ITINERARI CURIOSI | La signora della locomotiva e il casello salvato dal tempo
di Francesca Monari
CREVALCORE - A Crevalcore, lungo il bordo della strada, sorge ancora il Casello 33 come un superstite gentile che resiste al correre degli anni. Ogni volta che ci passavo quel luogo mi attirava come un punto interrogativo nel paesaggio: un angolo di mondo che sembrava sussurrare una storia solo a chi avesse la pazienza di fermarsi ad ascoltare. È da questa curiosità insistente che nasce il nostro itinerario.
Lì dove un tempo correva la “Marianina”, il trenino che accompagnava le ragazze verso le risaie, il battito dei binari è ormai un’eco spenta. La linea Modena–Ferrara svanì nel 1956 tra rotaie smantellate e ghiaia sepolta sotto l’asfalto della modernità, eppure qualcosa ha saputo resistere. Questa storia non avrei potuto raccontarla se non fosse stato per una donna che ha scelto con ostinata tenerezza di non lasciarla andare.
Marisa Ruggeri, 84 anni e per tutti "la signora della locomotiva", ha trasformato quel casello nel suo personale scrigno di memorie. Da bambina aspettava qui il ritorno del padre seduta sul muretto con le gambe a penzoloni e l’orecchio teso a cogliere nel vento il fischio che annunciava il rientro a casa. Quando la ferrovia svanì quel luogo rimase a lungo come un guscio vuoto, un silenzioso relitto nel giardino del tempo.
Marisa però non ha mai smesso di sentirne il richiamo e anni dopo ha compiuto un gesto che sa di favola antica salvando la struttura dall’abbandono per accoglierla nel giardino di casa sua. Non si è fermata lì: ha cercato una vecchia locomotiva a carbone e dopo averla restaurata l’ha posata accanto ai muri di pietra come se fosse appena tornata da un viaggio lungo una vita intera.
Oggi varcare la soglia del suo giardino significa entrare in una dimensione sospesa dove la locomotiva scura e imponente sembra emanare ancora calore. Il casello con le finestre piccole e la porta segnata dal tempo racconta storie di attese e di esistenze corse via sui binari mentre Marisa accoglie i visitatori con la dedizione che si riserva a un segreto prezioso. Continua a cercare lanterne e vecchi strumenti ferroviari per arricchire questo angolo dove passato e presente si sfiorano senza lasciarsi mai.
Non è un museo ufficiale ma un luogo vivo che respira grazie alla tenacia di una donna e alla forza dei ricordi in un itinerario che non si percorre solo con i piedi ma con la capacità di ascoltare ciò che non fa più rumore. Il Casello 33 non è solo un edificio salvato ma la prova che la memoria quando trova qualcuno disposto a custodirla sa diventare più resistente del ferro.
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