Un libro racconta la mostra “Abitare il tempo”, dell’artista palestinese Taysir Batniji allestita a Modena
MODENA - Non troverai le cose vive come la loro immagine. È la traduzione del titolo del libro “You will find nothing alive like its own image” che racconta la mostra “Abitare il tempo”, la prima retrospettiva in Italia dell’artista palestinese Taysir Batniji allestita a Modena da Fondazione Ago, a cura di Daniele De Luigi, tra il 21 novembre 2025 e il 15 febbraio 2026. I versi sono del poeta palestinese Mahmud Darwish e introducono a un viaggio tra opere che, pur senza incedere sulla violenza, evocano l’orrore della guerra e assumono un valore universale.
La sofferenza è affrontata attraverso il filtro di una narrazione poetica, spesso venata di un’amara ironia. E l’attualità si intreccia con le memorie personali e familiari di un artista che da anni vive in Francia ma resta profondamente legato alla terra di origine da cui, però, è tenuto lontano da tempo.
Batniji, infatti, legge attraverso le sue vicende personali, a partire dall’esilio da Gaza dove è nato nel 1966, la storia collettiva di un popolo e di una terra. L’artista utilizza fotografia e video, disegno e pittura, scultura e installazione per dare vita a opere che esplorano il confine tra visibile e invisibile, materiale e immateriale, presenza e assenza e affrontano il trauma dello sradicamento e la rappresentazione della scomparsa.
Il volume, insieme alle immagini della mostra realizzate da Rolando Paolo Guerzoni, propone anche il testo originale “Gesto fantasma” di Karim Kattan, romanziere, saggista e poeta palestinese residente a Parigi.
In copertina una delle opere della serie “Remnants”: un ciclo di tele, proposto nel volume, che l’artista ha dipinto a olio partendo da screenshot sfuocati di immagini del genocidio della popolazione di Gaza ricevute a partire dall’ottobre 2023 tramite un canale Telegram. Il libro presenta anche il ciclo di opere “Out of the Blue”.
La postfazione del libro, edito da Viaindustriae, è della presidente di Fondazione Ago Donatella Pieri che sottolinea l’impegno a “far coesistere memoria, innovazione, riflessione e partecipazione” in un’epoca in cui la “rapidità delle immagini e delle informazioni rischia di cancellare le narrazioni più fragili”.
Daniele De Luigi, invece, ripercorre i temi sviluppati nelle opere di “Abitare il tempo” sottolineando come nel lavoro di Taysir Batniji la sostanza sia “la resistenza all’ingiustizia, la capacità di esprimere saldezza e pazienza, l’accettazione di una tristezza ordinaria e persistente accompagnata da un senso dell’ironia malinconico, i fragili desideri di cui è intrisa”.
Gli esempi che richiama sono le chiavi in vetro, copia ormai inutile delle chiavi di una casa che non esiste più, oppure le centinaia di fotografie di case a loro volta distrutte nel conflitto.
“Abitare il tempo – riflette De Luigi – è un modo di rispondere all’impossibilità di abitare lo spazio, di creare una dimensione che ricongiunga frammenti di esistenze disintegrate, di conservare la memoria, di avere consapevolezza della propria presenza nel mondo attraverso una pratica artistica meditativa”.
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