Progetto P.E.R.A., dentro il laboratorio scuola-impresa: a Ravarino l’orientamento comincia dalle medie
RAVARINO – Non solo una collaborazione tra scuola e imprese, ma un vero cambio di paradigma nel modo di fare orientamento. Il progetto P.E.R.A., già presentato nei giorni scorsi come nuova esperienza che porta le aziende locali nelle classi della scuola secondaria di primo grado “Tina Anselmi”, rappresenta un passaggio culturale prima ancora che organizzativo: l’idea che il dialogo tra formazione e mondo produttivo possa iniziare già alle medie, in modo strutturato e consapevole.
L’iniziativa nasce dal Comune di Ravarino, ma si inserisce all’interno della cornice dell’Unione dei Comuni del Sorbara, a cui fanno capo i servizi scolastici. Questo significa che il progetto, pur partendo da una realtà locale precisa, ha un respiro territoriale più ampio e potenzialmente replicabile. Non è un episodio isolato, ma un tassello di una strategia che mira a rafforzare il legame tra scuola, imprese e comunità.
Dalle superiori alle medie: l’innovazione dell’orientamento precoce
Tradizionalmente, le collaborazioni strutturate tra imprese e sistema scolastico si sviluppano negli istituti superiori, spesso attraverso percorsi di alternanza o PCTO. P.E.R.A. anticipa questo incontro: porta l’esperienza diretta del mondo produttivo tra gli studenti delle medie, in una fase in cui stanno maturando le prime scelte consapevoli sul proprio futuro.
La didattica proposta non è meramente informativa. Non si tratta di “raccontare” cosa fanno le aziende, ma di coinvolgere i ragazzi in attività progettuali, laboratoriali, capaci di stimolare creatività, problem solving e capacità operative. Un approccio che richiama i principi del making e del thinking: imparare facendo, comprendere attraverso l’esperienza, progettare in modo concreto.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato offrire strumenti di orientamento, dall’altro innovare la metodologia didattica, integrando sempre più la dimensione pratica anche nell’orario curricolare del mattino.
T.ERRE: «Partiamo dai ragazzi per costruire i professionisti di domani»
Tra le aziende coinvolte c’è T.ERRE, realtà leader nel settore dei pali e delle fondazioni speciali. Il direttore generale Mario Zanardi non nasconde la dimensione strategica della scelta.
«Quando mi è stato proposto il progetto – spiega – ho aderito subito perché mi è sembrata una bella iniziativa. Poi ho iniziato a riflettere più a fondo: nel nostro settore cerchiamo ingegneri geotecnici e profili tecnici altamente specializzati che oggi sono difficili da reperire. Perché non cominciare a stimolare l’interesse già dalle scuole medie?».
Non si tratta di reclutamento, ma di semina culturale. «Far conoscere ai ragazzi che esistono settori come il nostro, spiegare cosa significa lavorare nelle fondazioni speciali, mostrare come la tecnica e l’ingegneria si traducano in opere concrete, può accendere curiosità e vocazioni. Io stesso sono molto curioso di vedere il risultato finale dei loro lavori: ho visto alcune slide e ho trovato spunti davvero interessanti».
Per T.ERRE, dunque, P.E.R.A. rappresenta un investimento sul capitale umano futuro, ma anche un’occasione per rafforzare il legame identitario con il territorio.
Conserve Italia: «Dal pomodoro alla passata, far capire cosa c’è dietro un prodotto»
Se T.ERRE porta in classe l’ingegneria delle fondazioni, Conserve Italia offre uno spaccato del mondo agroalimentare. Lo stabilimento di Ravarino è dedicato principalmente alla trasformazione del pomodoro: dal prodotto fresco alle passate e ai derivati che finiscono sugli scaffali.
«Vogliamo far comprendere ai ragazzi – spiegano i rappresentanti dell’azienda – che dietro un prodotto che trovano in tavola c’è un sistema complesso: controlli di qualità, sicurezza alimentare, aspetti nutrizionali, etichettatura, logistica».
Un percorso che non si limita alla dimensione tecnica, ma apre anche a riflessioni su filiera, sostenibilità e responsabilità d’impresa. E c’è un elemento chiave: il radicamento territoriale. «Molti dei nostri dipendenti vivono a Ravarino o nei comuni vicini. Far conoscere le opportunità professionali presenti a pochi chilometri da casa è un modo per rafforzare il legame tra giovani e territorio».
La scuola: «Un ponte strutturato tra formazione e lavoro»
Per la dirigente scolastica della “Tina Anselmi”, Federica Ansaloni, il valore del progetto è soprattutto pedagogico. «La straordinarietà sta nel fatto che le imprese coinvolte sono realtà locali, a chilometro zero. I ragazzi non ascoltano testimonianze astratte, ma entrano in contatto con aziende che fanno parte del loro contesto quotidiano».
L’orientamento, in questo senso, non è un momento isolato, ma un processo. «Aiutiamo gli studenti a comprendere quali competenze sono richieste oggi nel mondo del lavoro e quali percorsi di studio possono svilupparle. Non diamo risposte preconfezionate, ma strumenti per porsi domande più consapevoli».
A maggio è prevista la presentazione dei prodotti finali e una valutazione complessiva condivisa tra imprese, docenti e studenti. Se l’esperienza darà i risultati attesi, l’obiettivo è renderla strutturale, inserendola stabilmente nell’offerta formativa.
Una semina che guarda lontano
Tutti i protagonisti convergono su un’immagine: quella della semina. Come in agricoltura si pianta un seme e si attende con pazienza che cresca, così anche P.E.R.A. richiede tempo, continuità e convinzione.
Non è un progetto che produce effetti immediati e misurabili nel breve periodo. È un investimento culturale: sulla consapevolezza dei ragazzi, sulla capacità del territorio di fare sistema, sulla costruzione di percorsi di successo formativo e personale.
Se la sfida sarà vinta, P.E.R.A. potrebbe diventare non solo un’esperienza significativa per Ravarino, ma un modello replicabile di collaborazione stabile tra scuola e impresa, capace di coniugare innovazione didattica, orientamento precoce e sviluppo territoriale.
Come spiega la sindaca di Ravarino Maurizia Rebecchi:
«Il progetto coinvolge l’Unione dei Comuni del Sorbara perché, come è noto, i servizi scolastici sono stati trasferiti in Unione. Questo significa che non stiamo parlando di un’iniziativa isolata o circoscritta al solo Comune di Ravarino, ma di un percorso che si inserisce pienamente nella cornice normativa e organizzativa dell’intero territorio dell’Unione. È un aspetto per noi fondamentale: quando si parla di scuola e di formazione, non si può ragionare per compartimenti stagni. Serve una visione sovracomunale, capace di mettere a sistema risorse, competenze e opportunità.
P.E.R.A. nasce a Ravarino, ma ha fin dall’inizio un respiro più ampio. L’Unione rappresenta il livello istituzionale adeguato per dare stabilità e prospettiva a progetti come questo, evitando che restino esperienze episodiche. Lavorare in rete significa anche condividere buone pratiche e, in prospettiva, rendere replicabile il modello su un territorio più vasto.
C’è poi un elemento di forte innovazione che tengo particolarmente a sottolineare: il fatto che le aziende entrino in collaborazione con la scuola secondaria di primo grado. Sappiamo che, tradizionalmente, i rapporti strutturati tra imprese e sistema scolastico si concentrano sulle scuole superiori, quando le scelte di indirizzo sono già state compiute. Noi abbiamo voluto anticipare questo incontro.
Cominciare dalle medie è una scelta precisa, non casuale. È proprio in questa fase che i ragazzi iniziano a interrogarsi sul proprio futuro, sulle proprie inclinazioni, sulle proprie capacità. Offrire loro un contatto diretto con il mondo produttivo significa ampliare gli orizzonti, mostrare concretamente quali professionalità esistono sul territorio, far capire che dietro ogni azienda ci sono competenze, studio, impegno e innovazione.
La collaborazione con le imprese introduce anche una modalità didattica diversa rispetto a quella tradizionale. Non si tratta solo di ascoltare, ma di fare, progettare, sperimentare. Parliamo di una didattica centrata sul “saper fare”, sul making e sul thinking: un approccio che mette al centro le capacità progettuali, la creatività, la risoluzione dei problemi. È un cambio di prospettiva che vogliamo progressivamente integrare anche nell’orario curricolare del mattino, perché crediamo che teoria e pratica non debbano essere mondi separati.
Mi aspetto molto da questo progetto. Non lo considero un’iniziativa spot, ma l’inizio di un percorso. A maggio vedremo il prodotto finale del lavoro dei ragazzi e faremo una valutazione complessiva insieme alle imprese, alla scuola, ai docenti e agli studenti stessi. Se i risultati saranno positivi – come mi auguro – l’obiettivo è rendere questa esperienza strutturale, parte integrante dell’offerta formativa.
Naturalmente dobbiamo essere consapevoli che si tratta di una semina. Uso volutamente questa immagine, che richiama anche la nostra identità territoriale: in agricoltura si pianta un seme e si attende con pazienza che dia frutto. Non tutto si vede nell’immediato. Potrebbero volerci anni per misurare pienamente gli effetti di questo percorso.
Ma se crediamo davvero nell’importanza dell’orientamento, nel valore del legame tra scuola e territorio, nella necessità di offrire opportunità concrete ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze, allora questo è il modo giusto per procedere. Accompagnarli verso percorsi di successo formativo e personale significa investire nel futuro della nostra comunità. E quando crescono i giovani, cresce l’intero territorio.»

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