazione che, in larga parte, fa capo ai focolai che si sono manifestati a Bologna la scorsa settimana. Pur trattandosi di un numero di casi relativamente modesto in termini assoluti, è un fenomeno che è stato fortemente presidiato dai servizi sanitari, che lo hanno circoscritto e contenuto.
“Non siamo certo noi a sottovalutare ogni segnale che ci indica come sia sempre necessario non abbassare mai la guardia- commenta l’assessore regionale alla Salute, Raffaele Donini- e non ci facciamo trovare sguarniti. E proprio in occasione dei focolai che si sono creati nel bolognese, abbiamo dimostrato come abbia reagito, presto e bene, la macchina della sanità pubblica”
E’ lo stesso report dell'Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute, che riporta i dati relativi all’Rt, ad affermare che “le stime Rt tendono a fluttuare in alcune Regioni e province autonome in relazione alla comparsa di focolai di trasmissione che vengono successivamente contenuti. Si osservano, pertanto, stime superiori ad 1 in Regioni dove si sono verificati recenti focolai. Persiste l'assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali”.
“Nei giorni scorsi abbiamo incontrato i sindaci della Riviera- spiega ancora Donini- e con loro abbiamo convenuto una serie di azioni per continuare a sensibilizzare i cittadini ad un comportamento che eviti il rischio di contagio, oltre ad un aumento dei controlli. E abbiamo chiesto alle autorità competenti di vigilare affinché tutti i passeggeri indossino la mascherina e non vi siano passeggeri in piedi".
Per quanto riguarda il settore produttivo, Donini ricorda che “abbiamo invitato le aziende a effettuare i test sierologici ai propri dipendenti, dato che questo ci consente di individuare in maniera tempestiva i casi asintomatici, dando poi il via - ove necessario - alle azioni di isolamento e successivo tampone di verifica”.
“Dato che il rischio zero non esiste- conclude Donini- e dato che non possiamo permetterci un altro lockdown, raccomandiamo a tutti di osservare sempre con scrupolo tutte le indicazioni di comportamento già note, più volte raccomandate, che evitino il rischio del contagio. A noi spetta il compito certamente impegnativo, ma finora assolto grazie alla competenza e alla professionalità della sanità pubblica, di individuare tempestivamente e circoscrivere gli eventuali focolai"
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