Stop agli abusi nella filiera agricola: l’Ue rafforza le regole contro ritardi nei pagamenti e ordini cancellati
L’Unione europea rafforza la tutela degli agricoltori contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva l’aggiornamento del regolamento che punta a contrastare comportamenti abusivi sempre più diffusi in un mercato integrato, dove circa il 20% dei prodotti agricoli e alimentari consumati in uno Stato membro proviene da un altro Paese dell’Unione.
Interventi anche senza denuncia
La principale novità è la possibilità per le autorità nazionali di intervenire anche in assenza di una denuncia formale da parte dei produttori. Finora, in molti casi, l’azione dipendeva dall’iniziativa degli agricoltori, spesso restii a esporsi per timore di ritorsioni commerciali.
Con il nuovo impianto, le amministrazioni potranno agire d’ufficio quando emergano elementi sufficienti, soprattutto nei casi transfrontalieri.
«Abbiamo trasformato quello che avrebbe potuto essere un semplice documento amministrativo in un potente atto di giustizia economica e sociale», ha dichiarato il relatore Stefano Bonaccini (Pd), sottolineando che l’obiettivo è impedire che gli agricoltori siano costretti a subire condizioni ingiuste imposte dai grandi acquirenti.
Cosa sono le pratiche commerciali sleali
Per pratiche commerciali sleali si intendono comportamenti con cui grandi catene della distribuzione o imprese di trasformazione sfruttano il proprio potere contrattuale per imporre condizioni svantaggiose ai fornitori.
Tra i casi più frequenti figurano:
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ritardi sistematici nei pagamenti, particolarmente gravi per i prodotti deperibili;
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cancellazione degli ordini con scarso preavviso quando la merce è già pronta;
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modifiche unilaterali di prezzi, quantità o standard qualitativi;
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richieste di contributi aggiuntivi per promozioni o accesso agli scaffali;
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trasferimento sui produttori del rischio dell’invenduto.
Quando questi comportamenti coinvolgono imprese stabilite in Paesi diversi, si parla di pratiche sleali transfrontaliere, proprio quelle che il nuovo regolamento intende colpire con strumenti più efficaci.
Cooperazione obbligatoria tra Stati e sanzioni eseguibili all’estero
Il testo introduce un sistema strutturato di assistenza reciproca tra le autorità nazionali. Gli Stati membri potranno scambiarsi informazioni, coordinare indagini e adottare misure esecutive in modo simultaneo nei casi che coinvolgono almeno tre Paesi.
Viene inoltre previsto che le sanzioni pecuniarie possano essere eseguite in un altro Stato membro qualora l’acquirente non disponga di beni sufficienti nel Paese che ha adottato la decisione, superando così gli ostacoli legati al principio di territorialità.
Un capitolo specifico riguarda anche gli operatori stabiliti fuori dall’Ue che acquistano prodotti sul mercato europeo: dovranno designare un punto di contatto nell’Unione per garantire la cooperazione con le autorità di controllo.
L’obiettivo è trasformare un sistema finora frammentato in un meccanismo coordinato a livello europeo, rendendo effettiva la tutela già prevista dal regolamento del 2019 e rafforzando in modo concreto la posizione dei produttori nella catena del valore agroalimentare.
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