UE-Mercosur: la battaglia dei numeri e il fronte comune delle associazioni modenesi
MODENA – Dietro le proteste dei trattori cLhe hanno colorato di giallo, rosso e bandiere tricolori le strade emiliane, dove erano presenti anche diversi agricoltori della Bassa, c’è una contabilità precisa. Non si tratta solo di una resistenza ideologica, ma di una difesa basata sui dati tecnici che le associazioni di categoria – Coldiretti, Confagricoltura e CIA – stanno portando sui tavoli istituzionali per fermare, o quantomeno emendare, l’accordo con il blocco sudamericano.
Lo scacchiere delle importazioni: riso e zucchero sotto Lente
L'accordo prevede l'abbattimento progressivo dei dazi su volumi enormi di merci. Per la Pianura Padana, due voci preoccupano più di altre:
* Zucchero: Il Brasile è il primo produttore mondiale di canna da zucchero. L'accordo prevede l'ingresso di circa 190.000 tonnellate di zucchero a dazio zero. Per i bieticoltori della Bassa Modenese, questo significa competere con un prodotto che ha costi di produzione inferiori del 40%, spesso coltivato utilizzando glifosato e neonicotinoidi in modalità vietate dal regolamento UE.
* Riso: Sebbene la Bassa sia meno "risicola" rispetto al Vercellese, l'importazione agevolata di 60.000 tonnellate di riso dai paesi del Mercosur rischia di saturare il mercato interno, provocando un effetto domino sui prezzi di tutti i cereali da rotazione coltivati nel modenese.
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Le sigle agricole: tre voci, un unico allarme
Nonostante le storiche divergenze, sulla questione Mercosur le associazioni agricole del territorio modenese sembrano marciare compatte, pur con sfumature diverse:
| Coldiretti | Opposizione totale. | Denuncia il rischio di "falso Made in Italy" e la minaccia per la zootecnia da carne (il settore dei bovini da ingrasso). |
| Confagricoltura | Apertura prudente, ma solo con "reciprocità". | Punta sulla protezione delle filiere d'eccellenza (IGP/DOP) e sulla necessità di investire in tecnologia per competere. |
| CIA | Allarme sulla tenuta del reddito. | Focus sulla vulnerabilità delle piccole aziende a conduzione familiare, colonna portante dei comuni della Bassa. |
Il "principio di reciprocità": la nuova linea del Piave
La proposta che accomuna le associazioni modenesi è l'inserimento delle cosiddette "clausole specchio". L'idea è semplice ma radicale: non si può importare in Italia un prodotto che non rispetti al 100% le stesse norme ambientali, sociali e sanitarie imposte ai nostri agricoltori.
"Se un insetticida è vietato a Mirandola perché ritenuto pericoloso, non può essere permesso a San Paolo del Brasile per prodotti destinati alle nostre tavole," spiega un delegato sindacale locale.
L'export: l'altra faccia della medaglia
Bisogna però guardare al quadro completo. Alcune frange di Confagricoltura e le associazioni industriali ricordano che l'accordo abbatterebbe i dazi su molti prodotti modenesi in uscita. Il Parmigiano Reggiano e l'Aceto Balsamico Tradizionale, ad esempio, potrebbero trovare una protezione legale contro le imitazioni in Sud America (il fenomeno del "Parmesan" brasiliano) e un accesso semplificato a un mercato di 260 milioni di consumatori.
Il paradosso è tutto qui: l'accordo potrebbe avvantaggiare chi trasforma e imbottiglia le eccellenze, ma rischia di affossare chi produce la materia prima (latte e carne) nelle stalle della nostra pianura.
Verso una mobilitazione permanente?
Con il rinvio della ratifica a metà 2026, la sensazione è che la partita sia appena entrata nel vivo. Le associazioni modenesi stanno già pianificando una serie di tavoli tecnici con la Regione Emilia-Romagna per chiedere un "Fondo di Compensazione" territoriale, un paracadute economico nel caso in cui l'accordo entrasse in vigore senza le clausole specchio.
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