Referendum sulla giustizia, serata partecipata e interessante a Camposanto: al centro separazione delle carriere e riforma del Csm
Sala Ariston occupata, pubblico attento e partecipe, oltre due ore di confronto serrato su alcuni dei nodi più delicati dell’assetto costituzionale italiano: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la riforma del Consiglio superiore della magistratura. L’incontro promosso dalla lista civica “Noi per Camposanto” ha confermato quanto il tema del referendum sulla giustizia sia sentito anche a livello locale, quando si entra nel merito delle ricadute concrete sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sul funzionamento del processo penale.
L’appuntamento è stato molto partecipato: la sala era piena e il pubblico ha seguito con grande attenzione ogni passaggio del dibattito.
Per oltre due ore si è discusso di temi tecnicamente complessi ma pregnanti per la vita costituzionale, cittadina e politica del Paese. Un confronto intenso e approfondito, che ha mostrato come proprio questioni percepite come “tecniche” e difficili incidano in realtà sull’architettura democratica.
A sostenere le ragioni del “No” alla separazione delle carriere sono intervenute la dottoressa Paola Campilongo e la dottoressa Carmela Sabatelli, sostitute procuratrici della Repubblica presso il Tribunale di Modena e componenti del comitato “Giusto dire di no”. Le magistrate hanno sottolineato come l’attuale assetto, fondato sull’unità della magistratura e sulla comune appartenenza a un unico ordine, rappresenti – a loro avviso – una garanzia di autonomia e indipendenza rispetto agli altri poteri dello Stato. Secondo questa impostazione, la riforma rischierebbe di alterare l’equilibrio costituzionale e di indebolire la cultura comune della giurisdizione.
Di segno opposto le argomentazioni degli avvocati Gianpaolo Ronsisvalle, presidente della Camera penale di Modena, e Guido Sola, già presidente della Camera penale, esponenti dei comitati per il “Sì”. Entrambi hanno richiamato il principio del giusto processo e la natura accusatoria del sistema penale italiano, sostenendo che una distinzione più netta tra funzione giudicante e requirente rafforzerebbe l’imparzialità del giudice e la parità delle parti. Per i sostenitori della riforma, la separazione delle carriere rappresenterebbe un’evoluzione coerente con il modello processuale vigente. Si è parlato anche della preoccupazione di tanti elettori di sinistra di votare "Si" a una riforma proposta dal governo di destra di Meloni e Nordio.
Nel corso della serata - smarcata dal chiasso del dibattito politico che spesso sfocia in caciara - è emerso con particolare forza anche il tema della riforma del Consiglio superiore della magistratura, meno presente nei confronti pubblici ma ritenuto da molti snodo centrale dell’intervento complessivo. La ridefinizione delle modalità di composizione e funzionamento del Csm è stata indicata come un passaggio determinante per comprendere gli effetti sistemici della riforma, in termini di garanzie, equilibri interni e rapporti tra magistratura e altri poteri dello Stato.
Avvocati e pubblici ministeri hanno portato non solo argomentazioni teoriche, ma anche la propria esperienza diretta nelle aule di giustizia, offrendo al pubblico un racconto concreto di ciò che cambierebbe – secondo le rispettive visioni – con l’approvazione della riforma. Il confronto ha toccato temi tecnici, dai meccanismi di autogoverno alla formazione, fino alla cultura professionale comune o differenziata tra giudicanti e requirenti.
Un elemento condiviso, pur nella netta divergenza delle posizioni, è stato il richiamo alla difesa della Costituzione. Da entrambi i fronti sono arrivate rassicurazioni sull’intento di preservare i principi fondamentali dell’ordinamento. Proprio questa convergenza sul valore della Carta, pur con letture differenti su quale sia la strada più coerente per tutelarla, ha dato spessore al dibattito.
Camposanto ha così offerto un esempio di partecipazione civica consapevole: una comunità che si interroga, ascolta e si confronta su questioni complesse ma decisive per la qualità della democrazia e per l’assetto futuro della giustizia italiana.
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