Stupro di San Damaso, il racconto della vittima: “Voleva strangolarmi perché l’avevo visto in faccia”
MODENA - "Da quel giorno la mia vita è cambiata, non vado più a correre, ho perso il lavoro e soffro di attacchi di panico, ma è importante denunciare".
Queste le parole della donna cinquantenne vittima della brutale aggressione avvenuta lo scorso 19 agosto lungo il percorso natura di San Damaso.
Rappresentata dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Peter Martinelli, la donna ha voluto raccontare il suo dramma, dopo che il presunto autore, un 20enne italiano di origini marocchine, è finito in carcere, raggiunto successivamente da una ulteriore ordinanza di custodia cautelare per altre due violenze sessuali tentate sempre nei confronti di donne.
Secondo gli avvocati che assistono la donna, il giovane ha preparato l'aggressione. Infatti, sarebbe uscito di casa con una corda, che poi ha stretto intorno al collo della vittima per violentarla.
Una vicenda drammatica, che ha scosso profondamente l'opinione pubblica e che oggi, attraverso la voce della protagonista, assume contorni ancora più terrificanti, ma anche di grande coraggio.
"Stavo correndo quando è spuntato da un cespuglio in sella alla bicicletta e mi ha fatto cadere con una spallata - ricorda la vittima -. Poi, si è buttato su di me, stringendomi le mani al collo e mettendomi un ginocchio sul petto. Ho perso i sensi e, quando mi sono ripresa, mi sono trovata dietro un cespuglio e mi ha violentata. Mi ha stretto la corda al collo dicendo che doveva uccidermi perché l'avevo visto in faccia. Un rumore ha distratto il mio aggressore e sono riuscita a fuggire. Sono arrivata ad una casa e ho chiesto aiuto".
La vita della donna è cambiata dopo il drammatico episodio, ma ha trovato il coraggio di denunciare ed ora si prepara al processo.
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