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02 Maggio 2026
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Dfp, l’Istat risponde dopo le polemiche: “Nostro ruolo autonomo e indipendente, segue regole Ue”

(Adnkronos) - Il ruolo dell'Istat è "autonomo e indipendente". E' questa la rivendicazione del presidente dell'Istituto, Francesco Maria Chelli, oggi in audizione sul Dfp davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato a Montecitorio, dopo le critiche all’ente di statistica arrivate nei giorni scorsi dal governo. "Il processo di validazione dei conti di finanza pubblica prodotti dall’Istat da parte delle istituzioni comunitarie - ha spiegato Chelli - segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei" mentre l’Istat, "pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica, come la Banca d’Italia e il ministero dell'Economia, assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali". "Tutto il processo statistrico è soggetto a revisioni pianificate e codificate" ed Eurostat "monitora qusete revisioni", ha poi detto rispondendo alle domande durante l'audizione, in merito alle polemiche pre-Dfp che hanno coinvolto l'ufficio di statistica. Nel ribadire "l'indipendenza dell'istituto", il rappresentante ha sottolineato che "collaboriamo con la Ragioneria generale dello Stato ma la valutazione finale è dell'Istat". Il processo di revisione di tutte le stime "è codificato, noi abbiamo un calendario e le revisioni possiamo farle quando è consentito farlo, sia per il pil che per le finanze pubbliche e noi abbiamo seguito tassativamente" il calendario.   Per uscire dalla procedura Ue sarebbe stato necessario un deficit-pil al "2,94%, unico valore che avrebbe portato il paese fuori dalla Pde", replicano quindi rappresentanti Istat in audizione sul Documento di finanza pubblica a una domanda sulla querelle dei decimali che ha dominato il dibattito dell'ultimo mese, spiegando che la variazione del denominatore del pil che avrebbe consentito di andare sotto la soglia del 3% "è molto alta".   "Le informazioni congiunturali disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento, sembrano confermare una dinamica meno positiva per l’economia italiana rispetto a quanto rilevato nell’ultimo trimestre", al +0,3%, ha detto Chelli, spiegando che la stima preliminare del primo trimestre arriverà giovedì. "Nel 2025 il Pil in volume è aumentato dello 0,5%, grazie all’accelerazione osservata nella seconda parte dell’anno e al contributo della domanda interna al netto delle scorte. Nell’ultimo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,3% (dopo +0,2% nel terzo), razie al contributo della variazione delle scorte e degli investimenti e nonostante uello negativo della domanda estera netta. La domanda interna è stata sostenuta dal lieve aumento della spesa delle famiglie residenti e ISP (+0,1%) e delle AP (+0,2%) e soprattutto dalla crescita degli investimenti (+0,9%), trainati da quelli in abitazioni (+7,1%). Dal lato dell’offerta, andamenti congiunturali positivi si sono registrati nel valore aggiunto dell’industria in senso stretto (+0,6%) e delle costruzioni (+1,4%), nei servizi l’aumento è stato più contenuto (+0,1%). Stante la ripresa osservata nella seconda metà del 2025, la variazione acquisita del Pil per l’anno in corso – la crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei quattro trimestri del 2026 – risulta pari allo 0,3%, afferma Chelli.   Tra il 2021 e il 2025 "le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali: la riduzione è stata più contenuta nel comparto industriale (-5,4%) e nell’agricoltura (-6,8%) e più marcata nei servizi privati (-9,4%) e nella pa (-9%)", hanno spiegato ancora i rapprensentanti Istat.   "Le restrizioni tariffarie statunitensi sembrano aver avuto, per ora, un effetto inferiore alle attese sull’andamento delle esportazioni e sull’orientamento strategico delle imprese sui mercati esteri. L’imposizione di dazi più elevati ha comunque prodotto effetti penalizzanti sulle vendite oltreoceano, che in assenza delle nuove misure avrebbero potuto registrare una dinamica migliore", le parole di Chelli, sottolineando che "nel 2025 l’interscambio commerciale dell’Italia ha evidenziato un’inaspettata resilienza rispetto alla forte instabilità che ha caratterizzato i mercati internazionali nel corso dell’anno".   Come spiega il presidente, le revisioni nelle stime Istat sui conti "riflettono il naturale processo di affinamento delle stime". "Le evidenze risultano pienamente coerenti con quanto già diffuso a livello nazionale il 3 aprile, confermando il quadro di finanza pubblica per il quadriennio. I dati presentano invece alcune revisioni rispetto a quanto diffuso dall’Istat il 2 marzo secondo il calendario annuale dei comunicati stampa dell’Istituto. Le revisioni - dice - occorse riflettono il naturale processo di affinamento delle stime connesso alla trasmissione dei dati di notifica al 31 marzo, nell’ambito del quale il paese è tenuto a fornire un quadro completo e aggiornato delle statistiche di finanza pubblica sulla base delle informazioni disponibili a tale data; in questa finestra vengono infatti recepite, a parità di metodologie e definizioni adottate, eventuali ulteriori informazioni relative a fenomeni per i quali la disponibilità più completa dei dati può intervenire successivamente alla diffusione dei conti nazionali di inizio marzo".   Le stime sui conti sono "complete, sebbene non ancora definitive per la fisiologica stabilizzazione" del dato sul superbonus, aggiunge il presidente Istat. "L’attuale versione dei conti acquisisce, in particolare, le più recenti evidenze sulle cessioni dei crediti d’imposta connessi al Superbonus per le spese sostenute nel corso del 2025. La normativa aveva infatti indicato il 16 marzo 2026 come data ultima per comunicare all’Agenzia delle Entrate la scelta di avvalersi della cessione del credito o dello sconto in fattura per le spese Superbonus sostenute nel 2025", afferma. "Le informazioni inserite sono pertanto complete, sebbene non ancora definitive per la fisiologica stabilizzazione del dato relativo alla cessione dei crediti possibile nei prossimi mesi. L’Agenzia delle Entrate ha inoltre comunicato all’Istat di avere, nei primi mesi del 2026, intensificato l’attività di controllo dei crediti ceduti rilevando un aumento rispetto agli anni precedenti delle irregolarità delle comunicazioni di cessione che ha condotto allo scarto e/o alla sospensione preventiva di un importo rilevante dei crediti. Tali irregolarità sono state considerate nella stima della spesa per Superbonus inclusa nel conto delle ap, notificato a Eurostat il 31 marzo". La spesa per il 2025, di poco inferiore a 8,4 miliardi, spiega, "è pertanto in linea con il valore dei crediti ceduti, comunicati all’Agenzia fino alla scadenza prevista del 16 marzo 2026, e depurati di tutte le irregolarità comunicate dall’Agenzia all’Istat".   A febbraio 2026 l'Istat stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti in termini congiunturali dello 0,6% in valore e diminuisca dello 0,1% in volume. Si registrano flessioni sul mercato interno (-0,2% in valore e -0,7% in volume) ed incrementi su quello estero (+1,9% in valore e +1,0% in volume). Su base annua il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento in valore (+0,5%) ed in volume (+0,1%), sintesi di una crescita dello 0,4% in valore e dello 0,5% in volume sul mercato interno e di un incremento dello 0,7% in valore e di una flessione di analoga intensità in volume sul mercato estero. A livelo congiunturale per il settore dei servizi l'Istat stima una diminuzione in termini congiunturali dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume, con una dinamica negativa nel commercio all’ingrosso (-0,2% in valore e -0,7% in volume) e una variazione nulla in valore e una diminuzione dello 0,2% in volume negli altri servizi.Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano a febbraio un aumento congiunturale per i beni strumentali (+1,8%) e per i beni di consumo (+0,8%), mentre risultano in diminuzione i beni intermedi (-0,6%) e l’energia (-1,4%). Nel trimestre dicembre 2025 - febbraio 2026, in termini congiunturali, il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenta in valore (+0,3%) e diminuisce in volume (-0,1%). Nello stesso arco temporale, per i servizi, si rileva un incremento dello 0,8% in valore e una variazione nulla in volume. Per il settore dei servizi, al netto degli effetti di calendario, l'istituto rileva incrementi tendenziali del 2,4% in valore e dello 0,6% in volume. Variazioni positive si registrano sia nel commercio all’ingrosso (+2,5% in valore e +2,2% in volume), sia negli altri servizi (+2,3% in valore e +0,4% in volume). I giorni lavorativi di calendario nel mese di febbraio 2026 sono stati 20, come a febbraio 2025. Gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano, su base annua, un marcato calo per l’energia (-11,3%), mentre si osservano incrementi moderati per i beni strumentali (+2,0%) e per i beni intermedi (+1,6%) e una sostanziale stazionarietà per i beni di consumo (+0,1%).   ---politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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